La famiglia di fronte ai cambiamenti

 

Juan Manuel Burgos

Publicado en «La Società», 1 (1996), pp. 97-111.

 

1. La famiglia tradizionale

2. La famiglia nucleare

3. La trasformazione della famiglia nucleare

4. I livelli di risposta

 

 

Uno sguardo alla situazione attuale della famiglia potrebbe destare innanzitutto un sentimento di confusione e di quasi smarrimento. Essa infatti, pur essendo ancora il modello prevalente a livello sociale, sembra immersa in un processo vertiginoso di cambiamenti culturali e sociali che, per lo più, non sembrano aiutarla. Questa situazione non è certamente una novità anche se i processi di cambiamento si possono essere accelerati nei recenti anni. Già 30 anni fa la Gaudium et spes[1] prendeva atto di queste trasformazioni e cercava di analizzarle, e in modo simile ha agito, più recentemente, la Familiaris Consortio[2].

Sarebbe quindi facile, da questa prospettiva, fare un passo in avanti e concludere che la famiglia si trova oggi in una situazione di profonda crisi sia dal punto di vista sociale che culturale. Anche se riteniamo che ciò sia per certi versi vero, ci sembra pure che questo sentimento di declino è frequentemente collegato a una mancanza di comprensione dei fenomeni che agiscono sulla famiglia. Questa oscurità agisce rafforzando il sentimento di impotenza di fronte alla complessità e radicalità dei cambiamenti. E in modo tale la sensazione di crisi ne esce potenziata.

Per ovviare in qualche modo a questa situazione riteniamo che possa essere utile disporre di una visione di insieme e delle principali linee di forza che hanno prodotto e producono questi cambiamenti e di alcune strade che potrebbero essere percorse per affrontarli. Nelle pagine seguenti cercheremo di realizzare quest’analisi. Essa non ha certamente una pretesa di completezza, tenuto conto della complessità dei fenomeni in gioco, ma vuole soltanto contribuire a dissipare quella oscurità alla quale abbiamo appena accennato.

1. La famiglia tradizionale

Per trovare l’origine degli odierni cambiamenti bisogna risalire abbastanza in dietro, fino alla cosiddetta famiglia tradizionale e alla sua trasformazione nella famiglia nucleare o moderna. Si ritiene generalmente, infatti, anche se è molto difficile stabilire parametri temporali e geografici precisi, che fino all’avvento dell’industrializzazione, in Europa abbia avuto la prevalenza una famiglia molto stabile e forte, legata al modo di vita agrario, che viene denominata appunto famiglia tradizionale o pre-moderna[3].

A prima vista potrebbe sembrare che, riportarsi così in dietro nel passato, non abbia una grossa utilità per chiarire l’attuale crisi, ma riteniamo che ciò sia utile per due motivi. Innanzitutto perché aiuta a comprendere meglio le caratteristiche dell’attuale tipo di vita famigliare, quello nucleare. Ma anche perché permette di vedere in concreto che la famiglia possiede una dimensione storica e culturale per cui ogni cambiamento non significa necessariamente crisi o scomparsa, ma soltanto modificazione di alcuni dei suoi elementi. Allo stesso modo che nei secoli scorsi essa è passata da tradizionale a nucleare, oggi saremo di fronte a un processo di trasformazione simile.

Vediamo dunque quali erano le caratteristiche di questo tipo di famiglia.

Essa era innanzitutto segnata dal carattere patriarcale e monarchico. Il padre era colui che comandava e tale comando era completo e assoluto; era inoltre numerosa ed estesa: c’erano molti figli e numerosi e intensi rapporti con i parenti, i quali abitavano frequentemente intorno alla casa del pater familiae, o erano comunque molto legati. E’ per questo tipo di rapporto che a volte si è parlato di famiglia-clan. La famiglia tradizionale era anche molto radicata nel luogo di residenza e nella società da parecchi punti di vista: economico, sociale e culturale, ecc.

Da un punto di vista sociologico si è solito esprimere queste proprietà tramite l’esplicitazione delle funzioni che essa espletava ed erano fondamentalmente le seguenti:

a) la famiglia era una unità di produzione economica (agricola o artigianale) e di consumo, il che era dovuto al fatto che famiglia e lavoro erano strettamente legati: si lavorava nella famiglia, con la proprietà della famiglia e con i membri della famiglia. Ciò rendeva questa istituzione molto importante da un punto di vista sociale perché in essa risiedeva buona parte della capacità produttiva della società e della sua ricchezza, patrimoniale e non. Aveva inoltre l’effetto di legare molto intensamente i membri della famiglia. Basti pensare, per esempio, che a causa di questa struttura essi si trovavano molto tempo insieme e la professione si imparava all’interno della propria famiglia e dal proprio genitore.

b) era la principale trasmettente dei valori culturali e religiosi. Le persone si educavano soltanto o principalmente nella famiglia, e lì pure si trasmettevano i valori culturali (lingua, consuetudini, ecc.) da una generazione all’altra. Essendo d’altra parte la cultura contadina tendenzialmente tradizionale, questa trasmissione di valori era particolarmente stabile e solida.

c) era il luogo della socializzazione primaria e secondaria e dell’integrazione sociale dei soggetti. Nella famiglia la persona imparava ed acquistava le conoscenze e capacità necessarie per entrare in rapporto con gli altri sia a livello primario che secondario. Essa fungeva inoltre da essenziale elemento integratore e stabilizzatore per il posizionamento del soggetto nella società.

