6) Charles De Gaulle e il secondo conflitto mondiale
Maritain al momento dell’invasione nazista della Francia si trova in Canada per un ciclo di conferenze, ripara negli Stati Uniti, dove si impegna sia nel soccorso ai rifugiati francesi, sia nell’organizzazione di una Università libera, fondando a New York nel 1942 “L’École libre des Hautes Études” per docenti esuli dalle Università europee. (VII, 1212-1213) e dando vita ad una collana di libri <<Civilisation>> (VII, 131l-1313) con il suo volume I diritti dell’uomo e la legge naturale [1] Si avvede subito della pericolosità politica e culturale del governo di Vichy, organizzato dal generale Pétain, costretto a collaborare con i tedeschi, tanto che il 20 giugno 1940 annota nel suo diario: “Pétain ha scelto come intermediario il suo amico Franco. Oggi si pubblica un suo appello che scarica tutta la responsabilità del disastro sugli inglesi, e sul popolo francese troppo amante della vita comoda; pochi bambini, pochi cannoni, troppe rivendicazioni e poca voglia di lavorare. Dire queste cose, in parte vere, a dei disgraziati che soffrono l’agonia e hanno mostrato un grande coraggio, mi sembra un fariseismo stupefacente…”
Il generale Charles De Gaulle[2], che era riuscito a riparare a Londra disubbidisce a Pétain e dà vita al <<Comitato Francia Libera>>, con l’intenzione di costituire un governo in esilio, di salvare almeno le colonie francesi, di collaborare militarmente alla liberazione della Francia per potersi sedere al tavolo della pace con le potenze vincitrici. Invita Maritain ad aderire al comitato, ha bisogno di lui come intellettuale di prestigio in grado di convincere gli americani a riconoscere il suo governo. L’invito del generale è per Maritain una fonte di preoccupazione, come bene evidenzia Charles Blanchet che ha curato la pubblicazione nei <<Cahiers Jacques Maritain>>[3] di parte della loro corrispondenza: “Dall’appello del 18 giugno 1940 lungo tutto il proseguimento della sua impresa politica il generale De Gaulle è stato per Maritain un soggetto di ammirazione e nel medesimo tempo la sorgente di una intermininabile interrogazione” (CJM. 21, 23-27)
I primi contatti del filosofo con il movimento <<France libre>> sono del 1941 tramite Élisabeth de Miribel, segretaria del generale, che si reca spesso in America e frequenta i Maritain a New York. Nel suo Diario ricorda che la casa dei Maritain era aperta a tutti “agli amici e agli amici degli amici. Vi trovo Chagall, Focillon, Sigrifd Undset e numerosi intellettuali di origine ebrea.. Maritain, con sua moglie Raissa e sua cognata Vera accoglie i rifugiati dello spirito, quelli che hanno preferito l’eslio alla prostituzione del pensiero”.[4] Poi c’è uno scambio di lettere con René Pleven emissario de De Gaulle a New York, infine è De Gaulle stesso ad invitare Maritain a recarsi a Londra per parlare di cose importanti. Maritain rifiuta l’invito del Generale, perchè vede nell’azione di De Gaulle una intenzionalità politica che al di là della guerra vuole restaurare il precedente regime partitico. Egli invece intende servire la Francia, senza schierarsi politicamente, attraverso conferenze, messaggi radiofonici, aiuti alla resistenza, perchè deve essere il popolo a liberarsi e a trovare in seguito nuove strutture sociali, in una rivoluzione che possa conciliare la tradizione democratica e la tradizione cristiana. Già nel gennaio del 1941 Maritain riesce a fare circolare clandestinamente in Francia un suo testo Attraverso il disastro, nel quale afferma che le cause che hanno portato alla sconfitta non sono consustanziali alla democrazia e al popolo francese. Maritain rifiuta di aderire al <<Comitato>> anche perchè lavora in un paese che riconosce la legittimità del governo di Vichy, ma soprattutto perchè non ne condivide le intenzionalità politiche come spiega a De Gaulle nella lunga lettera “Mio Generale, naturalmente io vi parlo con una franchezza ed una semplicità totali… Io sono convinto che il fattore essenziale, sia che si tratti di una vittoria o di una sollevazione interna, è il popolo francese stesso, soprattutto il popolo operaio e contadino (che deve agire), perchè io credo che la borghesia come classe abbia fallito. Ma il popolo ha bisogno di capi che agiscano in comunione con lui; se tali capi sorgessero io penso che dobbiamo aspettarceli dalle èlites operaie e contadine e dai singoli individui usciti dalle vecchie classi dirigenti decisi a lavorare con il popolo……….Temo che col tempo noi vedremo semplicemente riapparire le antiche formazioni e i vecchi partiti con le loro rivalità e i loro pregiudizi. Temo coloro che sognano il ritorno del regime precedente la guerra, anche se “migliorato”, e più ancora quelli che hanno pregiudizi di destra e che non comprendono che lo slancio salvatore deve appoggiarsi sul popolo e tendere più arditamente che mai verso la libertà politica e la giustizia sociale” Poi precisa la necessità di raccordare la democrazia allo spirito evangelico “Immagino che se la Provvidenza ci dona gli uomini necessari a questo scopo, saranno le energie del cristianesimo viventi che saranno liberate nello stesso ordine temporale, e sarà l’ispirazione evangelica che loro sapranno mettere in luce, in un nuovo linguaggio accessibile non solo ai cristiani ma anche ai non credenti. In attesa, i punti sui quali sarebbe urgente insistere a mio avviso sono i seguenti: 1) opposizione assoluta al fascismo, proclamata in nome della dignità umana e dei principi di progresso, di giustizia, di amore che il cristianesimo ha deposto nella civiltà, 2) fiducia nel popolo 3) affermazione delle libertà operaie e contadine e appello alle forze