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1. Charles Journet: religione, cultura
e politica 3. Maurice
Zundel, riflessione teologica ed esperienza di fede 4. Garrigou-Lagrange : comprensioni e incomprensioni 5. Padre
Loew e il problema dei preti operai 6. Il confronto con la teologia
protestante : Karl Barth 7. 8. La polemica intorno a Umanesimo integrale 9. Il Contadino
della Garonna e il Mistero
della Chiesa 10. Giovan Battista Montini/Paolo VI: una lunga
amicizia nella verità |
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| In questo contributo, come nei precedenti , le argomentazioni filosofico-teologiche sui problemi della fede, connessi con quelli della ragione, sono analizzati non solo nelle opere dei Maritain, ma, attraverso le loro corrispondenze, anche nelle relazioni personali di Jacques e Raissa Maritain,. Tutta la ricerca si muove tra due relazioni fondamentali, quella con il teologo svizzero Charles Journet, perché questi due protagonisti si consultarono frequentemente a proposito dei lavori che avevano in corso e furono coinvolti nei medesimi dibattiti culturali; e quella con Giovanni Battista Montini/Paolo VI, perché documenta l'influenza che il filosofo ebbe sulla vita ecclesiale e il sostegno che il sacerdote, il cardinale, il pontefice diedero a Maritain nel travaglio delle vicende politiche. Bisogna premettere che Maritain, anche quando affronta temi riguardanti le verità rivelate, intende sempre lavorare solo da filosofo e non invadere il campo del teologo, muovendosi sul piano della filosofia della religione. Più volte ebbe modo di dichiararlo, come ad esempio nel libro in cui cerca di esplorare la doppia natura umana e divina del Cristo nell'unità di una sola persona, dove afferma che riflettendo su materie teologiche: "non le considera dal punto di vista della teologia e nella prospettiva della teologia, le considera nella prospettiva di un filosofo, di un filosofo cristiano. Faccio notare che la luce della filosofia cristiana, non è come quella della teologia, la luce della Fede che illumina la Ragione affinché questa giunga ad una certa intelligenza dei misteri rivelati, mala luce della Ragione, confortata dalla Fede, per compiere meglio la sua opera di investigazione intellettuale: il che autorizza la filosofia cristiana, al culmine delle sue possibilità, ad occuparsi, secondo il modo che le è proprio, di materie che competono alla teologia. L'ultima parola spetta al teologo....ma un filosofo cristiano può fornire ipotesi di ricerca".( XII, 1043-1044) Nel corso di questa analisi , che coinvolge le singole persone con i loro caratteri, bisogna tenere presente la distinzione che fa Maritain tra la Persona della Chiesa, santa e immacolata, e il suo personale, laico ed ecclesiastico, che è fatto di uomini peccatori. Data le numerose relazioni intercorse, potrò prenderne in considerazione solo alcune, scegliendole tra le più significative. | |||
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1)
Charles Journet: religione, cultura e politica La relazione con il teologo Charles Journet[i]
è fondamentale per comprendere la genesi degli scritti che Jacques e
Raissa hanno dedicato ai problemi teologici, perché nelle quasi 2000
lettere, che si sono scambiati dal 1920 al 1973, si sono passati interi
capitoli delle loro opere con reciproci suggerimenti e correzioni. Insieme
Journet e Maritain dirigono, a partire dal 1930 la collana, “Questions
disputées” pubblicando volumi di filosofia, di teologia, di letteratura.
Insieme sono coinvolti nel dibattito culturale e nel travaglio degli
avvenimenti politici ad incominciare dalla guerra
civile spagnola e dalla comune resistenza ai totalitarismi di
destra e di sinistra. I due interlocutori nelle opere si citano reciprocamente,
ma molte opere nascono e si sviluppano parallelamente, sia pure a livelli
epistemologici diversi, l’uno filosofico l’altro teologico. Ad esempio
il volume Dio e la permissione
del male di Maritain (1965) dialoga con Il male,
saggio teologico di Journet (1961)[ii],La Chiesa del Cristo (1970) presuppone
i tre volumi del trattato di Journet La
Chiesa del Verbo Incarnato (primo volume 1941); a sua volta il teologo
si richiama alle opere del filosofo in Esigenze
cristiane in politica (1945) e le Conversazioni
sull’Incarnazione tenute da Journet
nel 197O sono un commento
a Della grazia e dell’umanità di Gesù (1967)
di Maritain. Quando Maritain è a Roma, ambasciatore della Repubblica
francese presso la Santa Sede (10 maggio 1945-29 maggio 1948) invita
l’amico a tenere conferenze e lo fa incontrare con G.B. Montini. Journet
ha occasione di fare conoscere a Pio XII le
sue opere, e Maritain gli scrive “Che
il vostro pensiero sia conosciuto a Roma, che i vostri legami con mons Montini diventino sempre più stretti,
questo è molto importante per la Chiesa, lo sento profondamente; è una
sorgente fresca che lavorerà in silenzio in queste sabbie deludenti.
Ho visto il Santo Padre prima dipartire per
le vacanze. Egli mi ha parlato della situazione intellettuale
in Francia, e su questo argomento dovrò riferire al mio ritorno. Non
è una cosa comoda. Bisognerà che voi mi aiutate” (17 luglio 1946)[iii] Journet conosce il filosofo
recensendo l’ Introduzione generale alla filosofia.,[iv]
e leggendo il volume di H. Clérissac,
Il mistero della Chiesa [v]
che i Maritain avevano pubblicato a loro spese: “Da tempo amo i vostri scritti a causa dell’amore della verità che vi trovo,
e di quella saggezza soprannaturale di cui voi parlate così bene. Prendo
pretesto da questo piccolo articolo per
ringraziarvi, ed in particolare per
ringraziarvi di queste belle pagine su padre Clérissac nelle
quali si trova più tomismo che in molti manuali“ (4 novembre 1920).
I Maritain lo invitano agli incontri dei “Circoli di studi tomisti”
da loro organizzati prima a Versailles e poi a Meudon, che tra il 1922
e il 1938 terranno quindici incontri annuali talora con oltre cento
partecipanti. Jacques a proposito del loro primo incontro annota “E’
proprio come l’avevamo immaginato: un uomo semplice con una intelligenza
lucidissima e piena di slancio, estremamente acuto, dotato di umorismo
e insieme ardente per Dio e per la verità” (XII, 310) A sua volta Journet
invita Maritain a tenere conferenze in Svizzera, una di queste a Friburgo
nel 1930 su Religione e cultura,[vi] diventa un
punto fermo della loro riflessione: la religione trascende tutte le
culture e tutte le politiche, è l’opera di Dio nella storia, una storia
che a causa della libertà dell’uomo procede in modo ambivalente tra
il bene e il male e solo alla fine ci sarà il giudizio universale.Maritain
tiene a Poznam in Polonia, a Santader in Spagna, a Ginevra in Svizzera,
a Buenos Aires in Argentina una serie di conferenza, che preparano o
si richiamano al volume Umanesimo integrale,[vii]
nel quale constata che l’età sacrale dell’età costantiniana è finita
e propone una nuova cristianità, laica e pluralista, che esige una rigorosa
distinzione tra le cose di Cesare e le cose di Dio. Il cristiano devemantenere
il primato dello spirituale nella distinzione tra l’agire
in quanto cristiano,impegnando la Chiesa, sul piano della evangelizzazione
e l’agire da cristiano, impegnando la sua coscienza, sul piano della politica.
Questa distinzione, che deriva dalle premesse di Religione e cultura, è condivisa anche da Gilson. Journet legge il
libro in bozze è scrive al filosofo “Ho
terminato la lettura del libro. E’ splendido. C’è uno slancio e una
forza interiore che sollevano l’anima e l’intelligenza. Farà del bene
e libera la fede” (21 aprile 1936). Non tutti comprendono e accettano
queste distinzioni, sono gli anni della guerra di Spagna, del trionfo
dei nazionalismi. I due resistono nella tormenta e si sostengono a vicenda.
Maritain rischia di vedere Umanesimo
integrale all'Indice, Journet,
che ha fondato e dirige la rivista “Nova et Vetera”, è invitato dal
suo Vescovo a non interessarsi di questioni politiche. Ma per loro è
in gioco la verità, ed entrambi, affrontano
con coraggio la sofferenza della incomprensione e l'apparente sconfitta
delle loro idee.. Journet scrive al suo Vescovo “Quando
io dico a qualcuno che non sono fascista e malgrado le mie negazioni
mi fa passare per comunista, trovo che dal punto di vista del ragionamento
ci troviamo davanti ad un paralogismo, perché, grazie a Dio, si può
essere partigiani di una terza soluzione e optare per una politica cristiana”
(mercoledì santo 1937) Maritain l'8 febbraio 1939
tiene a Parigi una conferenza sul tema Il
crepuscolo della civiltà,[viii]
e poco dopo scrive a Journet a proposito della politica internazionale
e dell'annessione dell'Albania all'Italia: "Tutti i cuori sono serrati per il sacrilegio del Venerdì Santo a riguardo
dell'Albania. Purtroppo scoppierà la guerra. Povera Francia che non
è pronta (con i suoi eterni 38 milioni di abitanti), e l'Inghilterra
non ha che il denaro, non gli uomini. Solo la Polonia è stata
coraggiosa. Tutti i cavalli sono stati requisiti. Ed è il tempo in cui
sarebbero necessari per la semina" (12 aprile 1939) Di fronte
a questi presagi di guerra mondiale Raissa offre la sua vita per la
pace, come risulta da suo diario: “Domenica 16 aprile 1939. Sono ritornata
a Messa alle 9,30. All’elevazione del Prezioso Sangue, la vita donata
per la pace. Nel pomeriggio ho detto ad Antonietta Grunelius che valeva
la pena di offrire la vita per la pace. Ma non lei, a cagione dei bambini”[ix] Durante il secondo conflitto
mondiale i Maritain, ricercato dai nazisti si rifugiano in America.
Journet nella Svizzera neutrale può fare da ponte per le relazioni epistolari
con la sorella Jeanne e gli amici rimasti in Francia, superando i controlli
dei nazisti nella Francia occupata e del governo filo-tedesco di Vichy.
Il sacerdote non si limita a garantire i collegamenti, continua a diffondere
il pensiero di Maritain che cita nei suoi articoli, suscitando le preoccupazioni
non solo delle autorità ecclesiali
ma dello stesso governo svizzero. Il volumetto Attraverso
il disastro,[x] che Maritain
ha pubblicato a New York, analizzando la crisi della politica francese
circola clandestinamente in Francia è diffuso in Svizzera in copie ciclostilate.
Journet, recensisce il volumetto e
si affretta a scrivere all’amico: ““Attraverso
il disastro”, che qui circola dappertutto è stato tradotto in tedesco,
ed ora il giornale cattolico di Zurigo “Neue Zürcher Nachrichten” ne
fa un elogio in due articoli di fondo...C’è una specie di resistenza
spirituale che incomincia ad organizzarsi” (2 dicembre 1941) .Il
suo Vescovo non condivide questo entusiasmo e gli scrive “I
passaggi nettamente ostili alla Germania non sono indicati per una rivista
svizzera e susciteranno alle nostre autorità gravi difficoltà. Un francese,
insegnando in America, può dire cose che uno svizzero insegnando in
Svizzera non può dire. Per noi può essere facilmente fuori luogo formulare
giudizi sui paesi vicini “ (21 giugno 1941) Ma Journet continua
in “Nova et Vetera” a combattere
le azioni immorali del nazismo e del fascismo: “Bisogna distinguere
con forza il non intervento politico
e il non intervento morale e spirituale.
Nel conflitto attuale il primo può essere in certi casi legittimo, il
secondo sarebbe un crimine”. (CCJ. III, 224) Attacca in particolare il razzismo antisemita,
al punto che nel 1943 riceve un avvertimento
personale dal Capo del servizio stampa dello Stato Maggiore territoriale
a cui risponde punto per punto;[xi]
e al suo vescovo scrive: “so che
non siamo in divergenza sui punti fondamentali.
Ciò è impossibile. Come è impossibile
che non ci sia, tra voi come Vescovo della Chiesa di Cristo, ed io,
che sono un indegno prete, la medesima riprovazione, senza compromessi
possibili, sia del nazismo che del comunismo. Coloro che
non comprendono ciò e vogliono metterci in opposizione
non sono che dei malfattori e dei peccatori in acque torbide”.
(10 febbraio 1943). A fondamento di quest’atteggiamento
politico, c’è in loro una riflessione filosofica portata avanti a partire
da Umanesimo integrale e da
Esigenze cristiane in politica (1945). [xii] Journet nel 1947 ottiene da Maritain l’autorizzazione
a preparare un’antologia di scritti, inediti in Europa, raccogliendo
articoli e conferenze nelle quali il filosofo definisce i rapporti tra
cristianesimo e democrazia. Nasce il volume Ragione e ragioni, [xiii]
nel quale si precisa che la Chiesa è al di sopra delle vicende politiche,
essa non è di per se stessa né democratica né antidemocratica; ma il
Vangelo non può non animare la vita dei popoli, e i laici debbono impegnarsi
“ad instaurare una politica cristiana, non decorativamente, ma veramente
cristiana” (IX 411) Nella relazione tra i Maritain
e Journet si riscontra un constante richiamo alla preghiera, perché
entrambi sanno che le battaglie contro il male e il demonio si
possono vincere solo con la grazia di Dio. Anzi alla preghiera occorre
aggiungere la sofferenza, accettando i disagi della vita e chiedendo
aiuto alle anime, che hanno una particolare vocazione alla sofferenza. Tutti e tre sono in relazione con
alcuni conventi di clausura a cui chiedono sostegno per le loro attività
di apostolato intellettuale. La sofferenza è di casa anche presso i
Maritain, se Jacques nel 1963 presentando il Diario
di Raissa scriverà “Capisco meglio adesso perché ha dovuto tanto
soffrire. Era lei che sopportava il peso maggiore del combattimento
nelle profondità invisibili della sua preghiera e della sua oblazione”
(XV 141-474). A questo capitale attingeva anche Journet “Quando
penso alla Trinità che dovrò insegnare, io credo, l’anno prossimo, mi vengono le vertigini. Se cosi sarà, bisognerà
che domandiate alla signora Maritain di offrire a questo scopo una piccola
parte delle sue sofferenze” (2 ottobre 1924) Nella corrispondenza le poesie
hanno un posto importante, sia perché Raïssa traduce in versi la sua
esperienza mistica, sia perché Journet le pubblica sulla sua rivista;
alcune di queste poesie sono state tradotte in inglese da Thomas Merton,
altre illustrate da Marc Chagall. In tutto quattro raccolte
: La vie donnée (1935), Lettre de nuit (1939), Portes
de l’Horizon (1952), Au creux du rocher (1954)., che poi Jacques raccoglie in un unico
volume in Poèmes et essais[xiv],
integrandole con nuovi testi da lui scoperti tra le carte della moglie.
Tra i molti commenti di Journet a queste poesie, posso riportare solo
due giudizi. Il teologo commenta Douceur
du monde e Procession) del 1934 “Due poesie. In tutto cinque pagine. Ma una
grande poesia si dispiega con immediata sicurezza, con uno slancio ascensionale,
in un ritmo splendido. Non si sa se si deve ammirare più la sontuosità
o la trasparenza, la purezza o la ricchezza, la delicatezza o la forza.
Si é presi fin dalle prime parole.... Coloro che dubitano della possibilità
di un umanesimo rivolto verso il Cristo crocifisso leggano queste pagine!”[xv] 2) Charles Journet: i nodi della riflessione
teologica Il problema del rapporto tra
lo spirituale e il temporale, tra il cristiano e il mondo e, a livello
istituzionale, tra la Chiesa e lo Stato è una costante nella riflessione
del filosofo e del teologo, ma anche altri problemi hanno interessato
il loro dialogo, dal mistero dell’Eucarestia alle correlazioni tra la
volontà di Dio e la libertà dell’uomo, dall’ecumenismo al dialogo interreligioso,
dall’antisemitismo all’arte sacra. Non posso seguire l’ordine cronologico
della genesi di questo dibattito, ma mi soffermo su alcune problematiche Maritain nel 1953 prepara un
lavoro sulle prove dell’esistenza di Dio
Approche de Dieu [xvi], nel quale ripercorre le cinque vie indicate
da san Tommaso, ma ne aggiunge una terza fondata sull’intelletto pratico,
perché ogni uomo che fa il bene, perché è bene, seguendo con rettitudine
la sua coscienza, qualunque educazione abbia ricevuto, a qualunque cultura appartenga, riconosce Dio come Legislatore e
Giudice del suo comportamento, anche se a livello intellettuale non
ha un’idea di Dio, o ha idee
sbagliate su Dio. Nel sovraconscio dello spirito (per Maritain non c’è
solo l’inconscio sub-conscio carnale di Freud, ma c’è anche un sovra-conscio
spirituale, come pensava Plotino) ogni uomo onesto, lo sappia o no,
onora Dio. Maritain manda a Journet
il manoscritto: “Abbiate la bontà di leggerlo e di scrivermi
cosa ne pensate” (1 marzo 1953). Il teologo gli risponde con osservazioni
e note, pagina per pagina, richiamando anche la tradizione indiana,
citando un libro di O. Lacombe, e raccomandandogli questo testo indù
“Tutte le creature hanno l’essere nella loro radice, esse hanno la loro sede nell’essere, esse riposano
sull’essere” (14 marzo 1953). Un altro punto riguarda una
riflessione a proposito della presenza nella Messa dell'unico sacrificio
di Cristo, eternamente presente in Dio[xvii].
Journet in una lettera confida a Maritain "E poi quando io dico la Messa, è il dolore vivente di Cristo, che sicuramente
si è realizzato nel tempo, ma che tuttavia domina il tempo, che io amo
tanto ritrovare ogni mattino"( 25 ottobre 1929 ). Qualche anno
dopo gli manda il manoscritto del libro. Si tratta di riflettere su
come ogni Messa non sia una ripetizione del sacrifico della Croce ma
una partecipazione all’unico olocausto, avvenuto in un dato tempo. Questa
presenza è possibile nel tempo della doppia
consacrazione del pane e del vino, perchè la morte di Cristo
rimane fissata nell’eternità, fuori del tempo. Maritain lavora sul manoscritto,
pensa anche alla prima Messa, l’ultima cena, avvenuta prima della Passione
e gli scrive “Non si può dire che la Cena sia una messa anticipata, e che sia il sacrificio
del Calvario stesso che è stato
reso presente in quel momento (non esisteva ancora nel tempo, come ora
non esiste più nel tempo), ma esisteva già come esiste ancora in quanto
eternamente presente a Dio) (23 maggio 1956) Alla fine Journet pubblica
il libro e cosi riassume la
sua riflessione "Il sacrificio della Croce non durò che un istante,
ma, grazie al Cristo che ce lo rende presente, la sua ombra divina continua
a stendersi sopra il corso della storia, la sua potenza continua a toccare
le nostre anime, come la luce di una stella scomparsa può continuare
a brillare dinanzi ai nostri occhi". Questa problematica filosofico-teologica
riguarda il problema del male, perché Cristo si è fatto carico dei nostri
peccati, riguarda il problema della predestinazione e della libertà
dell’uomo, perché solo Dio può salvarci.