Queste erano, per sommi capi, le caratteristiche principali di questo tipo di famiglia, e da esse è possibile tirare fuori, a modo di riassunto, le seguenti conclusioni:

1) in queste società la famiglia aveva un’importanza centrale sia dal punto di vista della formazione dei soggetti, sia per quanto riguarda la stessa strutturazione di importanti elementi sociali come la ricchezza, i mezzi di produzione, la formazione delle professione e delle classi sociali, ecc.

2) ciò fa sì che la famiglia fossi vista non come qualcosa di privato, ma come una istituzione sociale, cioè come una struttura essenziale dell’articolazione della stessa società. Questa impostazione produceva, infine, un particolare apprezzamento delle dimensione familiari che incidono di più su questo aspetto: procreazione, produzione e trasmissione di ricchezza, rapporti con altre famiglie, ecc.

3) a volte si è indicato che, proprio per questa grande importanza sociale, questo tipo de famiglia avrebbe infravalutato gli aspetti affettivi e interpersonali a scapito degli elementi oggettivo-istituzionali. Non è semplice fare una valutazione precisa di questo punto, ma sembra che effettivamente si possa indicare che nella famiglia pre-moderna c’è stata una certa prevalenza dell’istituzione sull’individuo che si manifestava, per esempio, in un forte influsso del gruppo famigliare nelle scelte matrimoniali, professionali, educative, ecc.

2. La famiglia nucleare

La famiglia tradizionale, per la sua importanza e solidità, è stata la base di buona parte della società europea lungo diversi secoli ma, malgrado ciò, non è stata capace di reggere ai tremendi cambiamenti messi in atto dai processi di modernizzazione sociale. E’ questa la prima e fondamentale trasformazione che sta alla base dei cambiamenti odierni perché ha sconvolto quella base solida che aveva funzionato per tanti secoli.

Due sono stati fondamentalmente i fenomeni che hanno colpito a fondo questa struttura famigliare[4]. L’industrializzazione, in primo luogo, ha adempiuto un ruolo centrale al separare il luogo del lavoro dal luogo della famiglia. In effetti, l’introduzione dei moderni metodi di produzione industriale fece sì che non fosse più possibile continuare a lavorare soltanto o fondamentalmente nella cerchia familiare. E in questo modo caddero molte delle funzioni che la famiglia adempiva prima. Essa non sarà più un centro di produzione economica, né il luogo della formazione professionale delle persone per cui diminuirà anche il suo ruolo di socializzazione secondaria, di integrazione sociale dei soggetti e la sua capacità di controllare la proprietà e la ricchezza sociale.

All’industrializzazione è collegato il fenomeno dell’urbanesimo. Il trasferimento dalla campagna alla città implicherà per le famiglie sia un taglio radicale con la secolare cultura contadina sia uno sradicamento sociale e un forte indebolimento dei rapporti di parentela, i quali saranno resi difficili nelle città industriali dalla maggiore mobilità, dai problemi di alloggio, ecc.

Una delle conseguenze più importanti prodotta dall’insieme di questi cambiamenti fu la privatizzazione della famiglia. A causa della scomparsa di molte delle sue antiche funzioni essa non sarà più vista come una istituzione sociale ma soprattutto come un luogo di rapporti interpersonali, uno spazio privato al di fuori del rapido evolversi della realtà sociale[5]. In connessione con questa evoluzione si trova inoltre il fenomeno della riduzione della famiglia. Essa si riduce perché per via dello sradicamento urbano taglia i rapporti con i parenti più lontani, ma anche perché diminuisce il numero di figli[6].

Il risultato globale di tutto questo complesso processo, al quale abbiamo soltanto accennato, è quello che si è denominato famiglia nucleare. Essa è composta dai genitori con alcuni figli e forse qualche parente, i quali creano un ambiente privato fortemente separato sia dalla società che dal lavoro del genitore nel quale si concede un’importanza nuova e più rilevante ai rapporti interpersonali, sia tra la coppia che tra i genitori e i figli. Cambia parzialmente il ruolo della donna che acquista una maggiore parità riguardo all’uomo, ma al contempo si produce una divisione molto precisa dei ruoli: l’uomo adempie i ruoli sociali e produttivi al di fuori del focolare; la donna i ruoli affettivi all’interno[7].