sindacali….Vogliate scusare questa mia lettera. L’ho scritta in piena confidenza e sono sicuro che in questa confidenza voi non vedrete presunzione, ma il mio profondo desiderio di servire nella misura delle mie forze la causa che riposa nelle vostre mani.” (21 marzo l942) Maritain percepisce gli aspetti patologici dell’irruzione sulla scena politica del generale tanto che in una lettera a Journet scrive: “Forse nella stessa Francia sta avvenendo un transfert di mistica del capo da Pétain a de Gaulle? Senza dubbio una crisi sentimentale di nazionalismo esasperato è inevitabile in Francia come negli altri paesi crocifissi che hanno troppo sofferto. Ma una tale ondata è transitoria per natura. Ma se se ne facesse un sistema politico e se si sviluppasse a questo scopo una demagogia sciovinista, il male sarebbe irreparabile. Quanto ad un “governo provvisorio” costituito con lo stato d’animo che ho indicato e nel quale qualche giornalista già vede <<il gollismo, una nuova fede politica>>, sarebbe superficiale non supporre che non si proponesse di influenzare in modo decisivo l’avvenire politico, nazionale ed internazionale della Francia” Aggiunge “In tutto questo lascio da parte la persona del generale De Gaulle, di cui non metto in dubbio le buone intenzioni e per il quale provo i sentimenti di gratitudine di tutti i francese che rifiutano il giogo”. E conclude “Tutto questo vi spiega perché, pur aiutando il movimento della <<France libre>> più che posso , io resto al di fuori dei suoi quadri. Mai ho sentito così la necessità dell’indipendenza, che permette la cooperazione senza arruolamenti” (26 settembre 1942)
Maritain con i suoi messaggi radiodiffusi sostiene la resistenza francese, riconosce che il Comitato di De Gaulle rappresenta moralmente ma non politicamente la Francia, perchè altrimenti si potrebbe correre il rischio di avere in futuro “un governo alla maniera di Vichy senza i nazisti”. Malgrado queste differenze di prospettive politiche, Maritain, si avvicina a De Gaulle man mano che il suo governo viene riconosciuto internazionalmente, collabora con alcuni articoli al periodico <<France libre>> che viene pubblicato a Londra. Quando nel 1943 in Inghilterra e in America il generale De Gaulle è violentemente attaccato Maritain prende le sue difese in un’importante discorso Quattordici luglio 1943 pronunciato all’ <<Unter College>> di New York, pubblicato in <<Rénaissance>> e poi da Journet in <<Nova et Vetera>>. (VIII, 887-897) Dopo questo discorso l’Inghilterra, il Canada e gli Stati Uniti, seguiti da altri 23 paesi, riconoscono il <<Comitato Francese di Liberazione Nazionale>>. Il 10 luglio 1944 il generale De Gaulle incontra Maritain a New York e gli propone di accettare l’incarico di ‘ambasciatore della Repubblica Francese presso il Vaticano, ma il filosofo non è d’accordo, tergiversa. Il filosofo annota nel suo diario questo interessante profilo: “Figura complessa con forse un fondo di angoscia e di scrupolo, grande semplicità, sogno e grandezza, una specie di indifferenza per i particolari e di fatalismo di capo banda con un’alta fiducia nelle forze necessarie della storia. Magnanimità e introversione. Ha qualche cosa di un uomo del destino, ma con tristezza, goffaggine, forse un destino di sacrificio. Péguy l’avrebbe amato. Mi sembra infinitamente più simpatico umanamente di quanto avrei pensato e nello steso tempo politicamente più avvolto nelle :nuvole” (CJM. 4bis, 10). Qualche tempo dopo il generale chiama Maritain a Parigi, che scrive a Journet “ Ho visto il generale Incontro molto semplice e molto cordiale. Ha ascoltato le mie ragioni, mi ha detto che le apprezzava e che tuttavia mi domandava questo sacrificio per fare qualche cosa di grande per la Francia. Per far comprendere che la Francia è oggi la cristianità. insistenza non brutale, ma profondamente e immutabilmente convinta. Carlo, non ho potuto rifiutare. Bisogna , dunque andare qualche settimana a Roma” (28 dicembre 1944) . Maritain svolgerà l’ incarico per quasi tre anni,[5] ma poi abbandonerà per ritornare agli studi e all’insegnamento. Alla lettera confidenziale del 19 gennaio 1948 con cui Maritain fa presente “il suo desiderio di ritornare alla vocazione di tutta la sua vita, che è la filosofia>> (CJM. 21, 21) De Gaulle risponde con una lettera datata 24 gennaio 1948 nella quale ringrazia Maritain per il lavoro svolto e gli dice di comprendere il suo ritorno alla magia della filosofia e ai suoi incantamenti.
Maritain ha occasione di esprimere un giudizio globale sull’opera politica di De Gaulle in occasione della biografia del generale pubblicata da François Mauriac nel 1964. Il filosofo in una lunga lettera allo scrittore ci fa comprendere che il “fatto De Gaulle” è stato un fatto eccezionale, fuori della norma, e che mai più potrà ripetersi nelle condizioni ordinarie della storia; perché la politica di ogni giorno non ha bisogno di uomini straordinari che si pongano al di sopra del popolo, ma deve al contrario, essere espressione del popolo e dei gruppi che in esso si manifestano. Non bisogna “personalizzate” la politica e tanto meno lo Stato. Il dramma di De Gaulle è stato quello di essere cristiano per proprio conto, separando completamente la politica dalla religione, senza cogliere quella distinzione tra i due ambiti che porta alla coerenza anche nel campo sociale con le proprie convinzioni morali, pur nel rispetto dell’autonomia delle realtà terrestri. Le raccomandazioni iniziali e il giudizio finale di Maritain bene evidenziano come De Gaulle sia stato vittima lui stesso del suo destino, cioè di una politica machiavellicamente ridotta ai fatti contingenti senza un grande respiro ideale.