Maritain, premesso che la creatura ha
la prima iniziativa del male morale e che il male è un nulla che corrode l'essere, dimostra come la trascendenza divina
esiga “l'aseità o assoluta indipendenza di Dio da un lato e l'assoluta
innocenza di Dio dall’altro. (XII, 22). Tutta la questione è contenuta
in una frase del Vangelo Sine
me nihil potestis facere (Giovanni XV, 5),
che secondo Maritain si può
anche leggere Senza di me non potete fare il nulla,. potete introdurre nell'essere questo
nulla o questo non‑essere del bene dovuto, che è il male. Dio
ha sempre l'iniziativa prima
del bene, l’uomo ha l’iniziativa esclusiva del male, di un male alle
cui conseguenze non è in grado di porre rimedio. Solo Dio può liberarci
dal peccato. Journet condivide le posizioni di Maritain, scrive “Dio
non è causa, neppure indiretta del peccato”; e precisa il male, che
è una incrinatura dell’essere va riparato, bisogna ristabilire l’equilibrio,
per cui di necessità “la pena segue la colpa, come l’ombra segue
il corpo”[xviii]. Di qui
il mistero dell’inferno su cui il filosofo e il teologo hanno riflettuto
a lungo, confermando la dottrina cattolica tradizionale, senza
attenuazioni, ma con originalità. Nel
1947 Raissa pubblica in inglese una antologia di testi di Léon Bloy,
Pilgrim of the Absolute,[xix]
con una introduzione di Jacques, nei quali si affrontano diversi temi
teologici. Bloy, raccontando un apologo di Ernest Hello, parla della
tragicità della dannazione eterna e di un appello di Giuda alla Gloria di Dio contro la sua Giustizia.
Raissa commenta “Egli sapeva benissimo che l’inferno non ammette speranza
e che è assolutamente impossibile che un dannato, avendo per sempre
respinto da se la carità, faccia appello all’amore di Dio o alla sua
Gloria. Ma si è espresso a mo’ di favola e di mito per forzare a sentire
in qualche modo l’incomprensibile conflitto tra Amore e Giustizia nello
stesso Dio, conflitto che lo ossessionava come un mistero trascendente
ogni espressione intelligibile”.[xx]
Raissa cita un testo di Journet nel quale il teologo, che critica l’apologo
di Hello e di Bloy, perché dai dannati non può partire un appello al
Creatore, ipotizza che gli eletti potrebbero intercedere presso Dio,
per cui perdurando l’inferno e la dannazione eterna nella privazione
della visione beatifica, i dannati potrebbero passare “dall’inferno
dell’odio all’inferno dell’esilio”[xxi].
Si veda al riguardo le considerazioni di Jacques in Idee escatologiche. (XIII, 441-478) Journet e Maritain si sono
confrontati sul mistero di Israele in diversi scritti,[xxii]
sulla base del pensiero di san Paolo e delle anche delle considerazioni
di Bloy, il cui volume La salvezza viene dagli ebrei [xxiii]
del 1892 viene ripubblicato dai Maritain 1906. Prima della fine del
mondo gli Ebrei riconosceranno in Gesù il Messia atteso, nel frattempo
sono veri testimoni di Dio ed ogni forma di antisemitismo e discriminazione
è contraria allo spirito cristiano, la colpa della morte di Cristo non
si può fare ricadere sulla razza ebraica, perché la vera causa è il
peccato. Su di un punto, quello relativo alla formazione di uno Stato
di Israele si verificano divergenze, come risulta dalla loro corrispondenza,
che mi limito a registrare senza entrare nel merito di un problema così
delicato di filosofia della storia[xxiv]
Il teologo scrive “Una cosa mi
turba, ve ne posso parlare? La riuscita dello Stato di Israele, dovuta
non ai metodi Gandhi ma alla violenza, è stata voluta o permessa da
Dio?. Ma come dimostrare che lo Stato di Israele sia di diritto divino?
La terra è stata donata ad Israele da Dio in quanto quel popolo era
portatore delle promesse messianiche in via di realizzazione. Con Gerusalemme
e con il tempio. Ma Gerusalemme non ha riconosciuto il tempo della sua
visitazione....I doni di Dio sono per la spiritualità di questo popolo
senza pentimento. Ma nessuna parte della Scrittura dice che la terra sarà loro restituita
e il Tempio ricostruito. Se la volontà di Dio era la detemporalizzazione
del messianismo passando attraverso la Chiesa, si può dire che la sopravvivenza
aberrante di questo messianismo
richiami, per diritto divino, una ritemporalizzazione politica? Non
è terribile attendere che i popoli circostanti diano diritto a questa
esigenza? Dobbiamo riconoscere queste conquiste che l’Islam dice di
avere fatto in nome della guerra santa? Sarebbe una follia per i cristiani
dire che, poiché i luoghi santi non hanno valore che in relazione a
Cristo, bisognerebbe erigere la Palestina come patria terrestre cristiana?
Di tutto questo vorrei parlare con voi” (22 ottobre 1965) Il filosofo risponde con una lunga lettera in modo articolato: “1) All’origine di ogni Stato c’è una parte
di violenza. Questa parte è meno grande nel caso di Israele di quello
dell’Irlanda, per esempio...... 2) La questione del voluto o permesso
da Dio riguarda le persone, non ha senso considerarla a riguardo dell’esistenza
di uno Stato.......3) Dopo le sterminazioni naziste la fondazione dello
Stato di Israele è una necessità storica...., 4) Non ho per nulla preteso
che lo Stato di Israele fosse di diritto divino. Ho solo detto che questa
terra è stata donata dal vero Dio a questo popolo, e che è normale che
egli vi ritorni, come l’uccello al suo nido. Lo Stato sono gli uomini
che lo fondano, è la volontà umana di vivere insieme che costituisce
la sua legittimità, non è Dio che lo fonda.... 5) Quando san Paolo dice
che i doni di Dio sono senza ripensamenti, non fa alcuna distinzione
a questo riguardo (tra doni spirituali e doni materiali). Nulla indica
nella scrittura che il dono
della terra al popolo scelto sia stato revocato....6) Quanto al tempio,
non ha assolutamente nulla a che vedere con il ritorno degli ebrei in
Palestina né con lo Stato di Israele...7) Il messianismo non c’entra....si
tratta di una esistenza politica (secolare o profana come per tutti
gli altri Stati)....“ (27 ottobre 1965).[xxv]Maritain
è molto rispettoso della libertà di coscienza, che considera un valore
fondamentale, ma nello stesso tempo non manca di testimoniare la sua
fede cristiana; e a questo riguardo è interessante riscontrare il contributo
che ha dato alla formulazione del Credo
del popolo di Dio , proclamato da
Paolo VI alla chiusura dell’anno della fede nel 1968, che ha avuto origine da un’idea di Maritain ed è stato elaborato con
la collaborazione di Journet.[xxvi]
Negli anni successivi al Concilio Vaticano II viene pubblicato il “catechismo
olandese” , Journet è a Roma per partecipare ad una commissione di studio
su quel documento. Nel gennaio del 1967 Maritain scrive a Journet: “Da più giorni un’idea mi è venuta in testa,
con una tale intensità e una tale chiarezza, che credo di non poterla
trascurare. Era come un raggio di luce mentre pregavo per il Papa e
pensavo alla terribile crisi attraverso la quale la Chiesa sta passando”.
Maritain pensa che davanti ad una situazione così inquietante sia necessario
un atto di professione di fede della suprema autorità ecclesiastica “In queste circostanze una sola cosa è capace
di colpire universalmente gli spiriti e di conservare quel bene assolutamente
essenziale che è l’integrità della Fede: si tratta di un atto decisivo
ed eclatante della sola forza che resta intatta, un atto sovrano dell’autorità’
suprema, che è quella del Vicario di Gesù-Cristo; non un atto disciplinare,
esortazioni o direttive, ma un atto dogmatico sul piano stesso della
fede”.( 14 gennaio 1967) Journet
consegna a Paolo VI una fotocopia della lettera di Maritain; ed in un
successivo colloquio chiede al Papa “se per la chiusura dell’anno della
fede non intenda pubblicare qualche importante documento per orientare
coloro che vogliono restare nella Chiesa, una
professione di fede di Paolo VI” [xxvii]
Il Papa chiede al teologo di preparagli uno schema, e questi impegna
Maritain a redigere un progetto. Il filosofo dal suo rifugio di Tolosa
il 20 gennaio gli spedisce una bozza aggiungendo questo commento: “Sono stato felice di prepararla, ed insieme ansioso di ciò che voi ne
penserete, e vergognoso e confuso di avere dovuto, per redigere queste
pagine, mettere, per qualche istante, in immaginazione, un povero tapino come me, al posto del Santo Padre! Nessuna situazione
potrebbe essere più idiota.....Carlo, fatene ciò che volete, gettatele
nel fuoco, se lo volete. Sono in uno stato deplorevole; e tuttavia il
documento che il Papa vi ha domandato di preparare mi appariva sempre
più di un importanza capitale”. Journet trasmette il testo a Paolo
VI, che lo utilizza in parte nella redazione della Professione di Fede. A conclusione di questa breve
esplorazione di un lungo dialogo tra un teologo ed un filosofo possiamo
ancora considerare il problema del pluralismo religioso in società complessa,
che Maritain affronta in modo particolare nella conferenza Truth and human Fellowship alla Princeton University (1957) dove non
si parla più di tolleranza ma
di amicizia tra i diversi gruppi religiosi.
Contro ogni forma di relativismo si afferma che l’ecumenismo non è sovradogmatico,
si negherebbe la verità, ma solo sovrasoggettivo per riconoscere la
buona fede altrui ed amare il prossimo. Il pluralismo è una metodologia
politica non una filosofia. E’ quanto Maritain aveva teorizzato in L’uomo e lo Stato (1951).[xxviii]
Lo Stato dev’essere neutrale,
non neutro, non può istituzionalizzare una
fede religiosa, ma deve, come corpo
politico, anche pregare per il bene comune attraverso le diverse confessioni
religiose presenti nel paese.[xxix]
3)
Maurice Zundel, riflessione teologica ed esperienza di fede Tra i giovani che frequentano gli incontri di
Meudon c’è anche Maurice Zundel[xxx],
un sacerdote, amico di Journet, animatore di gruppi giovanili a Ginevra,
la cui formazione spirituale è più mistica che filosofica, Zundel nel
1922, come risulta dalle note di Raïssa (XII, 304) e dalla corrispondenza
Journet, partecipa all’organizzazione dei “Circoli di studi tomisti”,
anche a lui Maritain invia la bozza dello “Statuto” che sta preparando..
Fa i suoi studi di teologia a Friburgo insieme a Journet, ma non sopporta
i rigidi insegnamenti della scolastica, per lui Dio è amore, povertà,
silenzio. Dal 1919 fino al 1925 è coadiutore nella parrocchia più
grande di Ginevra, si impegna nell’apostolato senza risparmiarsi,
incontra i giovani ed osa parlare di
educazione sessuale e di problemi socio-economici. Zundel è travolto
dal servizio alla parrocchia, e deve studiare e scrivere di notte.
Quest’attività mette in crisi il giovane. Journet scrive ai Maritain
“Sono molto preoccupato per
il povero Zundel, faceva così un gran bene tra i giovani e gli
intellettuali, ma il vicario generale che lo trova
squilibrato vuole allontanarlo da Ginevra, malgrado tutte le
mie resistenze. Si parla di mandarlo in un piccolo villaggio per riposarsi, ma dove morirà certamente di
noia......Vogliate pregare per lui, è così concentrato e così ardente
che io temo per lui grandi sofferenze” (9 giugno 1925) Zundel a
Parigi nel 1924 aveva avuto occasione di incontrare G.B.Montini. Nella
sua autobiografia J. Guitton ricorda che Paolo VI un giorno gli
aveva detto: “Tra i miei compagni presso i Benedettini di rue Monsieur
c’era l’abbé Zundel, che ho sempre riconosciuto come un genio, un genio
di poeta, genio mistico, scrittore e teologo, tutto questo fuso insieme
con delle folgorazioni”.L’ attivismo di Zundel, il suo argomentare tra
il teologico e il mistico, tra il religioso e lo scientifico
preoccupa il suo Vescovo, mons
Marius Besson (di lui dice: “E’ un cecchino e la Chiesa non ha
bisogno di cecchini”), che lo manda a Roma a studiare presso i domenicani
dell’Angelicum. Zundel nel 1926
si laurea in teologia con una tesi su L’influenza
del nominalismo sul pensiero cristiano, ma conserva la sua ostilità
per la filosofia scolastica. In questo periodo, recuperando le suggestioni
di Einsiedeln, pubblica con lo pseudonimo di frère Benoit Il poema della sacra liturgia, e ne invia una copia a Montini, che
lo ringrazia e fa tradurre il volume: “Spero
di trovare presto il tempo per esprimervi a viva voce la mia sincera
riconoscenza per avermi donato la gioia di conoscere pagine così pure
e semplici e così elevate. Veramente ne sono rimasto colpito. Ne parlerò
ai miei amici, per loro partecipare la mia gioia, e mi rincresce di
non saperlo fare con quell’accento così profondo e così dolce come quello
che ispira la bellezza e l’amore di queste pagine”
(6 febbraio 1927). Negli anni 1939-1945 durante un soggiorno in
Egitto, come cappellano in un convento di Carmelitane, ha modo di studiare
l’Islamismo, di cui riconosce l’autentica fede monoteista. Ma Zundel, ricordando il mistero trinitario, dice agli
amici musulmani che “Dio è unico, ma non è solo” e che “La Chiesa non
è l’umanità che cerca Dio, ma è Dio che cerca l’umanità”. Per l’anima
innamorata di Zundel, Dio non è l’Essere, ma l’Amore trinitario nel
quale il Padre si disappropria di sé stesso per donarsi al Figlio, per
insieme donarsi allo Spirito Santo, in una comunione unica. Siamo ad
un livello di esperienza mistica più che di riflessione teologica. Anche
se non c’è una sintonia intellettuale l’amicizia di Maritain con Zundel
continua, come risulta da una lettera di Journet del 21 ottobre 1948
che invia al filosofo un lungo testo sulla morale coniugale, per avere
il suo giudizio.[xxxi] Paolo VI invita Zundel a tenere la predicazione
quaresimale in Vaticano nel 1972, al termine dei ventidue incontri ringraziandolo
conclude “Abbiamo insieme seguito tutte queste meditazioni, così spirituali
e così profonde e nello stesso tempo così vicine a noi, così vicine
alla nostra esperienza...Ma piuttosto che le risorse di una dialettica
o di una meditazione discorsiva mi
sembra che noi siamo stati invitati a scoprire un metodo e a
coltivare nella nostra anima un’attitudine: quella di cercare nella
profondità delle cose, di fare germinare in noi quello che noi conosciamo,
e viviamo, a cominciare dalla nostra persona”. Zundel nelle sue meditazioni
aveva portato avanti non tanto un discorso teologico sulla “natura”
delle fede, quanto una riflessione sulla “esperienza” di fede, aveva
affermato che il dogma è come “una direzione di pensiero”, che non bisogna
partire da un “concetto” di Dio, ma da una ”esperienza” di Dio, perché
Dio non è “Qualcosa” da conoscere ma “Qualcuno” da amare. Maritain da
filosofo e Journet da teologo, che cercano l’intelligenza della fede,
per quanto è possibile alla ragione umana, si sarebbero scandalizzati
di questo modo di esprimersi, ma Paolo VI ha voluto Zundel come predicatore della sua
quaresima, perché l’ “esperienza” di fede è più importante della “riflessione”
sulla fede, basta non confondere il linguaggio della teologia con il
linguaggio della mistica. Ho voluto
ricordare questo discepolo anomalo di Maritain, sia perché così appare
chiaro, nella concretezza del vissuto della relazioni sociali, che i
Maritain non facevano proselitismo intellettuale, sia perché le distinzioni
tra i gradi del sapere da loro elaborate ci permettono di comprendere
come una diversa psicologia della persona colloca ciascuno al livello che gli
è più congeniale. La filosofia è un habitus scientifico che si serve
della concettualizzazione come strumento di lavoro, ma la fede non ha
bisogno di essere concettualizzata, tanto che si può avere fede, anche
se non si concettualizzano i dati della esperienza religiosa.[xxxii] 4) Garrigou-Lagrange :
comprensioni e incomprensioni Garrigou Lagrange[xxxiii]
ebbe un ruolo molto importante nella formazione intellettuale dei Maritain,
e per diverso tempo collaborò alle loro iniziative. Questo domenicano
aveva notato i due giovani alla Sorbona, dove frequentavano le lezioni
del filosofo G. Séailles, tanto che in una lettera a Ambroise Gardeil[xxxiv]
li descrive “un giovane alto,
dallo sguardo molto dolce con i capelli folti, che sembra uno slavo,
quasi sempre in compagnia di una donna, che ha quasi l’aria di essere
la sua giovane sorella” (6 maggio 1904), e Raissa ricorda che l’intervento
ultrabergsoniano di Jacques “scandalizzò un giovane domenicano venuto
dal suo convento a respirare l’aria della Sorbona” (XIV, 709) Qualche
anno dopo Garrigou raccomanda a Dehau[xxxv]
di assistere alle lezioni di Jacques all’Institut Catholique e questi
ne comprende subito l’intelligenza filosofica, come vede in Raissa il
maturarsi di un’anima mistica. L’incontro diretto tra i Maritain e p.