Questo processo evolutivo ha ricevuto molta attenzione da parte degli studiosi e durante un certo tempo si è interpretato come un fenomeno sociale strutturale che implicherebbe una necessaria perdita di importanza della famiglia nella società moderna. In alcuni casi questa interpretazione si basava su una visione completamente evoluzionista dell’uomo e della famiglia secondo cui, anche se essa era stata nel passato qualcosa di importante, non era una struttura sociale necessaria e nel futuro era chiamata a scomparire[8]. Questa visione fu in parte sintetizzata nella famosa “legge della contrazione” di Émile Durkheim secondo cui la famiglia necessariamente si contrae quanto più si amplia l’ambito sociale con il quale l’individuo entra in relazione.

La posizione più moderata e per certi versi più scientifica fu però avanzata da T. Parsons. Egli teorizzò questa evoluzione attraverso una correlazione tra nuclearizzazione della famiglia, depotenziamento e specializzazione funzionale[9]. Secondo tale correlazione il processo di riduzione quantitativo del nucleo familiare sarebbe in effetti legato a un processo di perdita di funzioni (economica, educativa, sociale, ecc.) per cui la famiglia nucleare, al contrario della famiglia tradizionale, non sarebbe più in grado di svolgere tali ruoli e sarebbe via via sostituita da altre strutture sociali (industria e mercati, scuola, mezzi di comunicazione, Chiesa, ecc.). Questo non voleva dire però per Parsons, e qui sta la novità della sua proposta, che alla fine di questo processo essa diventerebbe irrilevante, poiché tramite queste trasformazioni essa si specializzerebbe nello svolgimento di pochi funzioni ma molto importanti: la stabilizzazione della personalità adulta e la socializzazione primaria dei primi nati. In questo modo svolgerebbe ancora compiti molto rilevanti per la società.

Questa teoria ha importanti elementi di verità e ha prevalso durante un lungo periodo di tempo ma oggi generalmente si ritiene insufficiente. Essa, infatti, dal fatto che la famiglia non svolgeva alcune funzioni nel modo caratteristico della famiglia tradizionale dedusse che non le svolgeva più, ma ciò non sembra completamente corretto. La famiglia nucleare svolge ancora un insieme molto importante di funzioni, solo che lo fa in modo diverso: non le esercita più in modo esclusivo, ma le condivide con la società grazie a l’esistenza di un rapporto molto più dinamico e complesso tra strutture sociali e famiglia di quello che esisteva in passato.

Può essere utile, per rendersi conto dell’importanza sociale della famiglia moderna, specificare con un certo dettaglio le sue funzioni[10]:

1) funzione economica: la famiglia è ancora importante dal punto di vista economico, sia per quanto riguarda il consumo che per la gestione del budget familiare. C’è inoltre un importante volume di attività commerciale legato alle aziende familiari che tra l’altro sono quelle che producono in percentuale un maggior numero di posti di lavoro[11];

2) funzioni educative e di socializzazione primaria: malgrado la crescente importanza della scuola e altre entità, la famiglia è ancora fondamentale nella formazione della personalità del bambino e dell’adolescente;

3) funzioni di socializzazione secondaria: l’inserimento nella società e nel mondo del lavoro è determinata in maniera importante dalla famiglia tramite il patrimonio culturale, le motivazioni, le opportunità e gli appoggi che offre alla persona;

4) assistenza e cura dei membri deboli: prima correva completamente a carico della famiglia. Ora solo in modo parziale, ma ancora molto rilevante e nella maggior parte dei casi insostituibile;

5) funzioni di stabilizzazione della personalità e di controllo socio-culturale: proprio grazie alla maggiore complessità della società e ai crescenti processi di individualizzazione aumenta l’importanza della famiglia come luogo di ancoraggio dell’identità individuale.

E’ chiaro dunque che la famiglia nucleare è stata ed è ancora molto importante giacché svolge numerose funzioni cui la società non può fare a meno. Può essere però interessante sottolineare, come ha fatto Donati[12], che in confronto con questa situazione di fatto oggi sembra esistere un reale depontenziamento simbolico della famiglia, cioè una mancanza di consapevolezza da parte della società, dei mezzi di comunicazione sociale e anche della stessa famiglia di questa importanza. Essi vedono la famiglia come un realtà quasi esclusivamente privata senza capire fino in fondo tutte le conseguenze sociale che in essa si giocano e che vi derivano. Così, in modo paradossale, ne esce rafforzato artificialmente il sentimento di crisi di cui parlavamo all’inizio. I problemi della famiglia, infatti, si ritengono più gravi di quanto essi effettivamente sono perché non ci si rende conto in modo esplicito di tutte le funzioni sociali che essa continua ancora a svolgere.