Scrive Maritain a Mauriac: ‘Caro Francesco, il vostro libro su de Gaulle mi ha molto emozionato: a causa di colui che ne è oggetto, e del mistero sconvolgente della sua personalità umana e del suo straordinario destino, a causa anche del meraviglioso fremito di vita che costantemente si sente nell’autore, nel suo coraggio e nella sua nobiltà di cuore. Per scrivere un tale libro ci voleva il vostro immenso talento e quella perfetta libertà che solo il Vangelo può dare alla sincerità” Poi aggiunge “ con de Gaulle si ha a che fare con una cosa molto diversa e assai inaudita; perchè non è per nulla in ragione del potere detenuto che egli si identifica con la Francia (Si identificava già quando era niente, il potere è venuto dopo); è in ragione dell’amore, di un amore per la Francia (non per i francesi) come ce ne è certamente poco. Realtà “mistica’”, anche se voi ne rifiutate la parola (che qui riguarda essenzialmente l’ordine umano e naturale, e non l’ordine soprannaturale) E conclude “Qui si arriva a questioni misteriose che si osa appena dire a se stessi. De Gaulle sicuramente ha subito l’influenza della tradizione classica, il machiavellismo francese (Richelieu) così forte nei secoli che egli ammira, sotto il pretesto che le cose di Cesare non sono le cose di Dio….(è il nostro assurdo logico, tipicamente francese, che ci fa sempre separare, ciò che, invece, bisognerebbe soltanto distinguere e unire) Ma ho l’impressione che si tratti di qualche cosa di molto più profondo e di infinitamente più umano. Perchè il valore delle cose spirituali lo conosce bene, ed ha per loro uno straordinario rispetto. Credo che voi abbiate trovato la parola giusta nel parlare di umiltà nascosta in questo uomo dedito alla grandeur…..” (7 gennaio 1942)
7) Doroty Day, Saul Akinsky e l’immersione nel sociale
In America Maritain coltiva anche altre relazioni importanti[6], si sente vicino all’educatrice Dorothy Day che aveva conosciuto fin dal suo primo viaggio nel 1934, prende a modello per l’analisi dei movimenti sociali il lavoro di Saul Alinsky, un radicale e rivoluzionario, si incontra con regolarità per ragionare insieme intorno allo svilupparsi degli avvenimenti politici internazionali col giornalista Walter Lipmann[7], l’editorialista del << The New York Herald Tribune>> che leggeva i suoi libri fin dal 1939, come risulta da una lettera in cui ringrazia il filosofo per avergli inviato il libro Crepuscolo della civiltà:[8] “L’ho letto, come leggo tutto ciò che voi scrivete, con un profondo interesse e con la sensazione di una progressiva illuminazione “ (6 maggio 1939). Quando è in America il filosofo fa inviare dall’editore al giornalista tutti gli articoli che pubblica su <<Commonweal>> e tra i due si stabilisce una sintonia di idee. Anche J.F. Kennedy conosceva Maritain ed era stato lui, giovane senatore, ad interessarsi per fare ottenere a Vera, sorella di Raissa, il visto di soggiorno permanente negli Stati Uniti Ma è con il gruppo del <<Catholic Worker Movement>> fondato nel 1929 a New York da Doroty Day[9], una ex marxista convertita al cattolicesimo, e da Peter Maurin animatore sociale, che il filosofo ritrova la sua giovinezza, quando a Parigi frequentava le Università popolari. Questo gruppo organizza per i disoccupati e i poveri case di ospitalità e promuovere le <<Catholic Worker>> per la loro formazione intellettuale, professionale, sociale. Maritain, invitato più volte a parlare e a tenere conferenze, suscita tra i giovani entusiasmo e consensi. J.L Barrè ricorda “Doroty Day gli racconterà in una lettera, scritta una sera di Natale, la storia di un giovane, da poco uscito di prigione, che dopo avere aderito al <Catholic Worker>> per ammirazione verso di lui ha cambiato il suo nome Jack in Jacques e si è messo a studiare filosofia”[10] Maritain ricorda il lavoro di Dorothy Day nelle sue Riflessioni sull’ America [11] e commenta “E’ un fatto che in ogni parte del mondo il regime industriale tende a fare dell’individuo non organizzato e non organizzabile un povero, cioè un assolutamente indigente, la vittima di una sorta di sacrificio umano offerti agli dei della civiltà. Ciò costituisce per il genere umano la estrema malattia sociale, da curare in ogni parte del mondo a forza di intelligenza e di generosità” (X. 895). Dorothy Day quando nel 1960 muore Vera scrive ai Maritain una lettera di condoglianze nelle quale riconosce la loro opera: “Voi avete significato così tanto per noi, ovunque in America. La vostra dolce e grande sapienza, la luce che avete donato a molti e non possiamo pensarvi oscurati dalla pena. Siate certi che un gran numero di persone pregheranno per voi con profonda simpatia. <<La vita è mutata, non è tolta>>, ma l’assenza è lo stesso, dura. Il mio affetto per voi due” (21 gennaio 1960)[12]
Più complicato e più problematico il rapporto con Saul Alinsky[13], un agitatore sociale, organizzatore di comunità popolari e leader antirazzista dai metodi spesso violenti, ma sincero democratico e animato da un profondo amore del prossimo, che stima Maritain ma non ne condivide la fede religiosa. Un esame della corrispondenza[14] mette in evidenza come il nocciolo della loro relazione riguardi proprio i rapporti tra i mezzi e fini, ma rivela anche la loro fiducia nelle forze morali del popolo, nelle comunità intermedie tra l’individuo e lo Stato. Due caratteri opposti, “Maritain era un modello di discrezione, di cortesia e di deferenza. Nutriva una profonda avversione per le folle rumorose, per i confronti cavillosi e per le dispute violente. Alinsky un ebreo agnostico, burbero, tagliato con l’accetta, per il quale ogni religione aveva ben poca importanza e nessun rapporto con ciò che riguarda la lotta per la giustizia economica e sociale”.[15] Ma questo personaggio, così scontroso, va a sentire le conferenze di Maritain, gli chiede una fotografia con dedica, e nella sua prima lettera gli scrive: “Caro professore, non oso rivolgermi a voi in altro modo, perché se lo facessi inizierei certamente con <<caro san Jacques Maritain>>, cosa che non farebbe che anticipare una decisione che la Chiesa non mancherà di prendere nel futuro” Ed aggiunge “come voi sapete io non prego nel senso tradizionale della parola, ma io penserò spesso a voi, e i miei pensieri saranno, a loro modo delle preghiere del cuore” (1944).[16]