Garrigou, avviene a Roma, quando nel 1918 si recano per sostenere, con
un manoscritto di Jacques, la causa del riconoscimento delle apparizione
della Madonna a La Salette (19 settembre 1846) osteggiata
da parte del clero francese. Raissa ricorda
anche nel suo Diario
una visita di Garrigou Lagrange, durante la quale Jacques legge la sua Introduzione generale alla filosofia (18-19 agosto 1919). Ma l’incontro più importante avvenne a
Vevey in Svizzera nel 1921 quando Garrigou andò a trovare Raissa ammalata,
e mentre spingeva la carrozzella si sentì fare la proposta di diventare
il direttore spirituale dei “Circoli di studi tomisti” e di predicare
gli esercizi ad un gruppo di laici, così come faceva nei monasteri e
nei conventi. Si ritrovarono tutti l’anno dopo a Versailles dove il
domenicano predicò gli esercizi ad una trentina di partecipanti. Raissa
lo ricorda “La sua padronanza della teologia e la semplicità della sua
fede riuscivano a introdurre anche gli uditori meno preparati nelle
conoscenze dei sacri misteri e della vita di preghiera”.(XIV, 1115) Journet aderisce volentieri
all’iniziativa dei Maritain e cerca di promuovere un gruppo parallelo
in Svizzera, ma il suo Vescovo, preoccupato per possibili infiltrazioni
del movimento nazionalista “L’ Action Française”, gli scrive “Quanto al gruppo di studi tomistici, l’approvo di tutto cuore, ma alla
condizione che non servirà mai come centro di propaganda di un movimento
politico di cui il p. Garrigou è un vecchio sostenitore, con dei principi
eccellenti ma con dei metodi
polemici deplorevoli.....“ (30 settembre 1922) Journet ne parla
a Maritain, che gli risponde “potete
precisare al Vescovo che p. Garrigou
non ha mai scritto per il periodico “L’ Action Française” e si
è tenuto al di fuori di ogni movimento e di ogni azione politica. E’
solo nelle conversazioni private con amici e studenti che a Roma lascia
intravedere la sua simpatia per L’ Action Française.” (22 ottobre
1922) Journet può partecipare alle riunioni, che in seguito si terranno
a Meudon a casa dei Maritain, ma il Vescovo aveva colto un punto critico
della situazione sul quale Maritain finirà per scontrarsi con p. Garrigou. I Maritain preparano un volumetto
Vita di preghiera [xxxvi]
per i partecipanti e chiedono la collaborazione di Journet : “Vi trasmetto il piccolo "Direttorio"
dedicato ai "Circoli tomistici", che padre Garrigou-Lagrange
ci ha incaricato di redigere. Egli l'ha approvato, ma siccome non ci
impedisce di cercare di migliorarlo,
noi vi saremo molto riconoscenti se voi ci aiutaste, indicandoci le
correzioni da apportare. Appoggiandoci su san Tommaso e su san Giovanni
della Croce, noi abbiamo cercato di rispondere a molte delle questioni
che voi ponete a riguardo della contemplazione mistica, e ci sembra
che noi non ci allontaniamo dalle soluzioni che voi proponete” (Natale
1922) Raissa negli anni trenta si impegna nella non facile traduzione
del trattato I doni dello Spirito Santo [xxxvii]di
Giovanni di san Tommaso (1589-1644), teologo portoghese, che recupera
le riflessioni fatte sui doni in diversi scritti di san Tommaso, e tiene
conto di tutta la letteratura sull’argomento, precedente e seguente
la Scolastica, da sant’Ambrogio a san Girolamo, da sant Agostino e san
Gregorio Magno, da s. Bonaventura a Duns Scoto, dal Gaetano a Suarez. In una lunga recensione Journet loda la traduzione di Raissa.
ed evidenzia l’importanza del trattato.[xxxviii] Nel 1927 Pio XI condanna
“L’ Action Française” e Maritain prende le distanze dal movimento, e
in diversi scritti sostiene l’opportunità della decisione; mentre p.
Garrigou, la cui famiglia era legata al movimento, con fatica si adegua.
Il dissidio si accentua quando il filosofo incomincia a collaborare
alla rivista “Vendredi”, che vede la collaborazione di uomini di diversa
ispirazione, e alla rivista “Esprit”, che p. Garrigou considera non
ortodosse e spostate a sinistra, anche se Maritain, come filosofo, si
muove su di un piano al di sopra dei partiti, come precisa nella Lettera
sull’indipendenza.[xxxix]
Garrigou consiglia Maritain di evitare queste collaborazioni, e questi
scrive a Journet “Io sento in
quel che mi scrive, la sua amicizia vera e profonda, ma
io non credo che veda esattamente le cose, ha troppa pusillanimità davanti,
alla opinione degli uomini. Per di più non comprende che gli obblighi
di un filosofo laico non sono quelli di un teologo religioso. Occuparsi dei problemi della vita civile è un compito
specifico del filosofo. E se i filosofi cristiani trascurano di compiere
questo loro dovere, a loro rischio e pericolo, è il cristianesimo, sono
le anime che pagheranno questa negligenza” (30 dicembre 1935) L’incomprensione tra
i due si aggrava quando esplode la guerra di Spagna, e Maritain condannando
sia il falangismo che il comunismo, dichiara che l’insurrezione di Franco
contro la legittima Repubblica, ove prevalgono anarchici e comunisti,
non può essere considerata una guerra santa, come molti cattolici sostengono.
Journet, dopo avere letto una conferenza di Garrigou,
scrive a Maritain: “Il
povero padre distingue la “vera” destra dove c’é la Chiesa. Si potrebbe
anche distinguere una “vera” sinistra, dove c’era Gesù, che non era
sicuramente a destra. Tutto questo mi rattrista. Io credo veramente
che ha fatto propaganda per le sue idee politiche” (30 dicembre
1938) Garrigou in una lunga lettera a Journet precisa “ Se
si rifiuta di distinguere la
vera destra e le false sinistre, se si comincia con il dire che la Chiesa
non è né a destra né a sinistra, poi, siccome bisogna pur
vivere sulla terra e non nelle nuvole, se non si vuole andare
a destra si scivola a poco a poco verso la sinistra. Per scusarsi si cade in un nominalismo il più inconsistente, facendo entrare nel vocabolo “opinioni libere”
gli errori più nefasti e più funesti e le verità più certe e più necessarie......
Sotto il pretesto della carità si arriva ad un carità senza intelligenza”
(4 febbraio 1939) Garrigou invita
Maritain a non più parlare sulla guerra di Spagna, perché il Papa né
ha già parlato, e il filosofo confidandosi a Journet scrive con ironia
“Allora la questione della strage di san Bartolomeo
non è più una questione libera, perché il Papa ha fatto coniare una
medaglia per commemorare questo grande e santo avvenimento?” (24
aprile 1939) Sul piano teoretico tra il
filosofo e il teologo non ci sono contrasti, come dimostra la recensione
che in quegli anni tribolati Garrigou ha fatto di Scienza
e saggezza,[xl] ma sul piano
della politica l’incomprensione continua, anche per il succedersi in
Canada ed in Argentina di attacchi a Maritain, come risulta dallo scambio
di lettere furibonde, con offese e risentimenti che feriscono anche
Raissa. Il filosofo scrive a Journet “Sono
contento che p. Garrigou abbia ancora dell’affetto per me, ma il suo
stato d’animo offende in me dei
sentimenti sacri. Se volesse veramente difendermi, e con l’autorità
che egli ha gli sarebbe facile. Non avrebbe che da parlare con fermezza.
Ma il suo cuore è aperto a tutte le loro calunnie” (6 maggio 1940)
Le cose si complicano ulteriormente con la seconda guerra mondiale,
Maritain è in America, appoggia la resistenza al fascismo e al nazismo.Malgrado
queste incomprensioni l’amicizia continua e durante il periodo dell’Ambasciata
a Roma, i Maritain e p. Garrigou hanno modo di incontrarsi di nuovo
di persona. Ma gli animi tornano a riscaldarsi quando nel 1956 scoppia
in Italia una violenta polemica contro Umanesimo integrale. In seguito. Malgrado le divergenze più caratteriali
che intellettuali, più politiche che filosofiche, tra comprensioni e incomprensioni la relazione con
p. Garrigou continuò tutta la vita, e quando morì Vera la sorella di
Raissa, il padre scrive a Jacques “Caro
amico, apprendo da mons Baron la morte
della vostra cara cognata; esprimo a voi, come alla signora Maritain,
le mie vive condoglianze, unisco le mie preghiere alle vostre in santo
sacrificio per il riposo della sua anima. Mi ricordo soprattutto la
sua carità e la sua umiltà. Vi mancherà molto, è partita per il cielo
per prepararvi un posto. Molto affettuosamente vostro fr. R. Garrigou
Lagrange“ (15 gennaio 1960) 5)
Padre Loew e il problema dei preti operai Maritain è vicino alla esperienza dei preti-operai,
attraverso il domenicano Jacques Loew[xli],
che decide di condividere la condizione operaia e nel 1942 diventa il
primo prete operaio in Francia nel porto di Marsiglia. Una missione
che “Le monde” così presenta in un articolo non firmato, probabilmente
di p. M. D. Chenu, “questi preti hanno scelto di lavorare in fabbrica,
compagni di miseria, poveri in mezzo ai poveri, portatori di un medesima
speranza per un mondo migliore e prima di tutto testimoni
di Cristo nel mezzo degli schiavi delle macchine“[xlii]
La missione di Francia era
stata promossa nel 1941 dal card. E. Suhard, per fare penetrare la Chiesa
negli, ambienti operai scristianizzati, ma l’esperienza presentava rischi
e ambiguità. Si verificano cedimenti al marxismo, in una lettera di
Journet appare chiaro che mentre p. Loew “vuole
conservare come scopo la finalità della evangelizzazione, un altro sacerdote
Henri Marie Féret e l’insieme
dei preti operai dicono che il primo obiettivo è la promozione operaia
per la quale il comunismo è il solo mezzo efficace’ (29 aprile 1952) Nel 1954 le autorità romane chiedono a p. Loew
di interrompere la missione, Loew si sottomette e scrive al generale
dell’Ordine domenicano una lettera, che Journet fa conoscere a Raissa:
“Questa lettera vi apporterà un raggio della
santità della Chiesa” (15 aprile 1954) Nella lettera si legge “Penso di potervi dire, in tutta verità, che
ho spiegato ai miei compagni di lavoro il perché della decisione della
Chiesa, affinché non abbiano contro di essa una qualsiasi amarezza.
I miei compagni di lavoro più vicini hanno compreso, io credo, che questa
decisione è motivata dalla preoccupazione della Chiesa di difendere
il sacerdozio, compromesso dagli errori di alcuni.......Scrivendovi
mi sembra di trasmettere alla Chiesa il mio amore e la mia riconoscenza
per averci richiamato il primato dello spirituale e i mezzi soprannaturali
della evangelizzazione....Quando, ad un falso messianismo, si è aggiunto
presso alcuni la speranza marxista, ho lottato con tutte le mie forze
contro questo errore morale.....Ma il problema della incredulità delle
masse operaie non è per questo risolto.....Come questi Nord-Africani
vedranno la religione cristiana? .Come gli operai francesi, minati dal
laicismo, che pensano che la religione non sia che un commercio, dove
e come potranno ascoltare la parola di Dio ?“ Per essere vicino
agli operai Loew inventa altre forme
di apostolato, collabora con Madeleine Delbré, va in Africa ed
in Brasile. Maritain scrive a Journet dicendo di non vedere questa incompatibilità
tra sacerdozio e lavoro operaio e si domanda: ”il
lavoro delle mani è più incompatibile con lo stato sacerdotale che
l’insegnamento della grammatica o delle matematiche nelle scuole?” (25 gennaio 1954). Il problema di fondo della crisi dei preti operai
non è stata la incompatibilità o meno del sacerdozio con il lavoro manuale,
ma la contaminazione con l’ideologia marxista a causa della impreparazione
filosofica dei sacerdoti. Partendo da questa constatazione Maritain
il 7 marzo 1954 invia a Montini un lungo rapporto sulla riforma degli
studi nei seminari che inizia: “La crisi dei preti-operai, considerata
nelle sue cause, svela i gravi difetti nella formazione dei giovani
sacerdoti, che nutriti da formule mal digerite sono stati messi improvvisamente
davanti a quanto vi è di più inquietante, la miseria e la ingiustizia
sociale, e davanti a questa realtà umana con una vitalità straordinariamente
potente che è il mondo operaio, con la sua solidarietà profonda.......L’eroismo
della fede, con l’accettazione di un aspro combattimento, delle sofferenze
e delle notti che comporta, ha permesso a qualcuno di superare la prova.
Gli altri, non essendo armati ne dalla parte della contemplazione; ne
dalla parte della dottrina, sono stati vittime di una altra sorta di
formule e di risposte già fatte, questa volta di ispirazione marxista...
Il problema che si pone è quello di una profonda riforma dell’insegnamento
nei seminari”. Per Maritain si tratta di costituire in Francia una Università
cattolica pontificia e di mettere i giovani a contatto con i protagonisti
di grandi esperienze formative: “Gli studenti sarebbero così in presenza
non di un libro, ma di un uomo, ed avrebbero un esperienza concreta
dei problemi e dei combattimenti intellettuali che dovranno affrontare
nella vita”.( CCJ, IV, 806-814) 6)
Il confronto con la teologia protestante : Karl Barth La riflessione
filosofica di Maritain si misura anche con la teologia protestante ed
in particolare con il suo maggiore esponente, Karl Barth[xliii]
E’ Journet a fare conoscere a Maritain questo teologo svizzero (17 giugno
1928), e subito il filosofo comprende la profondità della sua riflessione,
che passa da un’analisi storica
ad un’analisi dialettica delle Sacre Scritture,
sulla base della filosofia hegeliana, ma si avvede anche dei suoi limiti,
soprattutto a riguardo del rapporto tra ragione e fede e tra Chiesa
e Stato. Nella conferenza Il crepuscolo
della civiltà (1939) denuncia il suo l’irrazionalismo, ma ne coglie
l’ispirazione umanista se dice che c’è una forma nobile di irrazionalismo,
come quella di Nietzsche, Kierkegaard, Karl Barth, Chestov, perché costoro
“è per l’amore di ciò che c’è di più spirituale e di più libero che
si mettono a difendere l’uomo contro la ragione, anche se intraprendono
un cammino sbagliato” (VII, 16). Maritain e Gilson si incontrano con Barth nel
1934 a Juvisy in un convegno
organizzato dai domenicani. Maritain parla della teologia di Barth in
una conferenza, tenuta alla Pennsylvania University nel 1940 Aspetti contemporanei del pensiero religioso, nella quale confronta
il cattolicesimo, l’ortodossia e il protestantesimo; [xliv] Gilson invia
una lettera per i sessant’anni del teologo pubblicata nel volume Omaggio e riconoscenza : ‘Un cattolico
non può che piangere amaramente la rottura dell’unità della Chiesa portata
dalla Riforma. Un vero cattolico non si consola, non dubita per un istante
che la Chiesa di Roma sia il corpo vivente del Cristo, ma pensa anche
che almeno una parte del messaggio della Riforma, e che non è una parte
meno preziosa, possa essere stato liberato da questa Chiesa e inteso
da essa” (CJM IV. 606) Maritain sottolinea l’originalità della posizione
di Barth: “Le posizioni di Harnack e della esegesi liberale sono rovesciate,
Barth intraprende il ritorno ai riformatori e ai dati del luteranesimo
e soprattutto del calvinismo primitivo, non senza apportare lui stesso
all’esegesi del sacro e della teologia lo sforzo di un pensiero personale
estremamente vigile ed avvertito sui problemi del nostro tempo”. (VIII,
22) Poi contesta due punti essenziali, la radicale riduzione della fede
alla Parola di Dio, con la rinuncia all’intelligenza della fede, che
si fonda rigorosamente su principi primi e ragionamenti critici, e la
sfiducia nello Stato e nella società civile nella quale credenti e non
credenti possono costruire insieme un mondo di comprensione e di pace
sulla base del diritto naturale. A riguardo del primo punto osserva “Nessuna
meraviglia che egli consideri come diabolus
in teologia ciò che i tomisti chiamano l’analogia di proporzionalità
propria, che è ai loro occhi il mezzo fondamentale per il nostro spirito
di conoscere Dio, sia naturalmente partendo dalla creazione, sia soprannaturalmente
per la sovranalogia della fede e per le analogie misteriose di cui usa
Dio stesso per descriversi a noi. Barth è il nemico della filosofia”
(VIII, 23) Sul problema politico Maritain riconosce che
nel travaglio delle vicende della storia, soprattutto dopo la Lettera ai protestanti di Francia del 1939[xlv]
e la sua opposizione al nazismo, Barth abbia superato il pessimismo
radicale delle primitive posizioni, che opponevano la Chiesa ad ogni
forma di Stato, ma il teologo protestante non vede nello Stato che una
funzione negativa e rinuncia alla promozione di una politica cristiana.
“Le sue posizioni restano carenti nel senso che egli non riconosce alcun
fondamento di diritto naturale e ritiene che lo Stato sia per essenza
neutro, come Pilato, rispetto alla Verità. E
a tal punto, che lo Stato come Stato ignora tutto dello Spirito,
dell’amore, del perdono”’ (VIII, 36) Lo Stato dovrebbe limitarsi a non
impedire la predicazione del
Vangelo, “questa visione, troppo semplice, implica l’ignoranza del dinamismo
della natura umana ferita, come anche il potere del fermento evangelico”
(VIII, 37) Journet condivide
queste riserve di Maritain ed in una lettera precisa “per Barth il mondo non è salvato; l’uomo non
è intrinsecamente giustificato... Barth non ammette la distinzione tra
ciò che è sacro e ciò che è profano, perché il Regno di Dio è tutt’intero
nell’altro mondo” (CJM.II, 445) In conclusione Maritain rileva che il dialogo non può portare ad una contaminazione
tra la fede protestante e la fede cattolica. “Non parlo di scambi teologici, perchè non ci credo.
Un teologo cattolico può trarre profitto dal leggere un teologo protestante,
soprattutto se è di elevata statura come Karl Barth, ma non lo legge
per costruire con i condimenti ricevuti una salsa teologica mezzo-cattolica
e mezzo protestante. Lo legge come leggerebbe ogni altro autore di valore,
come un Marx o un Freud, per sollevare questioni, che egli risolve nella
sua propria luce. E’ così che san Tommaso ha tratto profitto dai filosofi
greci e dai filosofi arabi” (XIII, 191) Ma in fondo Barth è più una
voce profetica nel mondo protestante, che un teologo sistematico. (CJM.
III, 695) 7) Contemplazione e poesia: Thomas Merton In America i Maritain entrano in relazione di
amicizia e di collaborazione con un giovane monaco cistercense, Thomas
Merton[xlvi],
che diventa per loro occasione per riflettere sulla teologia mistica.