3. La trasformazione della famiglia nucleare

Da quanto detto finora forse si potrebbe dedurre che il tipo di famiglia appena descritto è quello che caratterizza la struttura familiare nella nostra società, ma ciò non è completamente vero. Esso esiste certamente e ha tuttora una forte importanza, ma accanto a esso e anche dentro di esso stanno avvenendo cambiamenti di una portata così grande che sembrano spingere verso un nuovo tipo di vita famigliare o anche verso una pluralità di modelli secondo quanto sembra essere caratteristico delle società post-moderne.

A nostro avviso, questi nuovi tipi di vita famigliare non possono essere ancora descritti in modo preciso perché si trovano in forte evoluzione. In modo simile alla società, la famiglia evolve rapidamente senza che sia oggi possibile, per la tremenda rapidità con cui i cambiamenti si susseguono, stabilire dei parametri chiari e precisi per caratterizzarla. Comunque, e forse proprio per ciò, sembra che sotto certi aspetti si potrebbe parlare di famiglia post-moderna[13]. Il termine post-moderno, infatti, sta ad indicare l’esistenza di un periodo di transizione consapevole principalmente della sua differenza riguardo al passato (la famiglia o la società moderna), ma senza una coscienza ancora precisa della propria personalità.

Questa complessità però non rende impossibile l’identificazione di alcune delle linee di forze lungo le quali evolve la famiglia e, in questo senso, riteniamo che vadano segnalate essenzialmente due. La prima è l’esistenza di una crisi sociale e di un sentimento di crisi; la seconda, la presenza di un profondo processo di trasformazioni culturali. Cercheremo ora di esporre brevemente questi fattori.

3.1 La trasformazione come crisi sociale

L’esistenza di una crisi sociale, cioè di un indebolimento e rottura delle principali strutture famigliari nella nostra società è fondamentalmente un dato di fatto direttamente accertabile tramite le statistiche[14]. Non ci sembra però che sia ora interessante fare un’analisi quantitativa di questo fenomeno. Cercheremo perciò piuttosto di descriverlo partendo dal punto che si può ritenere più centrale e comprensivo: la frammentazione dei nuclei familiari con il conseguente aumento delle forme famigliari atipiche e delle forme pseudo-famigliari.

Oggi, in effetti, l’antica e solida famiglia nucleare sembra pian piano ridursi (padre e madre con uno o due figli) e poi frammentarsi in una moltitudine di piccoli pezzi, quasi le schegge risultanti di una potente esplosione: famiglie monogenitoriali, famiglie unipersonali, le famiglie complesse e varie dei divorziati, le famiglie di fatto, le convivenze, fino ad arrivare alle forme palesemente patogene come le unioni di omosessuali.

Questo processo di degrado non sta avvenendo certamente in modo indolore né per la società né per la stessa famiglia. Il prezzo che stiamo pagando è elevato: un grande aumento, accertabile pure tramite le statistiche e i media, delle diverse patologie psico-sociali. Nelle relazione di coppia aumentano notevolmente le separazioni e i divorzi. E anche nei rapporti tra le generazioni aumentano i problemi sia per i traumi dei figli causati proprio da queste separazioni o per altri ragioni come l’isolamento, l’abbandono, i maltrattamenti, ecc., che subiscono in modo crescente sia i bambini che le persone anziane.

Siccome la situazione potrebbe sembrare abbastanza negativa, giustamente si è cercato da diversi parti di ridimensionare il valore e la portata di questa crisi[15]. Pur accettandone l’esistenza ed entità, si è sottolineato come essa va studiata e compresa tenendo sempre presente un punto molto fermo e chiaro, e cioè che oggi, nella maggior parte dei paesi occidentali, il modello di famiglia classico e stabile è ancora la scelta abituale della maggioranza dei cittadini, segno che esso ha ancora un grande valore sia reale che ideale. Ciò sta ad indicare che ci troviamo nel mezzo di una crisi parziale, la quale sta erodendo un modello che continua però a essere ancora senza dubbio il principale.

Avevamo parlato anche di sentimento di crisi e, da quanto detto e con le precisione sopraindicate, esso può sembrare sufficientemente giustificato. Va comunque sottolineato che esso è connesso all’altro fenomeno indicato prima: i profondi cambiamenti culturali in corso. La famiglia sta cercando di adeguarsi a queste mutazioni ma ciò non è possibile senza sconvolgimenti ed errori, e tanto questo difficile rapporto come la sensazione di essere immersi in un turbine di cui non si conosce bene né le caratteristiche né il modo di controllarlo è una ragione ulteriore di timore e incertezza per le famiglie dei nostri giorni.

3.2 La trasformazione come cambiamento culturale

Cercheremo ora di gettare un altro fascio di luce sulle caratteristiche di questa situazione elencando alcuni dei fattori culturali che, a nostro avviso, stanno agendo più intensamente sulle strutture familiari. Tenuto conto però della ricchezza di questi fattori è chiaro che l’esposizione dovrà essere per forza sommaria e sintetica.