Maritain nel 1945 accetta di scrivere la prefazione al libro di Alinsky Il risveglio dei radicali (XVI, 1182-1187) nella quale riconosce lo spirito evangelico della sua opera, e scrive “A mio avviso ciò che è passato attraverso il movimento <<Bach of ther Yard>> apre una nuova strada verso una vera democrazia e ci mostra l’unico cammino attraverso il quale il profondo bisogno di comunione, che oggi scuote la gente inebetita dalla civiltà tecnologica, può essere soddisfatta nella libertà e attraverso la libertà, nel e attraverso un profondo rispetto per la persona umana, attraverso una confidenza reale nel popolo……nello stesso tempo dei veri leaders possono emergere ed essere scelti dal popolo stesso”. Quando nel suo libro più importante di filosofia politica L’uomo e lo Stato,[17] Maritain parla delle necessità di <<minoranze profetiche di choc>> necessarie per animare la democrazia pensa certamente al suo amico Alinsky. E qualche anno dopo in Riflessioni sull’America ritorna sulla sua esperienza di animatore sociale scrivendo: “proprio in America ho fatto autentica esperienza di quella che è democrazia concreta, esistenziale: di quella che non è un insieme di slogans astratti o un nobile ideale, ma una vera e propria maniera di vita umana, operante, perpetuamente sperimentata e perpetuamente ritoccata e corretta. Qui ho incontrato, la democrazia come realtà vivente” (X. 891)
Quando Jacques nel 1960 si ritira a Tolosa nella comunità dei Piccoli fratelli di Gesù[18], Alinsky si scandalizza, in questa decisione vede un tradimento dell’impegno sociali, una rinuncia all’insegnamento, una sorta di fuga. Jacques risponde con una lunga lettera in cui spiega le ragioni della sua scelta: “ Nella prospettiva cristiana, voglio dire veramente cristiana) l’amore del prossimo richiede due maniere di donare se stessi e di morire per l’altro: 1° alla scopo di rendere la sua vita terrestre degna di un essere umano, combattendo per la giustizia quaggiù, 2° di aiutarlo nel suo bisogno di vita eterna e della grazia divina, prendendo parte al sacrificio di Cristo che continua nei suoi membri. Queste due maniere di donarsi sono entrambe necessarie“ Dopo avere sottolineato che Piccoli fratelli di Gesù si sono votati alla preghiera contemplativa e attraverso essa agiscono e soffrono anche per la giustizia sociale, Maritain precisa “Nel primo caso l’efficacia dei mezzi impiegati è visibile e tangibile (questi mezzi provocano dei cambiamenti visibili nel tessuto sociale); nel secondo caso l’efficacia rimane invisibile….e le trasformazioni sono percepite solo in maniera indiretta”. E conclude “se uno ha fede nel Vangelo, crede che i mezzi mistici invisibili hanno un potere ancora più grande, nel loro ordine proprio, che è l’ordine della vita eterna, di quanto ne abbiano i mezzi terrestri nel loro ordine proprio, che è l’ordine della vita temporale”. ( 5 novembre 1962)
Gli amici di Maritain erano perplessi davanti a questa sincera amicizia per un agitatore sociale agnostico, ma un giorno il filosofo disse loro :”rispetto questo solitario violento e dinamitardo che in fondo ama gli uomini, anche se non conosce Dio. Ma Dio lo conosce”[19] Da parte sua Alinsky nel 1971 manda a Maritain il suo ultimo libro, Regole per i radicali, con questa dedica: “al mio padre spirituale e all’uomo che io amo, da parte del suo figliol prodigo e indocile”; e Maritain nel suo ultimo testo scritto poco prima di morire nel 1973, parla di “Due grandi Patrie: la Chiesa e il mondo>> e ricorda “il mio amico Alinsky, tutto intero immerso nel temporale, auspicava di potere morire un giorno per una giusta democrazia (XVI. 1157)
La presenza di Maritain negli Stati Uniti aiutò i cattolici emigrati ad accettare la democrazia di quel paese, come B. Doering riconosce “Sono convinto che è stato Maritain, insieme al gesuita John Courtney Murray a dare alle popolazioni degli emigrati la certezza che potevano essere cattolici fedeli in una democrazia in cui la Chiesa fosse separata dallo Stato e che non c’era il minimo, rischio che il Vatucano si insediasse a Washington nel caso che un cattolico fosse diventato presidente”. [20] Un recente convegno a Brescia sulla dichiarazione conciliare Dignitatis Humanae del 1965 ha messo in evidenza il contributo determinante delle riflessioni di Murray e di Maritain nel dibattito conciliare.[21]
Lima Alceu Amoroso, Eduardo Freire e il Sud America
Dal 26 luglio al 7 novembre del 1939 Jacques e Raissa Maritain fanno un viaggio nell’America del Sud con soste a Rio de Janeiro in Brasile, a Buenos Aires, Cordoba, Rosario in Argentina, a Montevideo in Uruguay. Jacques fa più di 24 conferenze. (XVI, 480-486) In quegli anni nei quali in Europa esplodeva la guerra civile spagnola le classi politiche dei paesi Sudamericani erano vicine alle posizioni di destra dei falangisti e Jacques nella sede della rivista <<Sur>> di Buenos Aires deve difendere le sue posizioni e confutare le accuse di chi lo considerava, con Mounier, un sostenitore delle posizioni della sinistra spagnola”. (VI, 1071- 1105). In questo viaggio anche Raissa fa una conferenza ai “Cursos de Cultura Catolica” di Buenos Aires su La coscienza morale e la santità allo stato di natura..[22] Ma i Maritain, erano conosciuti in quei paesi da molto tempo, tramite le traduzioni delle sue opere e attraverso le corrispondenza.[23] Pablo Caballero, un seminarista di Quito dall’Ecuador scrive a Maritain nel 1923 “se volete fare tradurre in spagnolo qualche vostro libro, potrei rendervi questo servizio “. (20 novembre) Rafael Pividal, uno studente venuto dall’Argentina a completare gli studi alla Sorbona gli scrive nel 1929: “Maestro, ho letto in vostri libri, che mi hanno riportato alla fede. Da allora ho voluto diffondere quaggiù la vostra filosofia. Sono in Francia per studiare il rinnovamento cattolico. Potreste ricevermi? Oso appena sperarlo, ma sarei felice di stringere la vostra mano e di domandarvi consigli per il mio lavoro” (3 settembre). Mario Garcès, uno studente dell’Università Cattolica di Santiago del Cile nel 1934 gli scrive: “Fin qui nel lontano Cile la vostra opera è conosciuta, commentata nei giornali e nelle riviste…..voglio dirvi che la vostra influenza sulla gioventù è molto profonda” (14 agosto). Ma è soprattutto attraverso il brasiliano Lima Amoroso Alceu, che fa della rivista<<A Ordem>> uno strumento di divulgazione delle opere del filoso e il cileno Eduardo Frei , che si impegna nella vita politica che possiamo analizzare la presenza di Maritain in quel continente, e bisognerebbe anche ricordare Rafaël Caldera, presidente del Venezuela dal 1968 al 1973 e Napoléon Duarte presidente del Salvador dal 1984 al 1989.