Jacques conosce Merton nel 1938, quando giovane studente alla Columbia
University inizia, tra la mistica e la poesia,
il suo percorso spirituale nella ricerca dello spirito benedettino
ma con una rigorosa riflessione filosofica. E’ Maritain a fare conoscere
Merton a Journet: “Ci sono più novizi nella nuova trappa del Getzemani,
che in tutte le Trappe di Europa” (5 luglio 1941). Nella conferenza
Le vie della fede tenuta a
Parigi nel 1949 Maritain sottolinea l’importanza della contemplazione
in un mondo dominato dalla tecnica citando Merton: “permettetemi di
ricordare il fatto che un libro sulla contemplazione, scritto da un
poeta che si è fatto trappista, è venduto negli Stati Uniti a migliaia di copie, ciò significa che il paese
più attivo del mondo è travagliato da un oscuro desiderio di contemplazione”
(XI, 125); e con Journet pubblica nella collana “Saggezza e culture”
diversi libri facendolo conoscere in Europa. Nel 1952 il filosofo tiene
alla “National Gallery of Art” di Washington sei conferenze sulla
natura della bellezza e legge questa poesia di Merton: Possano
le mie ossa bruciare e i corvi divorare la mia carne Se mi
dimentico di te, o contemplazione! Possa
la parola non essere pronunciata dalla mia lingua Se non
mi ricordo di te, Sion città di visione Le cui
alture hanno finestre più belle del firmamento Quando
la notte riversa i suoi cantici E la
pace canta sulle tue torri di guarda simili alle stelle di Giobbe Raissa
e Jacques riconoscono che l’esperienza poetica non è un esperienza mistica,
la prima è di modo naturale, secondo la sensibilità del poeta, mentre
la seconda è di modo soprannaturale, implica i doni dello Spirito Santo. L'esperienza mistica si manifesta in atti immanenti nella
soggettività dello spirito e riguarda direttamente Dio, l'esperienza
poetica si esprime in un'opera d'arte, riguarda le cose, si oggettivizza
nella parole e solo indirettamente riguarda Dio; non si confonda il
poeta con il santo, anche se si può passare dal raccoglimento poetico
al raccoglimento mistico e spesso il mistico si esprime con immagini
poetiche. Infatti per una certa legge del superamento, ciò che è perfetto
in un campo tende a debordare sul campo superiore. La poesia apre alla
mistica. Raïssa in una comunicazione su Senso e non senso nella poesia[xlvii]
al secondo “Congresso internazionale di
estetica”, tenutosi alla Sorbona (1937) afferma che “La
poesia è il frutto di un contatto dello spirito con la realtà in sé
ineffabile e con la sua fonte, che noi crediamo essere Dio stesso nel
moto di amore, che lo porta a creare delle immagini della sua bellezza.”.
(XV 680), ma precisa che l’assoluto della poesia non è l’Assoluto della
mistica, altrimenti la poesia si trasformerebbe in una magia, che pretende
di possedere l’oggetto del suo desiderio attraverso le parole umane.
Romantici, simbolisti e surrealisti hanno cercato di conoscere e possedere
la realtà, cercando poteri straordinari per forzare il mistero e dominare
la natura. La poesia è solo una conoscenza oscura e saporosa della bellezza
creata, e chi se ne serve come una magia finisce
per distruggersi, come dimostra l'esperienza tragica di Rimbaud e di
molti altri, che hanno cercato nella poesia l’Assoluto. Volere una poesia
pura è follia. Chiarite le differenze
tra la mistica e la poesia,
i Maritain riconoscono anche le loro correlazioni, e Raïssa
in una comunicazione letta al “Secondo Congresso di Estetica”, nel 1942
a Washington [xlviii] osserva
“Quando il raccoglimento mistico finisce, può accadere che si faccia
il posto alla attività poetica. Questo non deve sorprenderci, poichè
tutta l'anima viene vivificata dall'unione a Dio. Lo si può vedere chiaramente
nei santi profeti, Mosé, Isaia,
Davide e gli altri, e nei grandi contemplativi come Suso, Ruysbroeck,
Teresa d'Avila Giovanni della Croce... La contemplazione non
fa necessariamente dei poeti, ma questi grandi mistici erano anche dei poeti, che l'esperienza delle
cose divine ha esaltato” (XV, 848-9). Tra i contemporanei sono stati
proprio Raïssa Maritain e Thomas Merton a provare questa esperienza
poetica che nasce da una esperienza mistica. Ed il fatto che Merton
abbia voluto tradurre molte poesie di Raissa documenta questa loro comune
attitudine ad esprimere nella poesia
le loro esperienze mistiche. Nel
libro Liturgia e contemplazione[xlix]
i Maritain si richiamano più volte a Merton per affermare che la contemplazione
non è una via privilegiata, una via riservata a pochi, ma è possibile
a tutti, qualunque sia la loro condizione sociale nel mondo e citano
questo testo “Appena qualcuno è pienamente disposto ad essere solo con
Dio, è solo con Dio, dovunque si trovi: in campagna, in monastero, nei
boschi, in città”. (XV 137) E’ questa la contemplazione per le strade, alla quale è chiamato ogni cristiano,
se impara a raccogliersi in una solitudine interiore anche nel mezzo
della folla. Maritain ricorre a Merton a proposito della vita politica
in una lunga nota su Amore e potere,[l]
inviata a Paolo VI nel 1965 per precisare “L’amore fondato sulla verità
è per se stesso il solo potere assolutamente
incorruttibile. Ed è lui solo che permette al potere, preso nel senso
ordinario della parola, il potere di costringere, se è come si deve
fondato su di un diritto, di sfuggire alla corruzione” (XVI 1132) 8) La polemica intorno
a Umanesimo integrale Qualche storico, che si ferma
alla cronaca, ha considerato la polemica scoppiata in Italia nel 1956,
intorno a Umanesimo Integrale,[li]
a causa di un articolo di A. Messineo su “La Civiltà cattolica”, solo
una questione politica, in relazione al fatto che il partito della Democrazia
Cristiana si avviava ad una apertura a
sinistra, per coinvolgere nel governo del paese i socialisti
e le masse operaie. Ma non era solo una questione politica, anche se
il dibattito non poteva non subire i condizionamenti politici di quell’epoca;
intatti la critica alla filosofia di Maritain era iniziata già da molto
tempo, e riguardava diverse altre opere del filosofo. La questione era
di natura filosofica, e per certi aspetti teologica, dove erano in gioco
l’autonomia della ragione e la laicità dello Stato, il rapporto tra
la libertà di coscienza e la verità, il ruolo dei laico nella Chiesa.
Maritain constata che l’epoca costantiniana dei rapporti tra lo
Stato e la Chiesa è finita, che si è passati da una
età sacrale ad una età profana,
e sviluppa l’ipotesi di una nuova cristianità, laica e pluralista, animata
dai cristiani insieme a tutti gli uomini di buona volontà. Maritain
riconosce che un ateo onesto, un ateo in buona fede, può avere un fede
implicita nell’esistenza di Dio, perché chi fa il bene, perché è bene,
ha già riconosciuto un Legislatore. Come si vede i problemi si intrecciano,
c’è in gioco il rapporto tra democrazia
e cristianesimo, e ridurli a politica spicciola significa non comprendere
le ragioni di una filosofia politica.Diverse lettere di teologi amici
già nel 194O documentano l’origine e i protagonisti dello scontro ideologico,
che nel 1956 ha il suo culmine, con il rischio di una condanna. Riporto
alcuni frammenti di questa corrispondenza. Marie-Joseph Nicolas[lii]
da Tolosa scrive al filosofo:
“Ricevo una lettera da padre Garrigou di cui voglio parlarvi. Egli sembra
in effetti indicare che si agisce fortemente verso di voi a Roma. La
causa profonda è evidentemente l’atteggiamento da voi preso
durante la guerra di Spagna e quelli che chiama i vostri “sogni” sull’avvenire
della Cristianità... Egli manifesta pena di vedervi abbandonare la vostra
“vocazione intellettuale”, mentre continua a parlare con affetto di
voi....ma si parla anche della
vostra teoria sulla fede implicita dell’ateo.....Tutto resta nel vago,
ma suppongo sforzi pazienti e ripetuti per prendervi in fallo su qualche
punto di dottrina” (22 marzo 1940). Benoît Lavaud[liii]
da Friburgo in Svizzera scrive
“Questi signori di Roma non comprendono molto.
Ci sarebbero tanti errori mortali
da condannare sui quali i maestri del Sacro Palazzo tacciono, perché
sono fatti dal”führer”, dal “duce” e da altri “caudillo”! C’é tanta nebbia nelle coscienze dei cattolici
sulle esigenze più elementari della giustizia politica e del diritto.....Mentre
l’Europa brucia è a voi, mio caro Giacomo, che il Buon Dio ha fatto
la grazia di mettere in luce tante verità così preziose, che si fa un
processo alle intenzioni. Se potessi farei sapere a tutta questa brava
gente, a cui p. Gariggou non è più
capace di resistere, che ci sono compiti più urgenti di quello di mettersi
a spulciare i vostri scritti....”. (18 aprile 1940) Jean de Menasce[liv]
avvisa Maritain del rischio di una condanna: “Garrigou ha creduto di dovermi mettere
al corrente delle sue preoccupazioni quando vede le interpretazioni
infelici date a qualcuno dei vostri scritti. Ho potuto rendermi conto
che questa specie di processo alle intenzioni si colloca sul piano dell’azione
più che su quello della speculazione....Non si tratta unicamente, né
principalmente di teologi privati, che si approfitterebbero volentieri di tale o tal’altra arditezza o
equivoco che si credesse di
trovare nei vostri libri per cercare di provocare un “avvertimento”
più o meno discreto”. (21 aprile 194O) Journet è ancora più esplicito
e scrive“Garrigou cercherebbe di difendervi e può farlo efficacemente, domanda
che si possa dare l’assicurazione che i volumi“Umanesimo integrale”
e “Strutture politiche e libertà”[lv]
non saranno ristampati.....Che cosa vi si rimprovera? Nulla di preciso,
ed è il punto più doloroso. Molte cose che voi dite sono riprese da
Pio XII nelle sue lettere e
nelle sue encicliche. Ma non si vuole che siate voi stesso a trarre
le conclusioni pratiche; mi pare di capire che si vuole che gli orientamenti
pratico-pratici siano dati da qualcuno da Roma e soprattutto non da
un laico. C’è al fondo un processo alle intenzioni per relegarvi nello
studio delle cose speculative e si temono le iniziative che potresti
prendere” (25 aprile 1940).Ma queste inquietudini non riguardano
solo Roma e l’Europa. Maritain negli anni trenta era stato in Canada
e negli Stati Uniti, nel 1936
aveva fatto un viaggio nell’America del Sud, tenendo conferenze
a Rio de Janeiro in Brasile, a Buenos Aires, Cordoba, Rosario
in Argentina, a Montevideo in Uruguay. Qui incominciano le prime polemiche
con gli ambienti della destra, favorevoli ai falangisti che in Spagna
avevano iniziato la guerra contro la Repubblica democratica.. Maritain
viene accusato di avere simpatie per il marxismo, ma nella sede della
rivista “Sur” a Buenos Aires, ha modo di precisare che non ha mai aderito
al “Fronte popolare” e che la rivista “Esprit” di Mounier, a cui ha
collaborato, non è mai
stata una rivista socialista. L’attacco ideologico parte dal
Canada, dove Ch. De Koninck, docente di filosofia
all’Università di Laval nel 1942. pubblica Del
primato del bene comune contro i personalisti, che viene riedito
l’anno dopo con una prefazione del card. J. M. Rodrigue Villeneuve,
arcivescovo del Québec. Si accusa Maritain di cedere al liberalismo
e al marxismo. Nel 1944, a
Santiago del Cile sulla rivista “El Diario Illustrado” mons. Arturo
Pérez, che aveva già pubblicato nel 1939 una brochure contro Maritain
recensisce I diritti dell’uomo
e la legge naturale, [lvi] accusandolo
di affermare l’uguaglianza di tutte le religioni. Il filosofo
risponde con una lunga lettera al direttore della rivista scrivendo
“ Mons Péres ha travisato il mio
pensiero, mi ha attribuito opinioni che non sono le mie e che ripudio
esplicitamente” (VIII, 1067) L’attacco più violento viene nel 1945
dall’Argentina con la pubblicazione a Buenos Aires, Jules Meinvielle[lvii]
accusa il filosofo di ripetere, di cedere al liberalismo, di deviare
dalla linea della ortodossia cattolica, scrivendo un libro polemico
dal titolo Da Lammenais a Maritain [lviii].
Lo stesso p. Garrigou Lagrange critica le esagerazioni di Meinvielle
scrivendogli: “Penso che Maritain
non ha visto dove certe sue concessioni potevano logicamente condurre......ma
il titolo sensazionale del vostro libro mi pare eccessivo, perché la
deviazione di cui voi parlate è ben lungi dall’avere le proporzioni
di quella di Lammenais, che fu in errore a riguardo dei fini della Chiesa.,
ritenendo che essa dovesse lavorare soprattutto per il benessere temporale
dei popoli...Non bisogna dimenticare che Maritain
ha scritto “Primato dello spirituale”“. (26 luglio 1946)
[lix]
Meinvielle non recede dalle sue posizioni, pubblica la lettera di Garrigou
Lagrange[lx]
e scrive un articolo velenoso Cattolicesimo
terrestre Maritain viene a conoscenza di questa corrispondenza e
irritato scrive a Garrigou Lagrange, perché ritiene che le sue affermazioni
siano nella piena ortodossia della Chiesa cattolica, confutando punto
per punto le tesi di Meinvielle.[lxi] Nel 1948
J. Meinvielle, che continua a scrivere contro, il filosofo[lxii],
è a Roma, viene ricevuto da Pio XII, come risulta dal Diario di Maritain, chein data 5 marzo regista: “Ho visto mons. Montini.
Mi ha parlato con grande amicizia. Meinvielle è stato ricevuto freddamente
dal Papa. Montini gli ha lavato la testa domandandogli che cosa ha fatto
l’Argentina di positivo per promuovere la dottrina cristiana, segnalandogli
l’inopportunità di queste polemiche.”( CCJ. III, 666-667) Veniamo alle polemiche
italiane, che non sono scoppiate nel 1956, in relazione ai condizionamenti
politici della vita culturale italiana, ma già molto tempo prima. Infatti
nel 1950 p. A. Messineo[lxiii]
attacca Maritain su “La Civiltà Cattolica”, scrivendo “L’Umanesimo integrale
proposto da certi scrittori come fondamento delle relazioni collettive
sul piano temporale non è in sostanza, a dire il vero, che un naturalismo
integrale, un naturalismo totale”[lxiv].
Quando poi Maritain nel 1951 pubblica L’uomo
e lo Stato in cui precisa
che la relazione tra lo Stato e la
Chiesa passa attraverso il corpo politico, perché lo Stato non
può istituzionalizzare una religione, ma deve rispettare le religioni
che si manifestano nel corpo politico della società civile., p. Messineo
nel 1952 scrive alcuni articoli contro, senza citare mai il
filosofo.[lxv] L’anno dopo
il card. Ottaviani in una conferenza all’Università Lateranense s Doveri
dello Stato cattolico verso la religione, attacca ripetutamente
Maritain senza mai citarlo.[lxvi]
Nel medesimo anno lo scrittore Guido Manacorda, in diversi articoli
sulla rivista “Critica fascista” accusa Maritain di essere un criptocomunista. Intanto a Roma e in Francia circola
un libello anonimo, in cui gli autori parlano dei rischi e dei danni
del maritainismo, elencando minuziosamente tutti i precedenti attacchi
sopra ricordati.[lxvii] Gli amici
del filosofo sono preoccupati Journet, mons. André Baron, rettore della
Parrocchia di san Luigi dei Francesi e W. d’Ormesson, nuovo ambasciatore
di Francia presso la Santa sede, consigliano Maritain di venire a Roma,
ma il filosofo non è d’accordo
e scrive a Journet “A dire io
vero, credo che tutto sia visto in relazione alla
situazione italiana e alla politica attuale della Santa Sede
in Italia. Andare a Roma significherebbe provocare disagi ed è per questo
che Montini non si è mostrato
favorevole a questa proposta” (8 maggio 1952). A d’Ormesson precisa
“Il mio desiderio era di andare
a Roma come Ambasciatore anziano a rendere omaggio al Papa e a Montini.
Non ho alcuna intenzione di fare un viaggio a Roma come un accusato
che va a difendersi.......Supponendo che il Vaticano (cosa che fa raramente,
del resto) domandi ad un autore spiegazioni
sul suo pensiero, bisogna essere pronti a darle e di buon cuore. Non
mi sottrarrei mai a persone che avendo autorità per pormi delle questioni
me le formulassero. Ma prendere l’iniziativa e giustificarsi di fronte
a calunnie anonime e a dicerie malevoli significherebbe accettare l’idea
che tali manovre possano essere efficaci..... Il mio pensiero è espresso
nei miei libri. Che li si legga (dal principio alla fine e con l’attenzione
che ci vuole). Se gli informatori delle autorità si fidano di falsi
testimoni, non ci spetta di riformare
tale stato di cose.....il mio maestro san Tommaso
non ha mai preso sul tragico gli attacchi di cui è stato oggetto
alla fine della sua vita da parte dei Dottori dell’Università di Parigi,
sostenuti dal vescovo di Parigi, sicuramente
tutti migliori teologi degli integralisti di Francia e di Argentina”
(2 maggio 1952) Ma nel medesimo anno
Maritain ha pure qualche soddisfazione, il Sindaco di Firenze, Giorgio
La Pira, lo invita a tenere una relazione al “Congresso per la pace
e la civiltà cristiana”. Non potendo partecipare si fa sostituire da
Journet e Montini che aveva suggerito questa iniziativa,
gli scrive “Qui la ricordiamo
sempre con devozione, anche se non basta il tempo per seguire tutta
la Sua sempre feconda opera di scrittore e di maestro. Sentiamo gli
echi di qualche importuna polemica, ma sembra non fare molta paura.