-l’inserimento della donna nel mondo del lavoro è certamente una realtà positiva giacché la rende capace di sviluppare tutte le sue qualità liberandola dall’obbligo di scegliere per forza o in modo esclusivo la vita famigliare. Allo stesso tempo però pone questioni e difficoltà del tutto nuove giacché la donna, soprattutto nei primi anni del matrimonio, quando ci sono bambini piccoli, è determinante per la stabilità e saldezza della famiglia[16];

-la parità uomo-donna è anche una novità positiva ma non esenta da problemi. Da una parte favorisce una relazione di uguaglianza tra la coppia, il che può contribuire a aumentare il clima di fiducia e di mutuo rispetto. Ma non essendo possibile di fatto una eguaglianza totale, pone il problema della caratterizzazione e specificazione della diversità. Questo si vede molto bene nel problema della distribuzione dei ruoli da parte della coppia all’interno dell’habitat domestico. Prima era riduttivo ma chiaro, e ciascuno dei coniugi sapeva in anticipo cosa doveva fare. Ora, invece, deve molte volte essere negoziato prima del matrimonio, il che ha certamente dei vantaggi, ma allo stesso tempo produce confusioni e tensioni, aumentando così la fragilità dell’unione;

-i problemi demografici influiscono nella famiglia in modo molteplice. L’allungamento della vita media e la diminuzione delle nascite, per esempio, fa sì che si allunghi molto riguardo ad altre epoche la vita della coppia senza figli, il che crea delle situazioni nuove che si deve imparare a gestire (ciò è particolarmente rilevante per la donna se non ha un lavoro al di fuori del focolare); in un senso diverso, l’invecchiamento globale della società sta innescando forti tensioni generazionali che, se non vengono risolte, possono avere sbocchi negativi per quanto riguarda questioni come il lavoro, le pensioni, l’eutanasia, ecc. In un altro senso la diminuzione delle nascite sta producendo un impoverimento della ricchezza umana all’interno della famiglia. «C’è poca vita umana nelle famiglie dei nostri giorni, afferma Giovanni Paolo II. Mancano le persone con le quali creare e condividere il bene; eppure il bene, per sua natura, esige di essere creato e condiviso con altri»[17]. Basti pensare, per esempio, che il figlio unico fa sparire della famiglia e della società l’esperienza di fraternità. Poi, «un fenomeno non meno grave, anche perché accompagnato da larga acquiescenza o consenso di opinione pubblica, è quello delle legislazioni non rispettose del diritto alla vita fin dal concepimento»[18];

-la mentalità divorzista suppone un cambio radicale nella concezione del matrimonio che non viene più visto socialmente come una scelta per la vita, ma come un autentico contratto, una prestazione reciproca di servizi che può rescindersi in qualsiasi momento. Ciò può essere inteso come una estensione della mentalità consumistica al matrimonio e alla famiglia che «fa rinunciare all’impegno di legarsi stabilmente con un’altra persona e di generare dei figli, oppure induce a considerare costoro come una delle tante “cose” che è possibile avere o non avere, secondo i propri gusti, e che entrano in concorrenza con altre possibilità»[19];

-secolarizzazione: non è un fattore strettamente familiare, ma è comunque importante perché erode o, almeno, certamente non rafforza la tensione morale necessaria per vivere la fedeltà e l’atteggiamento positivo nei confronti della vita umana;

-l’ingegneria riproduttiva è un nuovo mondo che possiede tutto il fascino, i pericoli e le promesse dello sconosciuto. Esso introduce possibilità finora ignote che possono favorire una procreazione degna dell’uomo e il superamento di antiche difficoltà, ma pone pure molti problemi morali. In particolare è ormai tecnicamente possibile una separazione molto forte tra sessualità e procreazione;

-la sessualità sembra giocare un ruolo più importante che in passato collegatamente a una comprensione antropologica per certi versi diversa. Oggi, infatti, essa è considerata frequentemente come una potenzialità da gestire secondo le proprie convinzioni e i propri desideri onde segue, poi, una separazione tra sessualità e matrimonio, il quale non è più visto socialmente come il luogo giusto e corretto dove svolgere l’attività sessuale, ma piuttosto come una possibilità tra le altre;

-infine, i mezzi di comunicazione pongono delle questioni molto particolari. Sono attualmente i principali elementi di formazione della mentalità e del comportamento, e stanno creando inoltre numerose e impensate forme di comunicazione tra gli uomini in cui la famiglia deve far valere la sua voce. E’ abbastanza palese però che nei media predominano oggi modelli sociali contrapposti ai valori famigliari[20].