Lima Amoroso Alceu[24] educato in uno spirito libertario, importato in Brasile dal laicismo francese, conseguente alla Rivoluzione del 1789 ritorna alla fede cattolica grazie a Maritain passando anche lui attraverso il bergsonismo per poi scoprire la filosofia di san Tommaso. A Maritain per ringraziarlo di un articolo inviato per la rivista <<A Ordem>> “Vi scrivo di corsa, in aereo, per dirvi la gioia e l’onore che la vostra lettera e il vostro capitolo inedito mi hanno portato….. tutto il dramma interiore della mia conversione è intriso di voi. Vi ho resistito più che ho potuto” (11 giugno 1929). In un altra lettera confessa le sue inquietudini politiche di fronte alla ostinata posizione dei conservatori e ai richiami allettanti dei partiti di sinistra: “Nelle attuali condizioni è impossibile assumere un’attitudine di pura speculazione. Mi vedo così stretto tra ciò che considero un tradimento dello spirito per impegnarmi nell’azione e un tradimento tanto più grave rinunciando all’azione!…..Bisogna ritirarsi sulla montagna come un saggio? E’ possibile? E’ il mio dovere? O bisogna pagare di persona nell’azione aprendo almeno gli occhi dei nostri fratelli sui disastri che li attendono?” (7 marzo 1931)
In quegli anni i giovani si trovano presi tra regimi dittatoriali e democrazie autoritarie e cercano in Maritain una guida spirituale, tanto che i suoi scritti sono quelli più discussi sulla stampa periodica, suscitando anche penose polemiche che coinvolgono le coscienze per la nettezza delle soluzioni indicate
Eduardo Frei[25], già militante in un movimento dei giovani conservatori <<La Falange nazionale>>, partecipa a Roma nel 1934 al congresso internazionale di <<Pax Romana>> ed in seguito a Parigi segue le lezioni di Maritain all’<<Institut catholique>> e comprende la necessità di un movimento politico di ispirazione cristiana che si ponga al sopra della destra e della sinistra. Tornato in Cile con Jaime Castillo fonda il <<Partito della democrazia cristiana>> il cui logo è una freccia verticale sovrapposta due linee incrociate simboleggianti la destra e la sinistra, che vanno trascese. Frei ricorda nelle sue Memorie: “Ciascuno dei suoi libri è nella mia biblioteca tra quelli che preferisco…….Quando fondammo la Falange e poi la Democrazia cristiana le sue idee hanno esercitato un’ influenza determinante. Per questo egli segue con un grande interesse ciò che capitava nel nostro paese, dove ha molti discepoli e non solamente negli ambienti intellettuali”[26] Nella sua prima lettera a Maritain, spedita su sollecitazione di Gabriela Mistral, Frei gli ricorda di avere seguito le sue lezioni e avere condiviso le sue posizioni sulla guerra di Spagna, poi gli descrive a lungo la situazione politica del suo paese (4 gennaio 194O)
Ma dall’altra parte delle Ande Julio Meinvielle con il volume Da Lamennais a Maritain [27] accusa il filosofo di naturalizzare il cristianesimo e di cedere al liberalismo; tocca a Castillo Velasco, direttore della rivista <<Politica y Espiritu>> prendere le difese Maritain inaugurando, la rivista cilena con numero monografico dedicato a In difesa di Maritain, [28] anche Amoroso Alceu Lima difende Maritain in <<A Ordem>> dedicandogli un numero monografico nel 1946.
I due discepoli fedeli organizzano una riunione dei gruppi democristiani, cileni, argentini, uruguaiani, brasiliani, dal 18 al 23 aprile del 1947 per fondare la <<Organizzazione Democratico Cristiana d’America>< e inviano a Maritain, allora Ambasciatore in, Vaticano, questo telegramma “Riuniti a Montevideo i gruppi democristiani sud-americani per studiare la nostra posizione di fronte ai grandi problemi, sociali contemporanei, salutano in voi il maestro dell’umanesimo integrale che noi riteniamo la soluzione ideale dei nostri problemi economici e politici “ (17 aprile 1947). Lima invia il testo conclusivo dei lavori a Maritain che risponde “Sono fiero che il nome di Umanesimo integrale abbia ricevuto una consacrazione storica da parte di coloro che hanno formulato quest’atto di fondazione”, ma subito raccomanda di non trasformare il gruppo in ‘una unione internazionale di partiti politici di ispirazione cristiana”, ma di promuovere invece “un movimento di ordine intellettuale e culturale”. (13 giugno 1947) Maritain nel post-scriptum fa presente a Lima che mons Montini, che lui ha informato del progetto in corso, auspicherebbe “un controllo dottrinale sul programma ideologico fondamentale”, ma che lui teme che questo controllo possa essere “un danno per l’autonomia laica del vostro movimento”
Nel 1950 Frei fa parte della delegazione cilena all’Onu e ne approfitta per incontrare Raissa e Jacques Maritain a Princeton; e il 17 novembre 1952 tiene un discorso commemorativo all’Università di Santiago per i settant’anni del filosofo.