Vi è tanto bisogno di confortare il pensiero speculativo della nostra
generazione a riprendere le luminose vie della filosofia perenne; e
noi speriamo molto che Ella le sarà ancora di guida coraggiosa e sicura”
(13 luglio 1952) Le inquietudini che alla fine
del 1952 si assopiscono, riesplodono nel 1956[lxviii]
quando p. Messineo riaccende la polemica attaccando, direttamente Maritain,
accusandolo di naturalismo integrale e paragonando la sua filosofia
allo storicismo di Benedetto Croce.[lxix].Non
è possibile, in questo breve testo, seguire le inquietudini dei Maritain,
gli interventi, le prese di posizioni dei diversi gruppi cattolici, riassumere tutte le lettere ricevute, ma su
questa polemica una documentata riflessione va fatta.[lxx]
Journet in “Nova et Vetera”
il 30 settembre del 1956 pubblica un lungo articolo nel quale confuta
ad una ad una le critiche.[lxxi] In Italia
molte riviste difendono le posizioni di Maritain, la rivista “Humanitas”
pubblica un articolo di A. Gallia dal
titolo L’umanesimo integrale è
forse un integrale naturalismo? [lxxii],
nel quale l’Autore mette a confronto i testi di Pio XII e di Maritain
con quelli di Messineo. Jean
Daniélou scrive su “Témoignage chrétien”: “Maritain
ci aiuta, come Giorgio La Pira ad avere fiducia nella fecondità dei
principi del cristianesimo, per ispirare la sola civiltà che sia pienamente
valida” (CCJ IV 645) Il gesuita Charles Boyer[lxxiii]
scrive a Journet “Sono stato sorpreso
ed ho sofferto per l’articolo de “La Civiltà Cattolica”. Mi sarebbe
difficile parlarne con l’autore.Credo che gli sia stato richiesto, forse
in seguito a pressioni venute dall’America del Sud.... Conosco meno
le idee politiche e sociali di Maritain di quelle delle altre parti
della sua filosofia, ma non ha potuto scrivere quello che gli si rimprovera”
(4 ottobre 1956) Una lettera di p. Messineo a Rita Stocker conferma
che il dibattito era di natura teoretica:
“quando Maritain dalle regioni della pura speculazione si volge verso problemi
morali e sociali, ricompare in lui
la mentalità illuministica liberale, assorbita nelle angosce
prima della sua conversione.... In Brasile ed in Argentina, dove le
sue teorie hanno suscitato una corrente tra i giovani, gli attacchi
alla sua dottrina si susseguono da più di dieci anni” (CCJ
IV 666) Probabilmente
al di là di queste polemiche, e delle collusioni politiche italiane,
c’è stato un tentativo di denunciare Umanesimo integrale al Sant’Ufficio, comunque
la cosa non andò in porto, e una lettera di Paul Philippe dei Domenicani
del S. Ufficio a Journet è molto significativa: “E’ un momento di prova; lo trafiggono da parte
a parte. Essere accusato di seguire Bergson e Croce e di tradire la filosofia di san Tommaso è
il colmo! Da molti anni prego per lui, ma l’ho fatto ancor di più l’anno
scorso” (30 novembre 1957)Comunque la soddisfazione più grande per
Maritain viene dall’amico Montini, che nella relazione La
missione e il mistero della Chiesa al “Congresso dell’apostolato dei laici”, (1957) lo cita e suscita
un prolungato applauso. IL filosofo scrive all’Arcivescovo “Eccellenza, da un ritaglio di stampa vengo
a conoscere l’emozionante testimonianza che avete avuto la bontà di
darmi nel vostro recente discorso al congresso dell’Apostolato laico.
Sono colpito nel più profondo del cuore e voglio ringraziarvi con la
più profonda gratitudine.”(18 ottobre 1957) Montini risponde “.
Ho voluto inserire una frase di
commento ad un paragrafo del mio discorso al congresso sul laicato cattolico
a Roma, qualificando come eccessive le critiche fatte alla dottrina
sull’ Umanesimo di Vostra Eccellenza; ben poco, chè più non si poteva
dire, ma bastò per avere un applauso da una assemblea sensibilissima.
La ricordo sempre con devota memoria e volentieri pregherò per lei,
per le persone care che sono con lei. Qui l’atmosfera non è cambiata,
si vive sempre in grandi difficoltà spirituali. Ma la speranza cristiana
ci consola. Dio la benedica”. (22 ottobre 1957)[lxxiv] Le proposte maritainiane di
una nuova cristianità pluralista, che rappresentano il superamento dello
scontro tra laicismo e clericalismo, non furono attaccate, solo da destra,
ma anche da sinistra. Infatti il
teologo peruviano, Gustavo Gutierrez,[lxxv] fondatore della teologia della liberazione,
nei suoi scritti critica l’ Umanesimo
integrale, perché disimpegna la Chiesa dall’intervenire in politica. 9) Il Contadino
della Garonna e il Mistero
della Chiesa Al di là delle polemiche filosofiche e politiche, nelle quali, il
confronto delle idee è condizionato dalle diverse persone in gioco,
se si vuole cogliere nella sua coerente unità la riflessione sui problemi
teologici, bisogna fare riferimento a due libri, che
il filosofo scrive nel suo rifugio di Tolosa, che insieme costituiscono
come un dittico, il primo Il contadino
della Garonna (1966) quasi
una pars destruens, il secondo La Chiesa del Cristo. La sua persona e il suo
personale (1970) [lxxvi]
quasi una pars costruens.
della sua ecclesiologia. Mentre
nella primo Maritain fa un quadro provocatorio sugli esiti immediati
del Concilio Vaticano II nella cristianità disorientata da tante novità,
spesso stravolte, nella secondo, spaziando lungo tutto l’arco della
storia della Chiesa, indica con sereno ottimismo le certezze di un cammino
mai interrotto, che sempre si rinnova. Questi due libri non sono opere
di pia apologetica cosi non sono opere di una mera analisi sociologica,
ma vogliono essere una riflessione filosofica.. Lo afferma Maritain,
che scrive nella introduzione a Il Contadino della Garonna: “...il mio scopo non è quello di fare
un quadro sociologico o clinico del mio tempo. Non mi interrogo su di
esso, bensì a proposito di esso. Ciò che mi inquieta non è lui, ma le
idee che vi si incontrano a tutti gli angoli delle strade e di cui alcune
hanno bisogno di essere ben ripulite”.(XII,
680) Maritain fa il mestiere di filosofo, lavora con i concetti e con
il ragionamento, preoccupato solo di cogliere l’essere nella sua verità,
anche se sa che molti non lo sapranno comprendere, perchè dopo Cartesio[lxxvii]
la filosofia, tradendo se
stessa, è diventata una ideosofia,
ha messo l’essere tra parentesi, e si accontenta di girare a vuoto su
se stessa, risolvendosi sterilmente nel pensiero debole che ha contaminato
anche la Chiesa. Così, oggi, Gianni
Vattimo, può dire al suo maestro
Gustavo Bontadini di “credere di credere”,[lxxviii]
e rinuncia a s.Tommaso che afferma
“non crederei se non vedessi che devo credere”. Maritain si rammarica
di questo nuovo modernismo che pretende di restare cristiano, mentre viene a snaturare i fondamenti stessi del cristianesimo,
riducendo le verità fondamentali della fede a miti, perchè, seguendo E. Husserl applica il metodo fenomenologico
alle verità di fede, o pretende con
Theilhard de Chardin di ibridare la teologia con la scienza, risolvendo
il Cristo dei Vangeli nel Cristo cosmico o risolve il problema della
salvezza in una speranza terrena con le sue simpatie per
Roger Garaudy. Si è giunti così, al
termine del processo di secolarizzazione, a secolarizzare lo
stesso cristianesimo, siamo davanti ad una umanità sfigurata,
che ha perso il senso di essere un’immagine di Dio. L’analisi di Maritain
è spietata, anche nel linguaggio provocatorio che usa. Siamo di fronte
ad una Grande Sofistica per la quale la stessa
esistenza di un Dio trascendente è un non-senso; ad una filosofia malata
da una parte di cronologia epistemologica, per cui se non si è moderni si è dei sorpassati,
perché la verità muta col tempo, e dall’altra di logofobia secondo cui il linguaggio ha
un valore soltanto simbolico, perchè alle parole non corrisponde la
realtà. Ci si è dimenticati
che “non è il linguaggio a fare i concetti, ma sono i concetti a fare
il linguaggio” .(XII, 694)Si è giunti così al disgusto per la ragione
che porta la cultura moderna a rifiutare la stessa prefilosofia del
senso comune per ridurre tutte le conoscenze al regno del fenomenico,
del provvisorio, del precario per cui “si rinuncia alla Verità per la
verifica, alla realtà per il segno” (XII, 694) E’ in questa prospettiva
fenomenologica, che la teologia si risolve in una teologia simbolica, che allude al mistero
rivelato ma non lo può dire, perchè
il sacramento non è ciò che si sa di lui. Questa teologia che
si ferma al segno-simbolo
linguistico, e non passa dal segno
al significato reale, per Maritain è una sorta di letteratura, alla maniera di s.Paolo una bella favola, che gli uomini si sono costruiti
per soddisfare il loro udito, una falsa moneta che scaccia quella buona.
Ma, osserva Maritain, è proprio
la Bibbia stessa ad essere realista
ed in particolare il Vangelo: “La rivelazione giudaico-cristiana
è la testimonianza più forte, la più insolentemente sicura di se stessa,
resa alla realtà in sè dell’essere
sia dell’essere delle cose che dell’Essere sussistente di per
sè. Il cristianesimo professa con tranquilla impudenza ciò che nel vocabolario
filosofico si chiama il realismo.”
(XII, 8OO), Solo la filosofia di san Tommaso, richiamandosi ad Aristotele, esprime questo realismo, ma questa convinzione
non porta Maritain a concludere che la Chiesa debba imporre nelle sue
scuole il tomismo : “Senza dubbio i professori di teologia hanno obblighi
speciali verso la Chiesa, essendo la teologia cosa di Chiesa, mentre
la filosofia è cosa del mondo, o della cultura. Ma non sarebbe davvero
ideale avere dei professori di teologia che, non stimando vera la dottrina
di s.Tommaso, la insegnassero per obbedienza e come pappagalli” (XII,
891) Il contadino della Garonna suscitò consenso e dissenso,
approvazione e disapprovazione, come si può riscontare dalla
rassegna delle numerose recensioni[lxxix] ma ebbe
il merito di scuotere le coscienze, di avvertirle che il Concilio
era ancora tutto da realizzare e non nella rottura con il passato, ma nel
suo rinnovamento. Riporto solo un paio di giudizi. J. Guitton scrive
su L’Osservatore Romano” “Io
non sono della sua generazione e tanto meno della sua schiera di amici
o di discepoli...Ciononostante devo confessare che, attraverso vie discordanti,
il nostro pensiero coincide con il suo” (14-15 novembre 1966 ). F. Mauriac
fa del problema una questione morale e scrive su “Le Figarò Litteraire” : “ Il contadino della Garonna non ha fatto
altro che ricordare ai suoi 60.000 lettori che la santità, per inimmaginabile
che sia, è ciò che è proposto a ciascuno di loro, ogni giorno, ogni
istante se essi vi acconsentono” (2 febbraio 1967)
Il libro fu tradotto in Italia solo nel 1969, e nel medesimo
anno ebbe due edizioni. Paolo VI, era stato informato del nuovo volume.
A. Grunelius, lo ricorda in una sua nota “Al momento della pubblicazione
Maritain incaricò mons Baron di andare a parlare di questo libro a Paolo
VI per spiegargli da parte sua perchè e come l’aveva scritto. L’accoglienza
del Papa fu estremamente favorevole ed incoraggiante”[lxxx].
Maritain, memore delle polemiche sorte intorno a Umanesimo integrale era restio ad autorizzarne la traduzione; d”altra
parte anche mons. P. Macchi, raccomanda a Maritain di rimandare la traduzione
“in relazione al contesto italiano”,
e “per evitare tutte le polemiche
che sarebbero nefaste qui più che altrove”. ( 22 dicembre 1966)
Solo in una successiva lettera del 22 aprile 1968 mons. Macchi giudica
possibile la traduzione. Anche in Italia si ebbero delle polemiche,
qualcuno pensò che Maritain, invecchiato, fosse divenuto tradizionalista
e avesse rinunciato al suo spirito rivoluzionario .Ma
al direttore della rivista “Masses ouvrières” Maritain scrive:
“C’è gente che in Italia pretende che io abbia rinnegato Umanesimo Integrale! E’ una stupidità e una calunnia; tengo più che
mai a tutte le posizioni di Umanesimo
Integrale; è della crisi che attualmente
attanaglia l’intelligenza e la fede che io mi sono, occupato nel Contadino
della Garonna”[lxxxi]
La questione era una questione di filosofia, e gli attacchi da destra
in nome della teologia e da
sinistra in nome della politica sono dovuti soprattutto alla fedeltà
a san Tommaso. La pubblicazione di La Chiesa
del Cristo, con le analisi storiche dei suoi momenti critici, dalle
Crociate al rogo di Rouen, dall’Inquisizione al caso Galileo, fu una
conferma in positivo delle posizioni di Maritain, che distingue tra
la Persona della Chiesa e il suo personale. Distinzione sottile che non
va fraintesa, perché la Chiesa nella sua persona non è un puro spirito,
ma ha un suo corpo, conseguenza e sviluppo nella storia dell’Incarnazione
del Verbo. "La Chiesa, considerata nella sua unità e nella sua
universalità ha una personalità che trascende quella dei suoi membri"
(XIII, 41). Maritain precisa “come dice sant Agostino, la Chiesa per
quanto riguarda insieme la sua anima invisibile e il suo corpo visibile
ha una personalità distinta da quella dei membri che la compongono,
e proprio in quanto Chiesa essa è una persona”. (XIII, 35) "La
persona in sè stessa, come entità metafisica, è invisibile nella Chiesa
come in ognuno di noi. Nella Chiesa, come in ognuno di noi, essa è visibile
agli occhi per mezzo del suo corpo, all'intelletto per mezzo dei segni che da lei emanano e che la manifestano".(XIII,
233) La Chiesa presa materialmente è visibile nella moltitudine dei fedeli,
presa formalmente è visibile in
confuso; ad esempio nel Papa, che "può essere un grande peccatore
ma che (condizione presupposta dal suo carisma: “conferma i tuoi fratelli”)
non perderà mai la fede (XIII, 234); infine,
è visibile distintamente
nei santi, nell'ordine sacramentale, nella parola di Dio insegnata dal
Magistero. La incomprensione della distinzione tra la Persona della
Chiesa, presente nel ministero dei credenti, laici od ecclesiastici
quando agiscono in quanto cristiani e il personale, che
nella sua umanità può sbagliare e peccare, agendo da cristiani nel mondo, è all’origine delle polemiche sorte intorno
a Maritain. In tutto il volume si sente la presenza della lunga meditazione
che Journet ha fatto sul mistero della Chiesa: la Chiesa è santa, ma
è fatta di peccatori. La santità della Chiesa è come un valore aggiunto
rispetto alla santità dei suoi singoli membri, ciascuno impegnato nella
sua responsabilità personale. La santità della Chiesa trascende qualitativamente
la santità dei suoi singoli membri: “essa aggiunge alla loro somma un
ordine come quello che una sinfonia aggiunge alle molteplici voci degli
strumenti. In altre parole, la Chiesa è santa, non come un semplice
aggregato, ma in tanto quanto forma un tutto personale; la sua santità, benché,
esista nei suoi diversi membri e non fuori di essi, è quella di un tutto
personale”. (XIII, 256) La Persona della Chiesa è infallibile, ma il
suo personale è fallibile quando agisce per causa propria Un altro aspetto di questo libro riguarda l’ecumenismo e il dialogo
inter-religioso. Problema di rilevante attualità dopo che la Dominus Jesus della “Congregazione per
la dottrina della fede” ha ribadito il principio fondamentale della
“unicità e unità della Chiesa”, per cui fuori della Chiesa cattolica
non ci può essere salvezza.
Ma ci sono modi diversi di appartenenza alla Chiesa in relazione alle
condizioni socio-culturali in cui ciascuno viene a trovarsi. Maritain
precisa che l'espressione fuori
della Chiesa non c'è salvezza, sintesi di una dichiarazione del
Concilio di Firenze (1438-1445) va considerata con estrema attenzione,
perché "tutti i non-cristiani e i cristiani non cattolici, che
hanno in sè la grazia di Cristo, sono invisibilmente nella Chiesa visibile"
(XIII,173), in quanto la grazia di Cristo raggiunge anche coloro che
non lo conoscono o lo conoscono male. Infatti nel sovraconscio dello spirito anche un non credente può vivere di fede,
in quanto la fede richiesta per salvarsi
"non è una fede formulata in concetti sul piano del pensiero
cosciente, bensì una fede che sia presente nell'anima ed abbia presa
su di essa attualmente e formalmente,
anche se in seguito ad uno di quei blocchi
tutt'altro che rari nella
psicologia umana, essa non può
passare nella coscienza ed ivi formularsi in concetti e in parole. Una
fede simile anche un ateo può possederla, pur senza saperlo. E’ il segreto
di Dio". (XIII,175-6) Maritain non solo considera
soggettivamente la salvezza
di ogni uomo di buona volontà, ma cerca anche di individuare oggettivamente nelle le diverse confessioni
religiose tracce dell’unica Chiesa: bisogna considerare non solo “la
presenza invisibile nella
Chiesa visibile” ma anche la presenza
invisibile della Chiesa visibile” (XIII, 102). Nel primo caso appartengono
invisibilmente alla Chiesa visibile tutti gli uomini di buona volontà;
nel secondo caso sono invisibilmente presenti, in diverso grado,
elementi della Chiesa visibile in tutte le confessioni, anche
se le medesime concettualmente non li riconoscono. Maritain, prima di
passare ad esaminare gli elementi
di Chiesa presenti nelle comunità cristiane dissidenti, ed anche
nell'ebraismo e nell'islamismo, precisa:
"per gli elementi di Chiesa, che esistono in atto in queste comunità,
è l'intera Chiesa visibile, è la persona stessa della Chiesa nella sua
condizione terrena, che è resa per essi virtualmente presente".