Sarebbe certamente possibile aggiungere altri fattori a quelli appena accennati, ma riteniamo che essi bastino per farsi un’idea della complessità della sfida culturale con la quale deve confrontarsi la famiglia. Questa sfida, inoltre, è resa più complessa dal momento in cui questi elementi non si presentano uno alla volta, ma collegati tra di loro nella forma della complessità tipica delle società post-moderne. Ciò rende difficile la stessa elaborazione di modelli di riferimento culturale giacché le variabili in gioco sono così tante da sembrare che, in pratica, ogni famiglia dovrebbe cercare di dare una risposta individuale all’insieme di problemi e questioni nelle quali si trovi coinvolta[21]. In confronto a questa problematicità si può trovare però nell’attuale contesto sociale un’affascinante chiamata all’iniziativa, alla creatività e alla responsabilità personale per far sì che questa dilatazione della libertà operata dai recenti cambiamenti sociali prenda nel proprio ambito di vita e di lavoro una forma adatta allo sviluppo dei valori famigliari.

4. I livelli di risposta

A questo punto dovrebbero essere un po’ più chiare le ragioni dell’attuale situazione della famiglia all’interno della nostra società. L’analisi storica ci ha mostrato infatti come essa stia evolvendo a partire dal modello consolidato di famiglia nucleare. Inoltre, abbiamo potuto vedere come questa evoluzione vada intesa per certi versi come una crisi sociale e da un altro punto di vista come una profonda trasformazione messa in atto da poderosi correnti e movimenti culturali. Vorremo ora, per concludere queste riflessioni, accennare all’atteggiamento o atteggiamenti che si dovrebbero assumere di fronte a questi cambiamenti.

Innanzitutto ci sembra doveroso indicare che la risposta a un groviglio così intricato di difficoltà non può certamente essere qualcosa di lineare e programmato. Essa deve svolgersi lungo molti e diversi fronti: vitali, culturali, politici, sociali, ecc. Ciò rende quindi molto difficile, per non dire impossibile e utopico, tentare di riassumere in poche pagine quale dovrebbe essere la strategia globale di risoluzione dei problemi. Ci limiteremo quindi a offrire qualche indicazione generale sul modo e le caratteristiche che, a nostro avviso, dovrebbe avere questa risposta.

In primo luogo c’è bisogno di una risposta vitale. Intendiamo per ciò la risposta che ogni famiglia deve dare ai suoi problemi concreti, risposta che è logicamente la più importante giacché è lì che si trova la vera realtà famigliare ed è quindi il punto da dove deve partire qualsiasi movimento o tentativo per migliorare la situazione globale. Infatti, soltanto se c’è un forte gruppo di famiglie sane, le quali fungano anche di modello di riferimento reale per le altre famiglie, sarà possibile costruire una cultura, un movimento politico o qualsiasi altra realtà in suo favore.

C’è bisogno inoltre di una risposta di tipo sociale e politico. La risposta vitale o individuale, pur essendo il livello di base indispensabile, non è certamente sufficiente giacché le famiglie sono insidiate non soltanto da problemi singolari ma dalle stesse strutture sociali e politiche. Esse, per esempio, non sempre sono economicamente avvantaggiate, anzi l’unione matrimoniale è oggi non di rado penalizzata dal punto di vista impositivo; ci sono poi dei limiti e delle difficoltà per esercitare la libertà di scelta nell’educazione dei figli; l’influenza negativa dei mezzi di comunicazione, ecc. Orbene, è chiaro che questi problemi possono essere adeguatamente risolti soltanto a livello sociale o politico, cercando cioè di modificare le strutture sociali con una forza di questo stesso tipo[22].

Questa situazione rende particolarmente necessaria l’esistenza di associazioni familiari che abbiano la forza di incidere efficacemente nella società, facilitando in questo modo la presenza e lo sviluppo dei valori familiari. Facendosi eco di questo bisogno il Magistero della Chiesa ha auspicato in diversi modi la creazione di questo tipo di associazioni e Giovanni Paolo II, in particolare, ha esplicitato nella Familiaris Consortio un lungo elenco dei valori che esse possono promuovere o di fatto promuovono. «Alcune di tali associazioni si propongono la preservazione, trasmissione e tutela dei sani valori etici e culturali dei rispettivi popoli, lo sviluppo della persona umana, la protezione medica, giuridica e sociale della maternità e dell’infanzia, la giusta promozione della donna e la lotta a quanto mortifica la sua dignità, l’incremento della mutua solidarietà, la conoscenza dei problemi connessi con la responsabile regolazione della fecondità secondo i metodi naturali conformi alla dignità umana e alla dottrina della Chiesa. Altre mirano alla costruzione di un mondo più giusto e più umano, alla promozione di leggi giuste che favoriscano il retto ordine sociale nel pieno rispetto della dignità e di ogni legittima libertà dell’individuo e della famiglia, a livello sia nazionale sia internazionale, alla collaborazione con la scuola e con le altre istituzioni che completano l’educazione dei figli, e così via»[23].