Frei va al governo del Cile dal 1964 al 197O, ma in quell’anno nelle elezioni alla Presidenza, per le quali non si è più presentato per lasciare spazio ad un altro candidato del suo gruppo, il candidato socialista Salvator Allende, con l’appoggio dei comunisti, riceve il maggior numero di voti (37/l00) contro il conservatore Alessandri (35/100) e il democristiano Tomic (28/100) e Élisabeth de Miribel scrive a Maritain (18 settembre 1970) affinché faccia pressione su Frei affinché alleandosi con le destre blocchi la sinistra. Il filosofo le risponde senza dare un consiglio pratico ma precisando “Finché i cristiani restano impegnati sul solo piano, inferiore, delle combinazioni politiche, essi non possono, sia che si alleino con conservatori sia che si alleino con i comunisti, evitare di tradire la loro vocazione” (24 settembre 1970). Allende sarà eletto Presidente La nota di Élisabeth de Miribel viene passata dall’Ambasciatore francese a Frei, che scrive a Maritain “Ho molto sofferto in questi giorni, più di quanto possiate immaginare. Dopo aver lavorato tanti anni, per degli errori di strategia politica che ho segnalato a sazietà, noi abbiamo interrotto un processo che, a mio avviso, era il migliore per questo paese e un’esperienza utile per altri paesi” (8 ottobre 1970). Nella sua ultima lettera Maritain gli scrive “Sono persuaso che lo vostra esperienza non è stato un insuccesso e che essa ha aperto al Cile e al mondo intero immense prospettive” (26 ottobre 1970)
9) Adriano Olivetti: un discepolo anomalo ma coerente
Maritain in Italia ebbe discepoli impegnati a cercare una politica coerente nella prospettiva di fare fermentare nel mondo il lievito del Vangelo, come Giorgio La Pira, Giuseppe Dossetti, Giuseppe Lazzati[29], che studiarono le opere del filosofo in vista delle azioni da intraprendere, soprattutto nella prospettiva della elaborazone della <<Carta Costituzionale>>, come membri dell’ all’Assemblea Costituente, ma non svilupparono il suo pensiero a livello teoretico. Comunque questi tre “professorini”, a cui bisogna aggiungere Amintore Fanfani, che volevano realizzare un umanesimo integrale per superare l’individualismo borghese dello Stato liberale, furono l’occasione indiretta di un violento articolo contro Maritain pubblicato ne <<La Civiltà Cattolica>> nel 1956 da padre Messineo.[30] Ma in Italia Maritain trovò seguaci anche nel mondo laico che vedono nella sua filosofia politica la possibilità di una società più giusta fondata non sulla base del mercato e del profitto ma sulla dignità della persona umana. Tra questi è particolarmente signficativo Adriano Olivetti [31] sia perché un industriale, sia perché di famiglia ebrea. Fu proprio Olivetti a curare nelle edizioni del movimento Comunità, da lui fondato, le prime traduzioni delle opere politiche di Maritain, da I diritti dell’uomo e la legge naturale, a Cristianesimo e democrazia nel 1953; e a pubblcare con prefazione di Maritain, una antologia di autori Vari, tra cui Benedetto Croce, Sergio Hessen, Aldous Huxley sul problema dei diritti dell’uomo, raccogliendo i risultati di una inchiesta promossa daal’Onu e curata dalla Columbia Unversity.[32]
Nei suoi scritti Olivetti si richiama a Maritain, e nella opera principale scrive nel 1946 : “Il pensiero politico contemporaneo è grandemente debitore ad uno studioso come Jacques Maritain per il suo sforzo di portare al centro dell’attenzione politica i rapporti tra la Persona e le Comunità differenziate in cui si esprime l’umana società”. [33] Sviluppa poi tutta un’ analsi sui rapporti tra individuo e persona, richiamandosi ai Padri della Chiesa e a san Tommaso. ‘L’individuo riposa sugli elementi materiali, e dalla materia è individualizzato e limitato. Esso quindi si muove secondo le risultanze di un puro urto di forze, in un piano in cui le leggi spirituali non spiegano la loro invisibile potenza”.[34] Olivetti recupera il senso della vocazione, anche se non coglie le articolazioni maritainiane tra la vocazione temporale nella storia e la vocazione eterna di ogni persona: “conviene ricordare che la Persona nasce da una vocazione, dalla consapevolezza cioé di un compito che ogni uomo ha nella società terrena e che come tale essa si traduce in un arricchimento dei valori morali dell’individuo. In virtù di ciò, la Persona ha profondo il senso, e quindi il rispetto, sostanziale e intimamente cristiani, della dignità altrui, sente profondamente i legami che l’uniscono alla Comunità cui appartiene, ha vivissima la coscienza di un dovere sociale; essa in sostanza possiede un principio interiore spirituale che crea e sostiene la sua vocazione indirizzandola verso un fine superiore”[35]