(XIII, 196) Vi è quindi una presenza invisibile della Chiesa visibile
nelle religioni monoteiste, ma si possono anche trovare dei pre-elementi di Chiesa, come preparazione
di ordine naturale alla vita di grazia, nel Bramanesimo e delle ombre di Chiesa nel Buddismo; infine si possono trovare tracce di Chiesa come "un appello, sul piano temporale
e puramente terreno, a una condizione sociale più degna dell'uomo"
nel marxismo, anche se “nel Partito sono degenerate nella peggiore contraffazione”
(XIII, 213). Una simile problematica non
poteva non generare nuovi dibattiti, ma dei numerosi giudizi su quest’opera[lxxxii]
riporto quello di mons P. Macchi, , “Rassicuratevi, qui non c’è posto
per le interpretazioni malevoli che hanno sviato qualcuno dei vostri
amici; il libro e il suo titolo sono stati perfettamente compresi come
un doppio cammino di amore e di luce di un vecchio filosofo, la cui
intelligenza penetrante rischiara ammirevolmente il mistero della nostra
santa madre Chiesa. Con l’acribia penetrante che vi caratterizza e la
generosità di cuore che vi è propria, voi sbrogliate
l’inestricabile groviglio delle passioni umane fino al fondo
dell’organismo ecclesiale, facendo così risplendere nella più pura luce
l’inalterabile santità della persona della Chiesa malgrado gli errori
e i peccati del suo personale. Senza dubbio questa distinzione sarà
per molti liberatrice, come tante osservazioni così opportune su episodi
che hanno dolorosamente segnato la vita della Chiesa nel suo pellegrinaggio
terrestre. E’ auspicabile che molti lettori beneficino delle vostre
precisazioni ed imparino con voi a distinguere
per unire, secondo quella formula che sotto la vostra penna infaticabile
ha trovato una prodigiosa fecondità. Posso ancora dirvi, che in un ora
in cui troppe prese di posizione si manifestano in una maniera dolorosamente
intransigente, l’humor discreto che profuma la vostra opera è ancor
più apprezzabile?”. (18-12-1970), Maritain
risponde ringraziando per questa lettera che considera “come un regalo
di Natale inviato dal cielo!” (24 dicembre 1970) 10) Giovan Battista Montini/Paolo
VI: una lunga amicizia nella verità Nei paragrafi precedenti si è già avuto modo
di parlare delle relazioni intercorse tra i Maritain e G. B. Montini[lxxxiii],
ma questa relazione intellettuale va analizzata con maggiore attenzione
non solo per la sua durata e per il ruolo giocato nella storia da Paolo
VI, ma per la loro sintonia spirituale, nel riconoscere nel tomismo
l’autentica filosofia cristiana, nella democrazia un valore morale,
nell’ecumenismo e nel dialogo interreligioso una metodologia per la
pace nel mondo. Montini nel 1923 mentre è a Varsavia per il
suo primo incarico diplomatico,
si fa inviare dai famigliari[lxxxiv]
una delle prime opere di Maritain l’Introduzione
generale alla filosofia., che diventa un suo testo di riferimento
negli anni giovanili. Da allora, come risulta dal catalogo della sua
biblioteca, legge quasi tutte le opere del filosofo, che spesso, riceve
con dedica. L’intesa intellettuale tra i due si sviluppa non solo sul piano della filosofia e della
spiritualità, ma anche su quello della politica. Entrambi concordano
nel giudizio sul movimento nazionalista
“L’ Action Française’, condannato dalla autorità ecclesiastica
nel 1926. Montini nel recensire il volume, La
politique de Charles Maurras di G. Oberson [lxxxv]
sottolinea come il giudizio negativo sul movimento non riguardi soltanto
l’azione politica ma soprattutto i suoi fondamenti culturali. Maritain,
nel 1927 in Primato dello spirituale[lxxxvi],
precisa che l‘azione della Chiesa proviene da un piano più alto della
politica, ed osserva “ A proposito dell’atteggiamento molto riservato
della Santa Sede nei riguardi del fascismo e delle sue censure contro
“L’Action Française”, certe persone, giudicando insolentemente delle
cose della Chiesa, hanno parlato di un scivolamento a sinistra, come
se ciò che è costruito sulla roccia potesse scivolare a destra o a sinistra”.
(III, 868) Sul piano culturale la traduzione di questo volume
in italiano, voluta da Montini, del volume in pieno regime fascista
è significativa, perché si afferma il primato dello spirituale sulla
e nella politica, e si condanna
ogni forma di nazionalismo, considerato intrinsecamente contrario al
cristianesimo. Maritain
tra il 1921 e il 1924 scrive una serie di articoli, che raccoglie nel
volume Tre riformatori ,[lxxxvii]indicando
in Lutero il riformatore della religione, in Cartesio il riformatore
della cultura, in Rousseau il riformatore della politica. Il volume
viene tradotto in italiano personalmente
da. Montini nel 1928[lxxxviii]
che nella prefazione evidenzia come il punto di leva della critica maritainiana
sia il tomismo, ma non un tomismo conservatore e ripetitivo bensì un
tomismo moderno, aperto a catturare tutte le verità via via enucleate
nella storia della filosofia pur se inviscerate in sistemi diversi e
contrari: “Il tomismo di Maritain non solo a questi ha valso un nome,
che, ormai in Italia, rende superflua ogni presentazione; ma ha valso
al tomismo stesso una celebrità, che molti dei suoi stessi difensori
dubitavano potesse raggiungere nel nostro tempo; quella di una originalità,
di una espressività, di una verginità, per
così dire, che lo fa rampollare, senza nulla avere perduto della
sua rude forza di quercia annosa, con primaverili germogli nel campo
del pensiero e dell’arte”[lxxxix] Montini,
Assistente della Fuci dal 1925 al 1933 fa conoscere Maritain ai suoi
giovani, segue le pubblicazioni del filosofo, nel 1931 appare in “Azione
fucina” la recensione di Religione
e cultura, in particolare Montini, studioso appassionato dell’arte sacra e della religiosità dell’arte si interessa ai libri di estetica.
Nel 1937 riceve con dedica la nuova edizione di Arte e scolastica[xc] e scrive al filosofo: “Signor Professore, ho appena ricevuto il bel
volume, che conoscevo dalla sua prima apparizione,. Io vi ringrazio
di cuore per l’invio e per l’attenzione che voi avete avuto nel mettere
la vostra dedica. Questa nuova edizione mi procura il piacere di ascoltarvi
una volta di più e di provare ancora il senso di purezza e di gioia
che voi sapete donare a coloro che camminano con voi nella esplorazione
tranquilla e profonda delle cose vere. Ciò che mi tocca di più questa
volta è il vostro ricordo, è l’amabile bontà che voi
mi testimoniate. Vi sono profondamente riconoscente. A mia volta
vi prego di gradire i migliori auguri che formulo per voi e perché la
vostra attività sia profittevole sempre per la buona causa e per il
trionfo della verità cristiana.”[xci].
Montini non solo legge e studia Maritain ma, quando il filosofo è a
Roma come Ambasciatore, lo coinvolge
nel suo apostolato intellettuale, e da parte sua Maritain non manca
di intervenire sulla concretezza degli avvenimenti politici. Nel 1946,
dopo un progrom contro gli ebrei avvenuto in Polonia con più di quaranta
morti, scrive una lettera a Montini richiedendo un intervento del Papa
“... dovunque vado mi rendo conto che gli ebrei e i cristiani hanno bisogno
che una voce --la voce paterna,
la Voce per eccellenza, quella del Vicario di Cristo-- dica al mondo
la verità e apporti la luce su questa tragedia. A questo riguardo, permettetemi
di dirvelo, c’è stata una grande sofferenza nel mondo. E’, non lo ignoro,
che in ragione di una saggezza e di una bontà superiore,
allo scopo di non rischiare di esasperare ancora la persecuzione e di
non provocare ostacoli insormontabili all’azione di salvataggio che
egli portava avanti, che il Santo Padre si è astenuto di parlare direttamente
degli Ebrei e di richiamare direttamente e solennemente l’attenzione
del mondo sul dramma di iniquità che si svolgeva contro di loro. Ma
ora che il nazismo è stato vinto e che le circostanze sono cambiate,
mi sia permesso di comunicare a Sua Santità l’appello di tante anime
angosciate e di supplicarLo di fare intendere la sua parola”( 12
luglio 1946). Maritain, che, non potendo partecipare, aveva inviato
una lettera alla “Conferenza di Seelisberg” organizzata dal “Consiglio
internazionale dei cristiani
e degli ebrei”, composto da ebrei, protestanti, cattolici,[xcii]
si preoccupa dell’antisemitismo presente nella tradizione cristiana,
ricordando le espressioni della preghiera della liturgia del Venerdì Santo Pro perfidis
Judaeis risalente al VII°
secolo e scrive a Montini per ottenere una modifica del testo, realizzata
poi da Paolo VI nel 1970. Un confronto tra il testo primitivo e il nuovo
sottolinea l’importanza della modificazione.[xciii]
Maritain il 5 marzo 1948
ha un colloquio con Montini che gli manifesta le sue preoccupazioni
per la situazione politica internazionale, soprattutto nei rapporti
con la Russia comunista. Jacques ricorda nel Diario
e prepara una lunga relazione, che trasmette il 12 aprile
nella quale suggerisce l’opportunità che il Papa invii “una lettera
a tutti i capi di Stato (compreso Stalin) scrivendo loro a titolo personale
o come Vicario di Cristo, esortandoli alla pace......riprovando l’idea
di una fatalità delle guerra, insistendo sull’orrore indicibile e il
suicidio del mondo civilizzato, conseguenti ad una nuova guerra” (III
921-931) Maritain insiste sul primato dello spirituale
ma vuole anche garantire l’indipendenza della Chiesa ed auspica
l’internazionalizzazione dei patti lateranensi In una sua relazione
al Governo francese si legge:
“Mons. Montini mi ha confidato come, all’epoca della conclusione del
Trattato Lateranense, fosse stata esaminata in Vaticano l’opportunità
di depositare il documento presso la Società delle Nazioni; e come,
al momento, dell’occupazione di Roma da parte delle forze tedesche,
i giuristi vaticani avessero concluso in senso affermativo uno studio
diretto ad accertare se il Trattato stesso -sebbene tale deposito non
fosse stato effettuato - dovesse considerarsi valido anche nei riguardi
di Stati terzi”[xciv] Il giudizio conclusivo di Maritain
sulla sua esperienza romana è piuttosto critico: “Il realismo di Pietro
si preoccupa di conservare nella
pratica i diritti dell’autorità e le posizioni giuridiche acquisite,
piuttosto chesuscitare le grandi luci speculative di Paolo o promuovere
l’amore evangelico di Giovanni”[xcv]
Maritain in particolare è preoccupato per il coinvolgimento della Santa
sede nelle questioni politiche italiane.Maritain lascia l’Ambasciata
e torna in America nel maggio del 1948, Montini
dalla Segreteria di Stato invia al filosofo gli auguri di Natale “Ho
bisogno di assicurarvi da parte mia che qui tutti quelli che vi hanno
conosciuto conservano di voi un
fedele e incancellabile ricordo e sperano che malgrado le vostre assorbenti
occupazioni troviate modo di
venire a Roma durante l’anno Santo ?” (9 dicembre 1948) Montini,
Arcivescovo di Milano non si limita a difendere Umanesimo integrale di Maritain, come si è visto, ma utilizza la problematica
affrontata in questo volume
in un passaggio dei Pareri e voti
per la buona riuscita del Concilio[xcvi]
inviati l’8 maggio 1960 alla
Commissione antipreparatoria del Concilio Vaticano II. [xcvii]
Il cardinal Montini nel medesimo anno per la festa di san Giacomo invia
una lettera di auguri in cui scrive: “Accolga
questi voti con la bontà di cui ebbi già tante prove, specialmente al
tempi della Sua missione presso la Santa Sede. Come tuttora mi piacerebbe
commentare con Lei gli avvenimenti di questi ultimi anni e sapere il
Suo giudizio su tante cose! Che cosa pensa della convocazione del Concilio?
Come va la vita della Chiesa in questo periodo?” (25 luglio 1960) G. B.
Montini viene eletto papa col nome di Paolo VI il 21 giugno 1963., e
diventato Pontefice non si dimentica dell’amico, ne cerca il consiglio,
servendosi del segretario, anche se Maritain
è ben conscio che la loro relazione è cambiata, come scrive,
dopo un colloquio con Paolo VI, a mons. Macchi,:“Il
Santo Padre, dopo avermi parlato dei diversi messaggi che ha intenzione
di indirizzare alla chiusura del Concilio, mi ha domandato di riflettere
a ciò che potrebbe essere detto ai professori, pensando che qualche
barlume di luce nasca a riguardo di questo nel mio spirito.
Ciò che le mie riflessioni mi hanno fatto
vedere è l’abisso che separa un pensiero ed una parola ispirate
come quelle del Vicario di Gesù Cristo e non importa quale suggestione
che un povero filosofo privo di ogni istinto profetico potrebbe avere
la straordinaria presunzione di permettersi” (3 novembre 1965) Paolo VI cita nei suoi interventi
diciassette volte Maritain, su argomenti vari, dal problema dell’ateismo
contemporaneo al problema del primato della contemplazione nella stessa
vita liturgica.[xcviii]
Ne ricordo solo alcuni. Nella “catechesi
del mercoledì” dell’11 dicembre 1968 sottolinea come l’ateismo sia una
specie di fede rovesciata e fa riferimento ad un passo di Il significato dell’ateismo contemporaneo,[xcix]
in cui Maritain scrive “Tutto ciò significa che l’ateismo assoluto ha
il suo punto di partenza in un atto di fede a rovescio, è un impegno
religioso di grande stile. Noi abbiamo qui la prima contraddizione interna
dell’ateismo contemporaneo; esso proclama la scomparsa necessaria di
ogni religione ed è esso stesso un fenomeno religioso” (IX, 451) Nel
1971 in un “Discorso alla Congregazione plenaria del Segretariato per
i non credenti” cita ancora da questo volume: “Credere in Dio significa
vivere in modo tale che la vita non potrebbe essere vissuta se Dio non
esistesse” (IX, (469) L’anno prima
in occasione del XXV anniversario della fondazione dell’ONU nel Messaggio
Paolo VI aveva inviato un messaggio nel cita un testo di Maritain da
Cristianesimo e democrazia,[c]
sottolineando come per la comprensione e la collaborazione dei popoli
sia necessario un umanesimo eroico. Ma oltre
a queste numerose citazioni nei documenti pontifici, bisogna considerare
i rapporti personali tra i Pontefice e il filosofo. Nel dicembre del
1964 Paolo VI manda a Tolosa, mons.
Macchi per invitare Maritain ad insistere presso Journet affinché il
teologo accetti la nomina a Cardinale, e per considerare alcune questioni
in discussione al Concilio. Sugli argomenti di queste conversazioni
Maritain stese quattro 'memoranda" riguardanti La
verità, La libertà religiosa,
L’apostolato dei laici, La preghiera e la liturgia” che furono recapitati a mons. Pasquale Macchi.[ci] L’ 11 settembre
1965 Maritain incontra a Castegandolfo Paolo VI che gli chiede di formulare
dei suggerimenti per un messaggio agli insegnanti. Il filosofo in una
lettera a. Macchi in data 3 novembre sviluppa alcune considerazioni.
Come abbiamo visto Maritain, che era preoccupato per il risorgere dell’antisemitismo
e seguiva i lavori del Concilio sulla questione ebraica, fa avere a
Paolo VI le bozze del volume Il
mistero di Israele[cii]
con una lettera a Macchi :“Non ho alcuna intenzione di importunare il
Santo Padre con questo nuovo libro; mi permetto di fare presente che
se un giorno avrà del tempo da perdere, potrà gettare uno sguardo alle pagine da 33 a 38; queste pagine trattano di un
problema di cui noi abbiamo più volte parlato alla Segreteria di Stato,
all’epoca in cui avevo l’onore e la gioia di rendere frequentemente
visita a mons. Montini” (6 ottobre 1965).. Maritain sperava che
il Concilio non si limitasse ad una “deplorazione” ,ma giungesse ad
una vera e propria “condanna” dell’antisemitismo. Dopo la chiusura del
Concilio il 12 dicembre 1965, Paolo VI riceve Maritain con André Baron,
al termine del colloquio li accompagna nella cappella privata, e Macchi chiede al
filosofo di preparare un testo per commentare in un volume i disegni
delle sculture della Via Crucis
di Lello Scorzelli che ornano la cappella. J. accetta e prepara un commento
con testi suoi e di Raissa.[ciii] Gli storici, attraverso l’analisi dei documenti,
potranno valutare quale sia stata l’influenza sugli esiti dei lavori
conciliari, ma è già di per
sè significativo il fatto che Paolo VI abbia voluto consegnare proprio
a Maritain, il Messaggio agli
uomini di pensiero e di scienza, nel quale per ben quattro volte
fa riferimento alla verità come oggetto e scopo della ricerca. (l’8
dicembre 1965) Anche l’altro aspetto della riflessione maritainiana,
riguardante la libertà di coscienza, era stato risolto nella dichiarazione
Conciliare Dignitatis Humanae
sulla libertà religiosa, promulgata il 7 dicembre 1965.[civ] Nel 1966 si organizza
a Parigi un “Incontro delle culture all’Unesco, sotto il segno del Concilio Vaticano II” a cui sono invitati a parlare un cattolico,
un ortodosso, un luterano,
un musulmano, un ebreo. Il card. Benelli, su suggerimento di
Paolo VI, chiama Maritain, a rappresentare la posizione dei cattolici.
Il filosofo parla su Le condizioni spirituali del progresso, e della pace, e, commentando la Gaudium et spes, , cita due volte Paolo VI.
Per la pace bisogna rinunciare all'idea dello Stato sovrano e pensare
al bene comune dell'umanità. ”Si tratta di fare riconoscere agli spiriti,
in tempi lunghi, la verità di tutta una filosofia politica e di un’etica
politica, fondate sulla ragione illuminata dalla fede”.(XIII,
760) Maritain muore il 28 aprile
1973, il giorno dopo Paolo VI in piazza san Pietro al “Regina Caeli”
affiancando nel ricordo il filosofo a Santa Caterina da Siena ricorda
la morte del filosofo con queste parole: “Maritain, morto ieri a Tolosa,
è davvero un grande pensatore dei nostri giorni, maestro nell’arte di
pensare, di vivere e di pregare. Muore solo e povero, associato ai “Petits
Frères” di Padre Foucauld. La sua voce, la sua figura resteranno nella
tradizione del pensiero filosofico, e della meditazione cattolica.”[cv].
Poco dopo Paolo VI inaugura nei Musei Vaticani la “Collezione d’Arte religiosa moderna” con un discorso agli
artisti nella Cappella Sistina ( 28 giugno 1973) Anche questa iniziativa, nella stessa denominazione del museo,
che riguarda la religiosità dell’arte e non solo l’arte sacra, documenta
la comunione di pensiero tra Montini e Maritain.[cvi]
Una intesa spirituale, che una lettera al filosofo, , scritta a mano
per ringraziarlo del volume di Raissa Poèmes
et essais , documenta molto bene: “Caro
e illustre Professore! Dono prezioso il libro, ch’Ella mi manda: per
la dedica con cui mi è offerto; per la Persona, che in essa rivive,
parla, sogna, canta e adora; e per il fascino di candore sentimentale,
di musica spirituale, di tensione verso l’ineffabile, che emana dalle
sue pagine. Invita a pensare, a pregare; suscita la nostalgia della
contemplazione, e offre a chi ne è assetato qualche sorso di consolazione.