La famiglia deve infine rispondere a livello culturale, il che significa fondamentalmente che deve essere capace, in modo molto più profondo di quanto finora ha fatto, di comprendere se stessa e di trasmettere questa immagine alla società. A nostro avviso, questa dimensione è oggi particolarmente importante perché nelle società post-industriali la cultura (intesa in senso ampio) ha raggiunto un’importanza sociale che non aveva mai avuto in passato. In epoche precedenti, il modo di vita era molto più elementare, per cui le persone potevano avere una esperienza diretta e senza mediazioni di rilievo delle realtà più essenziali della vita. Oggi invece non è più così. Praticamente qualsiasi realtà viene mediata da un complesso insieme di canali e filtri ed è l’unione della “realtà” e della “mediazione” quello che costituisce la “realtà vera”, cioè la realtà dalla quale si vive e alla quale si fa affidamento.

Ci sembra che l’esempio più palese di questa situazione lo forniscano oggi senza dubbio i mezzi di comunicazione. Da una parte, essi non sono semplici canali di informazione ma mezzi di produzione di realtà[24]. I media, infatti, non soltanto diffondono le notizie ma in un certo senso le fanno esistere poiché soltanto quelle che compaiono all’interno dei suoi circuiti acquistano di fatto rilevanza sociale. Sono i mass media inoltre a creare i modelli di comportamento che dirigono di fatto la vita della maggior parte delle persone, e ci sembra importante sottolineare che questa sua forza non proviene da una imposizione coercitiva, ma dalla semplice attrattiva (sia essa reale o artificiale, cioè fabbricata dagli operatori dei mezzi di comunicazione) dei modelli che essi propongono. Essi posseggono quindi una normatività implicita molto forte e molto difficile da contrastare con altri mezzi.

Ora, è abbastanza palese che il messaggio culturale che la società si autotrasmette in relazione alla famiglia è in genere negativo o indifferente. Si potrebbe forse pensare che ciò sarebbe dovuto a una, per così dire, particolare cattiveria delle persone che producono questa cultura ma, anche se certamente questo può talvolta accadere, riteniamo che le ragioni più profonde vadano cercate altrove. Da un lato non è difficile rilevare una forte debolezza culturale nei gruppi sociali favorevoli alla famiglia. Questi gruppi sanno e credono che la famiglia è un bene, ma mancano dei mezzi culturali per esprimersi adeguatamente sia a livello personale che sociale. Inoltre, e probabilmente come conseguenza di questo primo problema, c’è una scarsa presenza nei luoghi dove la cultura si fa e si trasmette di persone proclivi alla famiglia[25].

Ad ogni modo la situazione attuale è chiara: la cultura odierna non è favorevole alla famiglia e ciò blocca in modo importante qualsiasi tipo di risposta alle difficoltà con cui questa istituzione deve confrontarsi. Blocca da una parte la risposta vitale, perché i modelli antifamigliari che permeano la società rendono difficile l’esistenza di famiglie forte e unite. Esse, infatti, non vengono esaltate; anzi, si promuovono e diffondono comportamenti sessuali irresponsabili, atteggiamenti superficiali e altri stili di vita che favoriscono la disgregazione della famiglia e che inoltre rendono difficile, da parte delle singole unità famigliari, la presa di coscienza della bellezza del suo cammino e dell’importanza che esso possiede per l’insieme della società.

Questa mancanza di autoconsapevolezza nei confronti del proprio valore rende difficile, a sua volta, la risposta politica. Se la famiglia non è consapevole della bellezza della sua missione, della sua rilevanza per la società, e non ha inoltre i mezzi culturali per esprimersi a livello pubblico, sarà molto difficile infatti che si impegni seriamente in modo massiccio nei movimenti pro-famiglia e, pur nel caso che lo faccia, sarà molto difficile che riesca a far valere le sue tesi nell’arena pubblica.

Riteniamo perciò che uno sviluppo potente della dimensione culturale sia oggi un mezzo imprescindibile per far arrivare sia alle singole famiglie sia alla società nel suo insieme un messaggio attraente e convincente circa la validità ancora oggi del progetto familiare. Questo progetto, però, come abbiamo cercato di mostrare lungo queste pagine, non è qualcosa di fatto e pronto. E’ un progetto che deve in buona misura essere ancora elaborato. Ciò pone davanti delle difficoltà importanti, ma riteniamo che dischiuda allo stesso tempo un orizzonte affascinate da molti punti di vista nel quale valga la pena di investire le proprie risorse.



[1]Cfr. Gaudium et spes, nn. 47 ss.

[2]Cfr. Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, nn. 4-10.

[3]Cfr. G. Campanini, Realtà e problemi della famiglia contemporanea. Compendio di sociologia della famiglia, Edizioni Paoline, Milano 1989, pp. 30 ss.

[4]Per una esposizione più ampia di queste trasformazioni si può vedere B. Berger-P.L. Berger, In difesa della famiglia borghese, Il Mulino, Bologna 1984, pp. 121-189 dove inoltre si cerca di sottolineare come la famiglia non sia stata un semplice oggetto passivo di questi cambiamenti, ma abbia anche essa contribuito al processo di modernizzazione dell’Europa.

