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I quarant’anni de Il
contadino della Garonna
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Il contadino al suo apparire suscitò consenso e dissenso, approvazione e disapprovazione, ma ebbe il merito di scuotere e provocare le coscienze, di avvertirle che il Concilio era ancora tutto da realizzare e non nella rottura con il passato, ma in un suo rinnovamento. Qualcuno pensa che Maritain voglia rifiutare i risultati del Concilio e abbia rinunciato alle sue posizioni progressiste, tanto che il filosofo scrive a padre Paul Barrau, “C’è gente che in Italia pretende che io abbia rinnegato Umanesimo Integrale! E’ una stupidità e una calunnia; tengo più che mai a tutte quelle posizioni; è della crisi che attualmente attanaglia l’intelligenza e la fede che io mi sono occupato ne Il contadino della Garonna”. (8 gennaio 1967) Forse nella incomprensione ha giocato anche il linguaggio provocatorio di un opera più discorsiva che sistematica; forse qualcuno, si è infastidito per il tono polemico o non ha sopportato lo spirito ironico, che sa calare le più ardue questioni filosofiche in un linguaggio piacevole ed accattivante per spiriti non prevenuti . Il libro fu apprezzato da Paolo VI come ricorda A, Grunelius in una nota del suo Diario “Al momento della pubblicazione de Il contadino, Maritain incaricò mons. Andrè Baron, rettore della chiesa di San Luigi dei Francesi, di andare a parlare del libro a Paolo VI, per spiegargli da parte sua perché e come l’aveva scritto. L’accoglienza del Papa fu estremamente favorevole ed incoraggiante”. Non si dimentichi che Il contadino, non è un’opera di teologia ma di filosofia. Maritain, fa il mestiere di filosofo, lavora con i concetti e con il ragionamento, preoccupato solo di cogliere la verità, anche se sa che molti non lo sapranno comprendere, perché dopo Cartesio la filosofia, tradendo se stessa, è diventata un’ideosofia, e si accontenta di girare a vuoto su se stessa, risolvendosi sterilmente nel pensiero debole Maritain inizia l’opera ringraziando Dio per i
risultati del Concilio che riconoscono il primato della persona umana e dei
suoi diritti, che esprimono una giusta idea della libertà di coscienza e il
dovere primordiale verso la verità, che indicano la missione temporale del
cristiano e la trascendenza del Regno di Dio che è nel mondo ma non è del
mondo. Ma si rammarica che questi risultati vengano guastati da un nuovo
modernismo che pretende di restare cristiano
mentre viene a snaturare i fondamenti stessi del cristianesimo, perché
seguendo Husserl applica il metodo fenomenologico alle verità di fede, o
pretende con Theilhard de Chardin di
ibridare la teologia con la scienza, risolvendo il Cristo dei Vangeli nel
Cristo cosmico, o con le sue simpatie per
il marxismo risolve il problema della salvezza in una speranza terrena.
Si è giunti a secolarizzare lo stesso
cristianesimo, passando dal disprezzo
per il mondo, ad un inginocchiamento davanti al mondo, facendo del successo
mondano il fine della vita. Si è giunti al disgusto per la ragione, che porta
la cultura moderna a rifiutare la stessa prefilosofia del senso comune, per
ridurre tutte le conoscenze al regno del fenomenico, del provvisorio, del
precario per cui “si rinuncia alla Verità
per la verifica, alla realtà per il segno”. Le immagini nel loro
inesorabile trascorrere, distraggono l’uomo dal guardare al fine ultimo della
vita, il successo negli affari di questo mondo diventa il criterio di valore
nella vita sociale. Il messaggio
del Contadino è di
un’attualità sconvolgente, perché la centralità della sua tesi, che è data
dalla distinzione tra spirituale e
temporale, tra ragione e fede, tra libertà di coscienza e testimonianza
cristiana, è ancora messa in discussione
dai tradizionalisti e dagli innovatori, e forse nella dialettica storica lo
sarà sempre. A destra persistono movimenti integralisti, che con il loro
fideismo sul piano culturale e con il loro gregarismo sul piano sociale,
confondono politica e religione. Questa posizione porta all’assimilazione del
mondo nella Chiesa. A sinistra il risolvere la missione del cristiano nel
temporale, come certa teologia della liberazione ancora promuove, finisce per
assimilare la Chiesa nel mondo. Entrambe le posizioni vorrebbero il Regno di
Dio in terra e, per ragioni opposte ma convergenti, rifiutano la distinzione
fondamentale tra Chiesa e cristianità. Il filo rosso che percorre Il contadino riguarda il tema del pluralismo,
che Maritain ha affrontato più volte, ma che in questa sede, esamina dal
punto di vista dell’ecumenismo e della pace del mondo. Non si tratta di
rinunciare alla verità per la carità, ma di rispettare la libertà di coscienza.