Non posso pensarlo questo libro che sgorgato dalla conversazione con
Lei, in una mutua attenzione ai misteri della realtà: quale comunione!
verità e bellezza, filosofia e poesia, studio e orazione, pensiero e
amore; e Dio sempre presente e vivente, segreto e rivelazione. La ringrazio
e La benedico. Dico per Lei e per la Sua consorte un’invocazione al
Signore, piena di desideri e di speranze. In Cristo.” Paulus PP
VI (24 febbraio 1969) [cvii] Piero Viotto [i] Journet Charles (1891-1975) ordinato sacerdote nel 1917
esercita il ministero a Friburgo e a Ginevra seguendo in modo particolare
i giovani universitari. Dal 1924 al 1970 J. insegna teologia dogmatica
nel seminario di Friburgo. Nel 1926 fonda la rivista “Nova et Vetera”,
che dirige fino alla morte. Journet fa diversi viaggi in Polonia ed
in Italia. Nel 1965 l’Università di Friburgo gli conferisce la laurea
honoris causa. Giovanni XXIII lo nomina membro della “Commissione
teologica “ che prepara il Concilio; Paolo VI lo nomina cardinale.
Bibl. L’ Opera Omnia è in corso di pubblicazione
presso le Editions Saint-Augustin, Saint Maurice (Svizzera). tr. Teologia della Chiesa, Marietti, Torino
1965; Introduzione alla teologia;
Paoline, Alba 1956; Conoscenza
e inconoscenza di Dio, Massimo, Milano 1981; Il mistero della Chiesa secondo il Concilio Vaticano II, Queriniana,
Brescia 1992; Il male, Borla,
Roma 1993;; Cfr. I numeri
monografici di “Nova et Vetera”:
L’œuvre de Charles Journet L,
n4, ottobre-dicembre 1975,
e Charles Journet: un théologien contemplatif
LXV, n4, ottobre-dicembre 1991. E. Lemière, Une
théologie de l’Eglise au XXe siècle: C. Journet, Parole et Silence,
Saint Maur 1999; P. Viotto,
L’ecclesiologia di Journet nella pastorale
di Montini in “Studium”
5 settembre-ottobre 1999, pp. 721-734. AA.VV. Ch. Journet un témoin du XX° siècle, Parole
et silence, Saint Maur (Svizzera) 2003, pp. 434 [ii] Ch. Journet, Le mal. essai théologique, Desclée
de Brouwer, Paris 1961; tr. Il male, Borla, Roma 1993; J. Maritain Dio e la permissione
del male, Morcelliana, Brescia
1965; Entrambi si sono anche confrontati con il peccato degli
angeli in una serie di articoli, raccolti poi nel volume J. Maritain,
Ch. Journet, Philippe de la Trinité, The Sin of the Angel, The Newman Presse,
Westminster (Maryland) 1959 con prefazione di Maritain [iii] René Mougel negli Archivi di Kolbsheim ha rintracciato tra le carte di Maritain alcuni appunti manoscritti di Journet su carta intestata dell’ Ambasciata di Francia ,non datati, che sono stati pubblicati col titolo Qualche punto che sembra urgente, ma non se ne conosce la destinazione, che potrebbe essere il Papa tramite mons. Montini. (CCJ. IV 805-810) [iv]J.Maritain, Introduzione generale alla filosofia tr di A. Coiazzi, Sei, Torino 1922, [v] U. Clérissac, Il mistero della Chiesa, Morcelliana, Brescia 1926; [vi] J. Maritain, Religione e cultura, Guanda, Bologna 1938 [vii] J. Maritain, Problemas espirituales y temporales de una nueva cristiandad, Madrid, El Signo 1935. Tr. J. Maritain Umanesimo integrale, Studium, Roma 1946, successive edizioni, Borla, Torino-Roma [viii] J. Maritain, Il crepuscolo della civiltà, in Scritti e manifesti politici, 1933-1939, a cura G. Campanini, Morcelliana, Brescia 1978, pp.196-197 [ix] J. Maritain Il diario di Raissa, Morcelliana Brescia 1966 pp.262-263 [x] J. Maritain, Attraverso il disastro, Capriotti, Roma 1945 [xi] Cfr. Lettre à monsieur le Capitaine Savary del;14 ottobre 1943 in CCJ III,
892-895 [xii]. Ch. Journet, Exigences chrétienne en politique, Paris, Luf. 1943; nuova ed. Saint-Augustin, Saint Maurice (Svizzera) 2001 [xiii] J. Maritain, Ragione e ragioni, Vita e Pensiero, Milano 1982 [xiv] R. Maritain, Poèmes et essais, Desclée de Brouwer, Paris 1968 pp. 372 [xv] Ch. Journet, recensione in “Nova et Vetera” , ottobre - dicembre 1934, p.348 [xvi] J. Maritain, Alla ricerca di Dio, Edizioni Paoline Roma 1968 [xvii] Ch. Juornet, La Messe, présence du sacrifice de la Croix, Desclée de Brouwer, Paris 1957; J. Maritain, Approches sans entraves, scritti di filosofia cristiana, Città Nuova, Roma vol. I 1977, Vol 2 1978 [xviii] Ch. Journet, Il male, ed. cit. p. 192I e p. 213 [xix] Léon Bloy, Léon Bloy, Pilgrim of the Absolute,
Pantheon Books, New York/ Londra 1947 pag. 358. trPagine scelte, SEI, Torino 1968, pp.464 [xx] Ivi p. 428-429 [xxi] Ivi p. 429 [xxii] Gli interventi di Maritain (1926-1964) sono raccolti in una antologia
preparata dall’Autore con A. Pavan Il
mistero di Israele, Morcelliana, Brescia 1964, e poi ripresa e
ristrutturata in edizione francese
Le mystère d'Israel, Desclée de Brouwer, Paris 1965 Cfr. Ch. Journet si veda Destinèes d’Israël A propos du salut par le Juifs, Egloff, Paris 1945 [xxiii] L. Bloy, Le Salut par le Juifs, Paris 1906; trDagli Ebrei la salvezza, Adephi Milano 1944 [xxiv] Le lettere che seguono sono in CJM 23 pp.33-38 [xxv] Il giudizio sull’ebraismo, che è più teologico che politico, trova una espressione conclusiva in una lettera di Maritain indirizzata il 21 agosto 1972 a André Neher, che con sua moglie Renée Bernheim gli avevano fatto visita a Kolbsheim, pubblicata in Renée Neher Bernhaim, Éclat d’une amitié. Avshalom Feinberg et Jacques Maritain, Parole et Silence, 2005, pp.164-167. Nella lettera Jacques parla della “terribile dialettica divina, stupefacente e abbagliante, che riguarda Israele e la Chiesa di Cristo. Il Signore stesso non ha forse voluto questa sorta di concorrenza ardente e nello stesso tempo profonda convergenza fraterna tra i due popoli di Dio?” e riscontra nel libro di Renée Neher Bernhaim Nelle tue porte Gerusalemme, la distinzione tra i “saggi Israeliti e la triste condizione di quelli che si sono adatti al mondo” una conferma in una riflessione di Raissa del 1909: “C'è lungo tutta la storia del popolo ebreo due sorta di Ebrei: gli Ebrei carnali e gli Ebrei spirituali, gli Ebrei ribelli e gli Ebrei obbedienti. I primi sono gli orgogliosi dalla dura cervice che Mosé ha già condannato, adoratori del vitello d'oro, discettatori ciechi della lettera della Legge, ipocriti, litigiosi, assassini dei profeti, gli stessi che gridavano a Pilato: “Che il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli"!”. Gli altri sono i veri figli di Abramo, uomini di preghiera e di fede, il popolo dei profeti e dei santi guerrieri, testimoni di Dio in mezzo alle nazioni, adoratori del Cristo che deve venire, martiri, come i Maccabei, contemplativi come il vecchio Simeone, veri israeliti infine come Natanaele. E il fiore soprannaturale di questa razza eletta non è forse il fiore stesso dell'albero di Jesse? Ora questo è evidente se si studiano un poco le Sacre Scritture, tutti gli Ebrei spirituali, tutti i veri israeliti sono già dei cristiani. Ma sono dei cristiani nel desiderio, dei cristiani che attendono” (XV,834). [xxvi] Cfr Michel Cagin, Maritain: du Paysan de la Garonne à la profession de foi de Paul VI in AA.VV. Montini, Journet, Maritain: une famille d’esprit , Istituto Paolo VI, Brescia 2000, pp. 48-71 [xxvii] Così Journet riferisce a Maritain nella lettera del 17 dicembre 1967 [xxviii] J. MaritainL’uomo e lo Stato, Vita e pensiero, Milano 1953; Marietti, Genova-Milano 2003 [xxix] Cfr. P. Viotto, In pluralismo in Jacques Maritain in AA.VV. Pluralismo contro relativismo, Ares, Milano 2004, pp. 139-161 [xxx] Maurice Zundel (1897-1975)
Sacerdote svizzero, scrittore di libri di spiritualità, animatore
di gruppi giovanili. Frequenta la scuola elementare a Neuchatel, dove
ha compagno di classe Jean Piaget con il quale fonda un club degli
amici della natura, si interessa alla teoria della relatività di Einstein.
Sensibile ai problemi sociali, si schiera, posizione allora poco condivisa
in Svizzera, per il voto alle donne. Trascorre due anni
all’abbazia benedettina di Einsiedeln, affascinato dal silenzio dei
monaci, condizione fondamentale per gustare la bellezza Bibl. In tr.it. Scintille.
Dio, la vita e le persone, Paoline, Milano 1990; Il Vangelo interiore,
Ed. Messaggero, Padova 1991 Stupore
e povertà, Ed. Messaggero, Padova 1991; Quale uomo, quale Dio,
Ed. Messaggero, Padova 1994. Cfr. Lucques Claire, Maurice Zundel, esquisse pour un portrait, Médiaspaul, Paris 1986. [xxxi] M. Zundel, Notes sur le problème des rélation conjugales in CCJ.III, 710-711 [xxxii] Cfr.J., Maritain, La teologia dei semplici in Approches sans entraves, ed.cit.. pp. 99-150 [xxxiii] Garrigou Lagrange Réginald (1877-1964) Domenicano francese, docente di filosofia tra il 1905 e il 1909 in Belgio poi di teologia all’Angelicum di Roma e consulente del Sant’Ufficio.,) Bibl. Dio, la sua esistenza, la sua natura (1914), che Jacques recensisce per “La Croix” (I, 1106-1111) Il senso comune. la filosofia dell’essere (1922) Perfezione cristiana e contemplazione (1923. Bibliografia generale in AA.VV. R. Garrigou Lagrange in memoriam. numero monografico di “Angelicum” n.42 1965 [xxxiv] Gardeil Ambroise (1859-1931)
Domenicano, professore di teologia, partecipa
alla fondazione della”Revue Thomiste” Bibl. La struttura dell’anima
e l’esperienza mistica. (1927) [xxxv] Dehau Pierre Thomas (1870-1956) Domenicano, grande predicatore e direttore spirituale, nel suo Ordine lo chiamavano “il poeta di san Tommaso”. A sette anni sente suo padre, oblato benedettino, parlare della grande umanità di san Tommaso, ed decide di studiare da grande il suo pensiero. Ordinato sacerdote nel 1894, entra nell’ordine domenicano nel 1896. Avrebbe dovuto fare l’insegnante, per lui fu creata a Friburgo la cattedra di pastorale, ma a causa della quasi cecità dovette abbandonare. A Parigi segue un gruppo di giovani intellettuali, tra cui S. Fumet, J. Green, A. Frossard, ed anche J. e R. di cui, dopo la morte di padre Clérissac, diventa il direttore spirituale.. [xxxvi] J. e R. Maritain De La vie d’oraison A l’art Catholique, Paris 1925 (XIV 15-81) Vita di Preghiera, Borla, Torino 1961. Nelle edizioni successive è pubblicato insieme a Liturgia e contemplazione [xxxvii] Jean de Saint Thomas, Les dons du Saint-Esprit Éditions du Cerf, Juvisy 1930, préface di R.
Garrigou-Lagrange pp. VII-320 (XIV 216-481) [xxxviii] Ch. Journet, Cronique sur la theologie, la philosophie, in “Nova et Vetera” V; n.4, ottobre dicembre 1930 pp. 447-451 [xxxix] J. Maritain, Lettera sull’indipendenza in Scritti e manifesti politici, 1933-1939, ed.cit. , pp. 45-73 [xl] J. Maritain Scienza e saggezza, Borla, Torino 1963. Recensione di p. Garrigou in “Revue Thomiste” novembre-dicembre 1936 pp. 630-634 [xli] Loew Jacques (1908-1999) avvocato francese nel 1933 entra nell’Ordine domenicano,
J. Lebret fondatore della rivista “Économie Humanisme” gli chiede
un’inchiesta sulla situazione economico-sociale del porto di Marsiglia,
Nel 1956 d’accordo con il vescovo di Aix-en Provence
fonda la “Mission Ouvrière saint
Pierre et saint Paule”
che si sviluppa anche in Africa ed in Brasile. Padre Loew lascia l’ordine
domenicano per dedicarsi interamente alla sua opera. A Friburgo in
Svizzera nel 1969 fonda con padre René Voillaume, André Baron, Pierre
Mamie l’ “École de la Foi”
Nel 1982 si ritira in un monastero cistercense Bibl.En Mission prolétarienne (1943), Dieu existe (1952).Journal d’une
mission ouvrière (1941-1959). Cfr. AA.VV.
Jacques Loew Serviteur de la
Parole: textes et témoignages, Éd. Saint Augustin, Saint Maurice
(Svizzera) 1999; É. Poulat, Les
prêtes-ouvriers. Naissance et fin, Cerf, Paris 1999 ; R. Masson, Jacques Loew, Éd. Parole et Silence, Saint
Maure 2000 [xlii] “Le Monde” 30-31 marzo 1952 CCJ, IV, 204 [xliii] Barth Karl (1886-1968) pastore, che si oppone al neoprotestantesimo liberale, e si segnala per un Commento all’Epistola ai Romani (1919) tanto che viene chiamato ad insegnare teologia in diverse università tedesche, Gottinga (1921), Mûnster,(1925) Bonn (1930), ma Hitler lo destituisce nel 1934 e proibisce le sue pubblicazioni. Rientrato in Svizzera insegna all’Università di Basilea e sostiene la resistenza al nazismo. La sua opera fondamentale Dogmatica ecclesiale, iniziata nel 1932, è rimasta incompiuta. Bibl. Introduzione alla teologia evangelica , San Paolo, Milano 1990; Volontà di Dio e desideri umani , Claudiana, Torino,1996, L’umanità di Dio, Claudiana, Torino,1997. Cfr. Ch. Journet, L’ecclésiologie de Karl Barth in “Nova et Vetera”, aprile-giugno 1949, pp. 149-189; E. Przywara, Karl Barth, Genèse et réception de sa théologie in AA.VV. Premières rencontres de la théologie catholique avec l’œuvre de Karl Barth, Labor et Fides, Genève 1987, pp. 151-190 [xliv] J. Maritain Aspetti contempora,nei
del pensiero religioso in Da Bergson a Tommaso d’Aquino, Vita e Pensiero, Milano 1982, pp.96-126 [xlv] K. Barth, Lettre aux protestants de France in “Esprit” aprile 1940, pp. 73-80 [xlvi] Merton Thomas (1915-1968) Poeta, scrittore, monaco americano. Nasce in Francia da una famiglia di religione anglicana, trascorre gli anni giovanili in Nuova Zelanda e negli Stati Uniti di America, ma frequenta gli studi liceali in Francia, e a Roma visita la “Trappa delle Tre Fontane”. Nel 1938, anche sotto l’influenza dei libri di Maritain e di Gilson, si converte al cattolicesimo, e diventa monaco cistercense col nome di frère Louis nella “Trappa di Nostra Signora del Getzemani” (Kentucky), nel 1948 è ordinato sacerdote e diventa maestro dei novizi. Le sue poesie sono raccolte in L’uomo nel mare diviso (1948); nel volume autobiografico La montagna delle sette balse (1949) ricostruisce il suo itinerario spirituale, nei saggi Semi di contemplazione (1949) e Ascesa alla Verità (1951) analizza il significato dell’esperienza monacale, che non è un rifiuto della vita sociale, come scrive in Nessun uomo è un’isola (1953). Muore a Bangkok, dove si era recato per un incontro con i monaci buddisti, e nel suo ultimo libro Lo Zen e gli uccelli rapaci (postumo) riconosce il valore della religiosità orientale. Bibl. Che cosa è la contemplazione, Morcelliana, Brescia 1948; Ascesa alla verità ivi 1955, Nessun uomo è un’isola ivi 1970, La montagna delle sette balse Garzanti, Milano 1988 [xlvii] R. Maritain, Sense et non sens en poésie , pubblicata in riassunto negli atti del convegno (volume II, Alcan, Paris 1937, pp. 171-174) e nel testo integrale sulla rivista “Nova et vetera”. [xlviii] R. Maritain, Prière et poésie, testo inedito pubblicato postumo in CJM, 25, 49-58 (XV 841-850) [xlix] Jacques e Raissa Maritain,Liturgy and Contemplation in “Spiritual Life” 1959, (XIV 83-154) tr.it.Liturgia e contemplazione Borla, Roma 1979 [l] J.Maritain, Amour et pouvoir , testo inedito pubblicato postumo in CJM, 15, 17-20 (XVI, 1131-1152 [li] J. Maritain, Problemas espirituales y temporales de una nueva cristiandad, Madrid, El Signo 1935 (VI 301+634) Ed. francese. Humanisme intégral, Aubier Paris 1936; tr. Umanesimo integrale, Studium, Roma 1946; nuova ed. Borla, Torino 1962, Presentazione di P. Viotto, pp.7-39, successiva ed. con una presentazione integrata nel 1969 [lii] Nicolas Marie-Joseph (1906-1999) Professore di teologia al convento domenicano di Saint-Maximin a Parigi, poi alla Facoltà teologia dell’Institut catholique di Tolosa. Prima della seconda guerra mondiale con Labourdette partecipa alla direzione della “Revue Thomiste”. Bibl.L’atteggiamento religioso di Jean Jacques Rousseau (1943) Evoluzione e cristianesimo (1973) con prefazione di Maritain (tr..Massimo, Milano, 1987 [liii] Lavaud Benoît (1890-1979) Sacerdote della diocesi di La Rochelle, entra nell’ordine domenicano. Insegna a Friburgo dal 1930 al 1943 [liv] Menasce Pierre Jean de (1902-1973) Egiziano si converte al cristianesimo nel 1926 ed entra tra i Domenicani. Specialista di lingue orientali dal 1938 al 1948 insegna Storia delle religioni a Friburgo. In seguito a Parigi occupa la cattedra delle religioni dell’Iran alla “École pratique des Hautes Études” [lv] J. Maritain, Strutture politiche e libertà, Morcelliana, Brescia 1968, (Introduzione di A. Pavan) [lvi] J. Maritain,I diritti dell’uomo e la legge naturale, Comunità, Milano 1953, Vita e Pensiero Milano 1977 [lvii] Menvielle Jules (1905-1973) Sacerdote argentino, antisemita,, animatore di gruppi giovanili. Bibl. Concezione cattolica della politica (1932), Concezione cattolica della economia (1936), La cristianità. Appunti per una filosofia della storia (1940) Il comunismo e la rivoluzione anticristiana (1961) [lviii] Meinvielle Jules, Da Lammenais a Maritain, Ediciones Neutro Tiempo, Buenos Ares 1945 pp. 400; volume in seguito tradotto in francese, La Cité Catholique Paris 1956, ed in italiano, Sacra Frateritas Aurigarum in urbe, Rolma 1991 da gruppi di cattolici integralisti [lix] Maritain viene a conoscenza della pubblicazione della corrispondenza
intercorsa; c’è un scambio di lettere durissimo.”Ho detto nelle mie lettere a Meinvielle che voi non siete caduto nell’errore
fondamentale di Lammenais, errore che ha reso il suo liberalismo molto
più grave di quello di Montalembert. Ho cercato, davanti a Dio, di
osservare ciò che esigono la giustizia e la carità. Ho pesato tutte
l mie parole ed ho rifatto più volte la mia lettera” (18 aprile
1948) Risponde Maritain “Quanto
a Montalembert mi piacerebbe che voi non attribuiste
a me ciò che ha potuto dire un altro autore, al quale non ho
dedicato l’ombra di un pensiero, e che, per quelle che so, non era
un filosofo, ed era impegnato in dibattiti che non sono i miei......”