Vittorio Agosti, che ha studiato la filosofia politica del movimento di Comunità sottolinea, come Olivetti fosse un pragmatico, che vedeva nella comunità locale il superamento dell’individualismo e del socialismo “Non più lo Stato di diritto, caro alla pubblicistica liberale; non la sovranità popolare del democraticismo ottocentesco; e tanto meno la classe in funzione della violenza dialettica teorizzata dal marxismo”[36]. Il fine della sua azione politica era “lo stabilirsi di una civiltà cristiana intesa come definitivo riconoscimento da parte di laici e non credenti, di cattolici e non cattolici dei valori eterni contenuti nell’Evagelo” di cui “gli uomini politici ne accetteranno il contenuto umano e sociale pur senza riconoscerne la trascendenza”[37]. E ricordando i suoi ispiratori conclude “Olivetti, come un eclettico geniale, ha cercato di raccordare e di saldare le due esperienze culturali di Maritain e di Mounier, quasi per tenere una via mediana tra il rigore scientifico del primo e l’impeto rivoluzionario del secondo”[38] “Tuttavia dobbiamo dire che se all’Olivetti è rimasto estraneo il travaglio metafisico di Maritain è anche vero che egli è rimasto immune dall’enfasi oratoria di Mounier”.[39] C’é in Olivetti molta generosità, un impegno culturale notevole, ma la sua rivista ospita articoli di filosofia e di psicologia dalle più diverse tendenze, la sua casa editrce pubblica gli autori più disparati, per cui Maritain ha qualche difficoltà ad affidargli la traduzione di nuove opere, specie se di natura teoretica, come risulta dalla corrispondenza. Scrive Maritain a Journet “Olivetti (la sua rivista pubblicherà la traduzione della vostra difesa di Umanesimo integrale) mi ha scritto chiedendomi di pubblicare la traduzione italiana di Filosofia della storia. Questa richiesta mi imbarazza. Non sarebbe meglio che la traduzione avvenisse presso un editore cattolico?” (28 giugno 1957). Journet risponde “Ho qualche rapporto con Olivetti. L’ho conosciuto prima della sua conversione e l’amo molto.. Ora è cattolico. Ma io credo che a Roma abbiano ancora un po’ di riserve a riguardo di ciò che edita. Non sono sicuro che la pubblicazione di Filosofia della storia presso di lui non abbia ancora a risvegliare qualche diffidenza. Meglio pubblicarlo a Milano. Montini darebbe certamente l’imprimatur. Meglio dare a Olivetti il vostro libro Riflessioni sull’America” (3 luglio 1957) Proposta che Maritain accetta, ma Olivetti muore poco dopo, ed il filosofo cosi scrive al direttore della rivista <<Comunità>> :“E’ con profonda emozione che rendo omaggio alla memoria di Olivetti. Come tutti coloro che hanno conosciuto quest’uomo integro sono stato dolorosamlente colpito dalla sua morte. Da molto tempo ammiravo la generosità del suo cuore e del suo animo, e seguivo con particolare interesse gli sviluppi del suo pensiero e i progressi delle sue realizzazioni sociali. Rimpiango che le circostanze non mi abbiano consentito di incontrarlo più spesso, e ho la certezza che in quel caso la nostra reciproca simpatia sarebbe diventata una bella amicizia. Le sue iniziative coraggiose, il suo disintersse, i suoi ideali di giutizia e di pace, di amore fraterno, le sue intuizioni per il rinnovamento che esige il nostro tempo sono un grande esempio per le giovani generazioni.” . (XI, 1072)
Le edizioni <<Comunità>> hanno continuato a fare attenzione alla filosofia politica di Maritain, come documenta la pubblicazione della tesi di Nello Morra[40] per la quale Norberto Bobbio[41] ha scritto una importante prefazione. “C’è nei giovani cattolici militanti, quando debbono scegliere un tema personale, non accademico, una propensione per Maritain, simile a quella dei giovani laici per Croce o dei giovani marxisti per Gramsci. Più Maritain che per altri scrittori, pur apparentemente più vivaci e stimolanti, come Mounier. Ma ciò si spiega, credo, col fatto che, oltre ad essere filosoficamente più autorevole, Maritain ha elaborato una concezione dell’uomo e della storia; ha dato risposte quasi sempre nette, teoricamente giustificate, spesso originali, pur in una rispettosa fedeltà alla tradizione, alla maggior parte dei problemi filosofici –l’arte, la conoscenza, la politica, la morale–; ha costruito, se pur con diverse stratificazioni, un sistema abbastanza rigido per suscitare le simpatie di chi cerca una disciplina, ma nello stesso tempo tanto aperto da permettere di pensare con la propria testa; offre solidi punti di attacco per chiunque non voglia restare continuamente in balìa delle proprie inquietudini o trovare rifugi troppo sicuri ove si finisce per restare pìrigionieri. Il corpus delle dottrine del Maritain costituisce un punto di partenza più che un punto di arrivo, come spesso accade a filosofie che non sono nate tutte d’un pezzo, ma gradualmìete, con sforzo durevole e per successivi assestamenti”.[42]
[1] J. Maritain, Les droits de 1′homme et la loi naturelle, Editions de la Maison Française, New York 1942, pp. 144. (VII, 617-695) Tr.it. I diritti dell’uomo e la legge naturale, Vita e pensiero Milano 1987
[2] De Gaulle Charles 1890-**** Militare e uomo politico, insegnante di storia militare alla Scuola di Saint-Cyr, Segretario del Consiglio Superiore di guerra (1932-1936), pubblica diversez votmi tra cui Verso l’esercito di mestiere (1934) e La Francia e il suo esercito (1938). Comandante di una divisione corazzata, quando il governo Pétain chiese la resa , riparò in Inghilerra e il 18 giugno 1940 lanciò un proclama per continuare la lotta a fianco degli inglesi, Costituì le Forze francesi libere con l’adezione delle Colonie e nel 1942 stabili rapporti con la resistenza in Francia. Nel 1945 diventa Presidente del Governo provvisrio della Francia liberata. Fonda il <<Rassemblement du peuple français” al di fuori dei partiti poltici tradizioali, ma ,nelle elezioni del 1951 non ottiene la maggioranza. In seguito all’insurrezione dell’ Algeria e di fronte al rischio di una gerra civile nel 1958 l’Assemblea Nazionale gli conferisce pieni poteri per sei mesi, propone una nuova Costituzioéne che viene approvata con un referendum. De Gaulle diventa Presidente della Repubblica, pur nel rispetto delle libertà in Francia si instaura un re(gimle autoritario e nazionalistico