Problema sociale, che non riguarda la verità alla quale l’intelligenza
è vincolata, per quanto la conosce, ma la società, che non può imporre
la verità con la violenza. Un testo maritainiana è molto preciso nell’analizzare
questa relazione profonda tra libertà e verità: "Da una parte l'errore degli assolutisti, cui
sorriderebbe di imporre la verità per coercizione, viene dal fatto che
essi fanno deviare i loro giusti sentimenti pertinenti l'oggetto, dall'oggetto
stesso al soggetto. Essi pensano che, siccome l'errore non ha diritti
che gli competano e dovrebbe essere bandito dalla mente (attraverso i
mezzi della mente), così l'uomo quando sia in errore, non gode diritti
da parte sua e dovrebbe essere posto al bando dalla società umana (attraverso
i mezzi della potenza umana). D'altro canto, l'errore dei teorici che
fanno del relativismo, dell'ignoranza e del dubbio, una condizione necessaria
per la mutua tolleranza viene dal fatto che essi fanno deviare i loro
sentimenti concernenti il soggetto umano - da rispettare anche se in errore
- dal soggetto stesso all'oggetto, e cosi privano l'uomo e l'intelletto,
umano dell'atto medesimo di adesione alla verità in cui consiste insieme
la dignità dell'uomo e la ragione di vivere". Maritain riconosce
che il primo diritto della persona umana è la
libertà di coscienza, ma precisa che la coscienza, nella sua responsabilità
morale, è vincolata alla verità.
“Di fronte a Dio ed alla verità,
l’uomo non ha diritto di scegliere a suo gradimento una qualsiasi strada,
egli deve scegliere il vero cammino per quanto sia in suo potere di conoscerlo.
Ma di fronte allo Stato, alla comunità temporale ed al potere temporale,
egli è libero di scegliere la sua vita religiosa a suo rischio e pericolo,
la sua libertà di coscienza è un diritto naturale inviolabile” . In questa prospettiva bisogna imparare ad amare i non
cristiani in modo nuovo, rispettando la loro coscienza e testimoniando la
propria fede, sapendo che anche loro appartengono, in modo misterioso ma reale.
alla Chiesa. Maritain, aveva già precisato in una conferenza del 1957 che
l'ecumenismo non è sovradogmatico ma
sovrasoggettivo : "Non ci fa uscire
dalla nostra fede; ci fa uscire da noi stessi; ci aiuta a purificare la nostra
stessa fede dalla ganga di egoismo e di soggettività nella quale noi tendiamo
istintivamente a racchiuderla",
perché pretendiamo di avere l’esclusiva della verità, mentre la verità è
inclusiva di tutti gli uomini di buona volontà che la cercano. Ma questo
atteggiamento non dispensa dal dovere di proclamare la verità, e l’amicizia
fraterna non esclude, ma include le certezze della fede. Le conclusioni de Il contadino confermano le tesi di Umanesimo Integrale: è finita l’età sacrale dell’età medioevale e
dell’età barocca “che sarrebbe vergognoso
calunniare o pretendere di ripudiare”, nella quale lo Stato proteggeva la
Chiesa, è iniziata una età profana in cui è la Chiesa ad aiutare lo Stato, sono
i cristiani a porsi a servizio della società civile. Con il Concilio siamo
entrati nel post-moderno: “Ecco compiuto
il grande rovesciamento in virtù del quale non sono più le cose umane che si
incaricano di difendere le cose divine, bensì queste che si offrono a difendere
le cose umane (se queste non rifiutano l’aiuto offerto). La Chiesa ha spezzato
i legami che pretendevano di sostenerla, si liberata dai fardelli che si
credeva la equipaggiassero meglio per l’opera della salvezza. Oramai libera da
questi fardelli e legami, lascia vedere meglio in sè il vero volto di Dio, che
è l’Amore, e non rivendica per sè che la libertà”. A rileggere oggi Il
contadino, ci si accorge che è stato un testo profetico, e che ha ancora
molte cose da insegnarci per il prossimo futuro. Il suo messaggio va oltre i
confini della vecchia Europa per raggiungere tutti i popoli, anche perché la
filosofia a cui si ispira, con il suo realismo, è una filosofia del senso comune, che può permeare tutte le
culture, qualunque sia il loro tipo storico di civiltà. Maritain nota che è proprio la Bibbia stessa ad essere
realista ed in particolare il Vangelo
nel quale il Cristo afferma di essere venuto al mondo, per rendere testimonianza
alla Verità: “La rivelazione
giudaico-cristiana è la testimonianza più forte, la più insolentemente sicura
di se stessa, resa alla realtà in sè dell’essere sia dell’essere delle cose che dell’Essere sussistente di per
sè... Il cristianesimo professa con tranquilla impudenza ciò che nel
vocabolario filosofico si chiama il realismo. Ho già detto che un cristiano non
può essere un relativista. Bisogna dire, e la cosa va molto più lontano, che un
cristiano non può essere idealista” |
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