[5]In generale si ritiene che sia stato questo tipo di famiglia a “inventare” la realtà della privacy. Cfr. P. Aries, G. Duby (a cura di), La vita privata, Laterza, Bari 1986-1988, 4 voll.

[6]Questo fatto insieme alla diminuzione della mortalità infantile farà che la famiglia dedichi sempre più tempo e sforzo all’allevamento ed educazione dei bambini, fenomeno che è stato descritto da alcuni storici come una “scoperta dell’infanzia” da parte della famiglia moderna. Cfr. P. Aries, Padri e figli nell’Europa medievale e moderna, Laterza, Bari 1968.

[7]Prima si riteneva che la famiglia nucleare fosse quasi un prodotto della modernità. Oggi, soprattutto dopo i lavori di P. Laslett e la scuola di Cambridge si è più cauti. Si ammette che essa già esisteva in parte prima dei processi di industrializzazione e urbanizzazione, ma che questi l’abbiano caratterizzata in un modo molto preciso e soprattutto l’abbiano fatta il modello di famiglia predominante nelle società occidentali.

[8]Su questo punto si può vedere R. Buttiglione, L’uomo e la famiglia, Dino editore, Roma 1991, pp. 245 ss.

[9]Cfr. T. Parsons, R.F. Bales, Famiglia e socializzazione, Mondadori, Milano 1974 (prima edizione 1955).

[10]Cfr. P.P. Donati, P. Di Nicola, Lineamenti di sociologia della famiglia. Un approccio relazionale all’indagine sociologica, La Nuova Italia Scientifica, Roma 1991, pp. 43-58.

[11]Su questo punto vid. G. de Rita e C. Collicelli, Famiglia e sistema economico, in P.P. Donati (a cura di), Primo rapporto sulla famiglia in Italia, CISF, Paoline, Milano 1989, pp. 256-283.

[12]Cfr. P. Donati, La famiglia, in V. Castronovo, L. Gallino, La società contemporanea, Utet, Torino 1987, vol. II, p. 219.

[13]Cfr. S. Martelli, Le famiglie in Italia. Cambiamenti sociodemografici e trasformazioni culturali, «La società», 2 (1994), pp. 345 ss.

[14]Alcuni dati interessanti per l’Italia si possono trovare nel 28º rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese, Franco Angeli, 1994. Per l’Europa invece si può attingere ai dati forniti da Eurostat in Statistiche generali della Comunità. Confronto con i principali partner comunitari, 31 ed., Lussemburgo 1994.

[15]Per quanto riguarda la Spagna, per esempio, un recente documento indica che il 77 % degli spagnoli ritiene oggi la famiglia una istituzione valida; inoltre, su un indice di 5 punti, la vita famigliare riceve un livello di gradimento di 4,02 punti. Cfr. Documento de 40 ONG’s sobre la familia, (coordinado por P.J. Viladrich), Instituto de Ciencias para la Familia, Pamplona 1995, pp. 17 ss. Alcuni dati simili per l’Italia si possono trovare in A. Dini, La famiglia di fronte ai giovani, «Studi Sociali», dicembre 1991, p. 25.

[16][16]Alcune considerazioni interessanti su questo punto si possono trovare in G.P. di Nicola, Per un’antropologia della coniugalità, «La Società», 2 (1994), pp. 318 ss.

[17]Giovanni Paolo II, Lettera alle famiglie, n. 10.

[18]Ibidem, n. 21.

[19]Giovanni Paolo II, Centesimus annus, n. 39.

[20]Cfr. Giovanni Paolo II, Lettera alle famiglie, n. 20.

[21]Ciò ha portato a Donati a parlare della famiglia “auto-poietica”, cioè della famiglia che fa se stessa e dà a se stessa le proprie regole di funzionamento. Cfr. P.P. Donati, L’emergere della famiglia “auto-poietica”, in P.P. Donati (a cura di), Primo rapporto sulla famiglia in Italia, cit., pp. 13-69.

[22]Cfr. Giovanni Paolo II, Centesimus annus, n. 49.

[23]Giovani Paolo II, Familiaris consortio, n. 72.

[24]Ci sono diversi film che di recente hanno fatto un certo riferimento autoironico a questo fenomeno, come Eroe per caso o The Last Action Hero.

[25]Ci sono ragione storiche per questa situazione. Da un lato si è ricordato forse troppo che la famiglia è qualcosa di “naturale”, dimenticando la sua dimensione culturale, e perdendo così forza per incidere appunto nelle culture particolare. E poi, sia come conseguenza o per altre ragioni, buona parte delle proposte culturali moderne su argomenti collegati con la vita familiare è stata fatta da autori indifferenti o negativi in rapporto ad essa. Per un’analisi chiara di alcune di queste proposte culturali si può vedere R. Buttiglione, L’uomo e la famiglia, cit.