(12 maggio 1948) [lx] J. Meinvielle, Correspondance avec Garrigou Lagrange à propos de Lamennais et de Maritain, Ed. Nuestro Tiempo, Buenos Aires 1946 [lxi] Cfr. Lettere del 12 e 18 dicembre 1946 pubblicate in OC. IX, 1102-1117. Si veda anche J. Maritain, Raisons et raison, Egloff, Paris 1948, (IX 239-438), che nella tr. Ragione e ragioni, Vita e Pensiero, Milano 1982 conserva il testo Ad alcuni miei contraddittori (1943-1946) pp. 202-224, non riportato nelle OC.,nel quale il filosofo risponde a Meinvielle e ad altri oppositori. [lxii] Nel 1948 pubblica un volume di 4OO pagine Critica della concezione della persona umana secondo Maritain [lxiii] Messineo Antonio (1897-1978) Gesuita siciliano, nel 1931 entra nel gruppo redazionale della rivista “La Civiltà Cattolica”, e per oltre quaranta anni collabora con articoli, almeno seicento, e numerose recensioni. Per un certo periodo ne diventa direttore. Si occupa soprattutto di filosofia politica e di diritto, ispirandosi alle teorie di Taparelli d’Azeglio, da lui definito “il martello delle concezioni liberali”. Durante il regime fascista conserva la sua indipendenza, nel 1936 critica l’invasione italiana dell’Etiopia e condanna tutti i totalitarismi, nel 1938 scrive una serie di articolo contro il razzismo.. Durate la campagna elettorale del 1948 sostiene, anche se in modo critico la linea di De Gasperi, osteggiando sia le sinistre che l’asse di destra formano da MSI, Uomo Qualunque e alcuni democratico cristiani. Dal 1959 fa parte del Comitato scientifico della Istituto Sturzo, dove tiene anche corsi di formazione. Bibl. La nazione (1944), Il diritto internazionale nella dottrina cattolica (1944), Monismo sociale e persona umana (1945), Gli aiuti ai popoli in via di sviluppo (1963) [lxiv] A. Messineo, Soggettivismo e libertà religiosa in “La Civiltà Cattolica” del 1 luglio 1950 [lxv] A. Messineo, Stato laico e laicizzante in “La Civiltà Cattolica” del 19 gennaio 1952, Laicismo politico e dottrina cattolica in “La Civiltà Cattolica” del 5 aprile 1952, Cfr. anche recensione di “ L’uomo e lo Stato “ in “La Civiltà Cattolica” del 13 marzo 1954 pp. 663-669. Agostino Gemelli fa rispondere da Guido Aceti, su “Vita e Pensiero” aprile 1954 [lxvi] A. Ottaviani, Doveri dello Stato cattolico verso la religione, Libreria del Pontificio Ateneo, Lateranense 1953, pp. 23. In America il gesuita John Murrey, che Maritain stima molto, critica le posizioni del card. Ottaviani nell’articolo Leo XIII: Separation of Church and State nella rivista “Theological Studies”, giugno 1953 [lxvii] Documento pubblicato negli annessi in
CCJ. IV,
809-881 [lxviii] Cfr. J.M.Durand, La grande attaque de 1956 CJM 30,. 2-31 [lxix] A. Messineo, L’umanesimo integrale in “La Civiltà Cattolica” del 1 settembre 1956 pp. 449-463 [lxx] Ad esempio ll “Movimento Internazionale degli Intellettuali Cattolici”, di cui è segretario Ramon Sugranyes, si sente direttamente coinvolto e stila un comunicato nel quale si legge “I dirigenti del M.I.I.C. protestano contro questo modo odioso di sfigurare un pensiero che ha ottenuto l’approvazione unanime dell’Assemblea costituente del Movimento”. Documento pubblicato negli annessi in CCJ. IV, 882-884. Sulla rivista dei Gesuiti francesi “Études” padre Michel Riquet scrive un lungo testo sui Maritain ricordando il cinquantenario del loro battesimo (dicembre 1956, pp. 354-367). Jame Castillo Velasco a Santiago del Cile sulla rivista “Politica y Espiritu” scrive El humanismo integral y la critica del r.p. Messineo (n.171 pp. 9-17 e n. 172 pp. 8-915) Nel 1956 a Parigi il “Centre catholique des intellectuels catholiques” organizza una giornata di studio e pubblica gli atti nella rivista “Recherches et débats” n.l9. Questo fascicolo viene subito tradotto in Italia: AA.VV. Jacques Maritain, Edizioni Cinque Lune, Roma 1958, pp. .320 [lxxi] Maritain in una lettera ringrazia l’amico “L’articolo che voi avete scritto per difendermi è ammirevole e mi tocca profondamente. Vedendo la luce che zampilla da queste pagine si comprende come il povero Messineo polverizzato è stato uno strumento involontario della Provvidenza” (28 ottobre 1956) [lxxii] A. Gallia L’umanesimo integrale è forse un integrale naturalismo ? in “Humanitas” dicembre 1956, pp. 1054-1069 [lxxiii] Boyer Charles (1884-1980) Gesuita francese, insegnante di filosofia alla Gregoriana, segretario della “Pontificia Accademia di san Tommaso” dirige la rivista “Doctor Communis”. Bibl. Cristianesimo e neoplatonismo nella formazione di sant’ Agostino (1920), L’idea di verità nella filosofia di sant’ Agostino (1920), Il concetto di storia nell’idealismo e nel tomismo (1935), Sant’ Agostino filosofo (1963), [lxxiv] Lettere pubblicate in AA.VV. Montini-Paolo VI, Cultura, arte, Annuncio, Nomos Edizioni, Busto Arsizio 2003, p.390 [lxxv] Gutierrez Gustavo (1928 vivente) Domenicano, dopo avere studiato medicina e letteratura in Perù, viene in Europa dove studia filosofia, torna in America dove promuove il movimento delle comunità di base. Bibl. Teologia de la liberazione: Perspectivas, Editorial Universitaria, Lima 1971 [lxxvi] J. Maritain, Il contadino della Garonna, Morcelliana, Brescia 1969; La Chiesa del Cristo. La sua persona e il suo personale, Morcelliana, Brescia 1971. [lxxvii] J. Maritain, Le songe de Descartes, Buchet Chastel, Paris 1932 (V-9-222) [lxxviii] G.Vattimo, Credere di credere, Garzanti, Milano 1996; [lxxix] Cfr. A. Bixio, Controversie su Maritain in “Studi Cattolici” n.71 (1967) pp. 113-117 e Ancora polemiche su Maritain, in “Studi Cattolici” n. 78-79 (1967) pp. 646-647 [lxxx] A.Grunelius,
Mons André Baron, CJM, 3,
p.36 [lxxxi] * *Le”
Paysan de la Garonne” nous ècrit
in “Masses ouvrières” marzo 1967 p. 4 [lxxxii] Cfr.J-M. Garrigues, De l’Église du Christ: dossier de lettres reçues, conservés par J. Maritain, in CJM. 41,.56-83. Cfr. P. Viotto, Maritain e il mistero della Chiesa in “Studium” 98° n.4 luglio-agosto 2002 pp. 454-558 [lxxxiii] Giovan Battista Montini (1897-1978) secondogenito di G. Montini, esponente del movimento cattolico bresciano, deputato al parlamento del Partito Popolare Italiano dal 1919 al 1926. Durante la sua vita come sacerdote (1920-1954), arcivescovo di Milano (l954-1963) e come pontefice col nome di Paolo VI (1963 -1978) ebbe numerosi rapporti con i Maritain. Bibl. Scritti fucini (1925-1933) Istituto Paolo VI, Brescia - Studium, Roma 2004, Scritti e discorsi milanesi, Istituto Paolo VI, Brescia - Studium, Roma 1997, vol. 3;Insegnamenti di Paolo VI, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1963-1979, vol. 16+ 1 fuori numerazione contenente le Encicliche. Cfr. Ph. Chenaux Paul VI et Maritain, Istituto Paolo VI-Studium, Brescia-Roma 1994; AA.VV. Montini e Maritain tra religione e cultura, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2000; AA.VV. Montini, Journet, Maritain: une famille d’esprit, Studium, Roma 2000; P. Viotto, Il tomismo come “realismo critico” in G.B. Montini-Paolo VI in “Rivista di filosofia neoscolastica” XC, n.1-2 gennaio-giugno 1998, pp. 232-245, P. Viotto,: Montini-Maritain un’amicizia nella verità, in “Vita e Pensiero” LXXX n.3, marzo 1997, pp.224-240. [lxxxiv] G.B.Montini Lettere ai familiari 1919-1943, Studium, Roma 1986, vol. l. p. 251 [lxxxv] G.B. Montini, Scritti fucini, ed.cit. p. 303-307 [lxxxvi] J. Maritain, Primato dello spirituale, La Cardinal Ferrari, Roma, senza data, ma quasi sicuramente nel 194O; nuova edi., Logos, Roma 1980, (Prefazione di G. Campanini pp. 5-27) [lxxxvii] J. Maritain,..Tre riformatori: Lutero, Cartesio, Rousseau, Morcelliana, Brescia 1928 (Prefazione di G. B. Montini pp. 1-5) [lxxxviii] Questa traduzione fu salutata con parole di elogio su “L’Osservatore Romano “ del 25-4-1928 : “Mons. Montini ha reso un grande servizio alla nostra sana cultura filosofica di cui la gioventù studentesca gli deve essere riconoscente”. E’ un giudizio molto significavo-, che sarà piaciuto a Montini che in quell’anno il 15 marzo tiene a Novara una conferenza La scolastica di san Tommaso e i giovani, nella quale cita anche Maritain. Lo schema manoscritto di questa conferenza è stato da me pubblicato nel “Notiziario dell’Istituto Paolo VI” di Brescia, n.44, novembre 2002 pp.7-25 [lxxxix] J. Maritain Tre riformatori, Morcelliana, Brescia 1928, p.39. Alla sua traduzione Montini teneva molto, se nel 1960, essendo già a Milano scrive a padre Carlo Manziana “con la Morcelliana io sono ancora in debito circa la nuova edizione dei Tre riformatori del Maritain; provo grandi rimorzi per questo ritardo; ma esso mi dice a qual punto io non sia più padrone del mio tempo. Pensa che le note su questo lavoro le conservo in scatola, che portai da Roma e che non ho ancora avuto agio di riaprire! Ma risponderò; dillo al bravo dott. Minelli; e spero presto”(16-11-1960). La nuova edizione del volume esce nel 1964, con una nota introduttiva di A. Pavan, quando Montini è diventato Paolo VI, ma la lettera conferma la continua attenzione a Maritain. [xc] J. Maritain, Arte e Scolastica, Morcelliana, Brescia 1980 [xci] Lettera pubblicata in AA.VV. Paolo VI e l’arte, ed. cit. p.174 [xcii] J. Maritain, Lettera alla Conferenza di Seelisberg . in Il mistero di Israele, Morcelliana, Brescia 1964, pp. 163-170 [xciii] Il testo primitivo: “Preghiamo anche per i perfidi ebrei affinché Dio sollevi il velo dai loro cuori, perché possano riconoscere Gesù-Cristo nostro Signore”. Il testo nuovo: “Preghiamo per gli Ebrei a cui Dio ha parlato per primo, affinché progrediscano nell’amore del suo Nome e nella fedeltà alla sua Alleanza” [xciv] In F. Margiotta Broglio, Progetti e propositi francesi per risolvere
la questione lateranense in “Nuova Antologia” 2167 luglio-ottobre
1988 Ivi p.91; Cfr. anche L. Gothelf, J.
Maritain, mgr. Montini et l’internationalisation du Saint-Siège in “Revue d’histoire diplomatique”, 1985,
n.1-2 pp.149-155 [xcv] Testo citato in J. L..Barré, Jacques et Raissa Maritain: da intellettuali anachici a testimoni di Dio, ed.cit. , p. 464 [xcvi] G.B.Montini, Pareri e voti per la buona riuscita del Concilio ,in Scritti e discorsi milanesi, ed. cit. vol.I, pp. 3582-3588 (testo originale latino), e in “Notiziario dell’Istituto Paolo VI”, n.6, maggio 1983, pp. 41-52 [xcvii] In questo testo si riscontrano degli impliciti riferimenti soprattutto nel paragrafo “Questioni ed errori più comuni”, dove si legge: “Venga chiarita e definita la dottrina sulle principali questioni dei rapporti tra l’ordine soprannaturale e le realtà umaneo i momenti umani delle cose che soprattutto angustiano l’uomo moderno. Nel Concilio pare si debbano trattare gli argomenti che seguono: a) i rapporti tra la vita politica e la vita religiosa, affermando sia la competenza della Chiesa sia i suoi limiti, affinché ai cristiani venga proposta una dottrina chiara e valida dappertutto; b) il valore delle cose o delle azioni cosiddette ‘temporali’ in relazione al raggiungimento del fine soprannaturale, perché venga proposto il senso religioso, ma vero, di ogni attività umana ‘temporale’; c) la carità cristiana e le sue conseguenze necessarie logiche nella vita sociale, affinché la vita cristiana venga presentata come il vero fermento di ogni bene, anche temporale, del genere umano, fermento che niente può sostituire” (Ivi pp. 48-49) [xcviii] Cfr. P. Viotto, Riferimenti a Maritain negli scritti di Paolo VI, in AA.VV. Montini e Maritain tra religione e cultura,, ed.cit. pp. 119-155 [xcix] J.MaritainIl significato dell’ateismo contemporaneo, Morcelliana, Brescia 1972 [c] J.Maritain, Cristianesimo e democrazia, (Prefazione di G. Lazzati) Vita e Pensiero, Milano 1977 [ci] La verità è stato pubblicato in Approches sans entraves, ed.cit. pp.513-535) La Libertà si trova in appendice in Chenaux, Paul VI et Maritain, ed.cit. pp.111-114 e in ““Studium” anno 92 n.3, maggio-giugno 1997, pp.402-406; L’apostolato dei laici, come appendice a P. Viotto La libertà tra Chiesa e Stato secondo Maritain, in ““Studium” XCII, n.3, maggio-giugno 1996, pp.387-407. Maritain nella lettera a mons. Macchi presenta cosi i testi allegati: “. Mi dispiace di essere così in ritardo nella redazione dei ‘memoranda’ che vi avevo promesso. Da quando le forze mi sono un poco ritornate mi sono messo al lavoro ed ora ho terminato di redigere questi ‘memoranda’. Ce ne sono quattro: il primo (troppo lungo, purtroppo!) sulla verità (vi ricordetere che avevo espresso l’auspicio che il Santo Padre ci donasse un’enciclica su questo argomento); il secondo sulla libertà religiosa” (14 marzo 1965) [cii] J.Maritain,. Il mistero di Israele, Morcelliana, Brescia 1964; nuova edizione, Massimo, Milano 1992 [ciii] Jacques e Raïssa Maritain, Via Crucis, Morcelliana, Brescia 1993 [civ] Cfr.gli atti del IX Colloquio internazionale dell’ Istituto Paolo VI, Brescia su “La libertà religiosa in Paolo VI” Brescia 2007 [cv] Insegnamenti di Paolo VI, vol.
XI, pp. 381-382. Maritain diventa Piccolo Fratello il 15 ottobre 1970
e Paolo VI il 17 ottobre gli telegrafa: “Dopo avere tanto segnato
la Chiesa e il mondo contemporaneo con l’irradiamento di un pensiero
profondamente radicato nella fede al Cristo e aperto alle esigenze
intellettuali e morali delle nuove generazioni, voi intendete ormai
consacrare il resto della vostra vita alla imitazione del mistero
di Gesù a Nazareth nella scia di padre De Foucaud; questa emozionante
testimonianza sarà per il nostro tempo una nuova ed eloquente lezione
di saggezza di cui noi ci congratuliamo di cuore con i nostri voti
augurali per l’inizio del vostro noviziato tra piccoli fratelli di
Gesù e vi indirizziamo la nostra affettuosa benedizione apostolica”.
(Cfr. M. Nurdin, Maritain et les Petits Frères de Jésus in “CJM” 35, 7-52) [cvi] Paolo VI, Su l’arte e agli artisti (1963-1978) Istituto Paolo VI, Brescia - Studium, Roma 2000; AA.VV. Paolo VI e l’arte: il coraggio della contemporaneità, Skira, Milano 1997; AA.VV. Paolo VI : una luce per l’arte, Silvana Editoriale , Milano 1998 [cvii] Lettera pubblicata in R. Maritain, Senza dimora, Leonardo Mondadori, Milano 1999 |
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