[3] Ch. Blanchet, J. Maritain 1940-1944: le refus de la défaite et ses relations avec le général de Gaulle in CJM. 16-17, pp. 39-90; Une lettre à Mauriac sur De Gaulle in CJM. 21, 23-27
[4] Élisabeth de Miribel, La liberté souffre violence, Plon, Paris1983, p. 58
[5] Cfr. AA.VV. L’ambassade ai Vatican, CJM. 4 bis
[6] Cfr. Bernard Doering, L’héritage américaine de J. Maritain, in AA.VV. J. Maritain face à la modernité, Presse Universitaires du Mirail, Toulouse 1995, pp. 179-201; Paul Sigmund, L’influence de J. Maritain sur les Amériques, ivi pp. 203-218
[7] Lipmann Walter (1889 ****) Giornalista politilogo di scuola liberale, dal 1921 nella redazione del << The Herald Tribune>>; tra i suoi scritti La giusta società (1936), La politica estera degli Stati Uniti (1943), Unità occidentale e mercato comune (1962)
[8] J. Maritain, Le crépuscule de la civilisation, Ed. Les Nouvelles Lettres, Paris 1939 pp. 31 (VII 9-49) Il crepuscolo della civiltà in Scritti e manifesti politici 1933-1939, a cura di G. Campanini, Morcelliana, Brescia 1978, pp. 169-197
[9] Dorothy Day Bibl. The Long Loneliness, Harper, New York, 1952
[10] J.L. Barré, Jacques e Raissa Maritain, Paoline, Milano 2000, p. 469
[11] J. Maritain, Reflections on America, Charles Scribner’s Sons, New York 1958, (X 763+922) Tr.it. Riflessioni sull’America, Morcelliana, Brescia 1960
[12] Lettera riportata in Nora Possenti Ghigflia, I tre Maritain, Ancora, Milano 2000, p. 404
[13] Alinsky Saul (1909 ****) , ebreo agnostico di origine russa, dopo studi di archeologia, prepara una tesi di criminologia studianti la banda di Al Capone. Poi dal 1940 si dedica ad organizzare piccole comluhità di diseredati nei quarteri più poveri di Chicago. Fonda il movimento <<Bach-of-ther-Yard>> che poi diventa l’ <<Industrial Areas Foundation>>. Con John Lewis fonda la C.I.O il più grande sindacato americano. Bibl. Reveille for Radicals, Presse Universitaire de Chicago, Chicago 1945; Rules for Radicals, 1971, tr.it. Manuel de l’animateur social, Seuil, Paris 1976 Cfr. Thierry Quinqueton, Saul Alinsky, organisateur et agitateur, Desclée, Paris 1989
[14] B. Doering, The Philosopher and the Provocateur. (The Correspondance of J. Maritain and S. Alinsky) University of Notre Dame, Notre Dame 1994, pp. 118
[15] B. Doering, L’héritage américaine de J. Maritain,, ed.cit. p. 191
[16] Citato in Louis Chamming’s, Saul Alinsky, organisateur et agitateur CJM. 19, 31)
[17] J. Maritain, Man and the State, University of Chicago Press, Chicago 1951, pp. X‑219. (IX 471-736) Tr.it; L’uomo e lo Stato, Torino, Marietti 2002
[18] M. Nurdin, J. Maritain et les Petits Frères de Jésus in CJM. 35,, pp. 2-57
[19] Riportato ne Le Journal de Paule Manuel in CJM 44, 25 ( 15 giugno 1965) D’altra parte Maritain nella sua antropologia esistenziale, dopo avere affermato che la soggettività e la radce della persona, precisa che solo Dio può conoscere questa soggettività. Cfr. La persona secondo Maritain in AA.VV. L’idea di persona, Vita e Pensiero, Milano 1996, pp.431-455
[20] B. Doering, L’héritage américaine de J. Maritain,, ed.cit. p.
[21] Dignitatis Humanae, IX colloquio internazionale di studio, Istituto Paolo VI, Brescia 2004.
[22] Cfr. P. Viotto, Dizionario delle opere di Raissa Maritain, Città Nuova, Roma 2005
[23] Cfr. Olivier Compagnon, J. Maritain et l’Amérique du Sud. Le modèle malgré lui, Presse Universitaires du Septentrion, Villenueve d’Ascq 2003. Le lettere citate in questa sezione sono tratte da questo volume salvo indicazione diversa.
[24] Lima Amoroso Alceu (1895-1983) Professore di filsofia, giurista, critico letterario, si converte al cattolicesimo nel 1928, dirige la rivista <<A Ordem>> dal 1928 al 1968. Presidente dell’Aziona Cattolica brasiliana nel 1935. traduce in portoghese diversi libri di Maritain. Pubblica nella collana <<Questions Disputées>> diretta da Maritain e Journet Frammenti di sociologia cristiana (1934)
[25] Frei Eduardo (1911-1982) Uomo politico cileno, Presidente della Repubblica Bibl. Pensamiento y acción, Pacifico, Santiago 1958 (Un intero capitolo è dedicato a Maritain) ; Memorias 1911-1934 y correspondencias con Gariela Mistral y J. Maritain, Planeta, Espejo de Chile 1989 Cfr. Pioerre Letamendia, Eduardo Frei e Maritain in AA.VV. J. Maritain et ses contemporaines, Desclée, Parisd 1991, pp. 363-380
[26] E. Frei, Memorias 1911-1934 ed.cit. p. 53
[27] Julio Meinvielle, Da Lamennais a Maritain, Ediciones Nuestro Tiempo, Buenos Aires 1945
[28] Castillo Velasco Jaime, En defensa de Maritain, Santiagio del Cile 1949
[29] La Pira Giorgio (1904- 1977) Docente universitario di Diritto romano, durante il fascismo fonda e dirige la rivista <<Principi>> presto soppressa dal regime. Sindaco di Firenze dal 1951 al 1957, organizza i <<Convegni per la pace e la civiltà cristiana>> Bibl. L’anima di un apostolo (1932) Il valore della persona umana (1947) Per una architettura cristiana dello Stato (1954). Cfr. Jean Dominique Durand, La Pira-Maritain: un dialogo per un’Europa cristiana in <<Studium>>, novembre-dicembre 2001, pp.893-911; P. Viotto, Giorgio La Pira, il volto di un’anima, in <<Studium>>, maggio-giugno 2004, pp.438-451. Dossetti Giuseppe (1913-1996) Docente di diritto, Nel 1952 fonda a Bologna l’ <<Istituto per le scienze religiose>>, ordinato sacerdote, anima una comunità monastica. Bibl. Numerosi articoli nella rivista <<Cronache sociali>> da lui fondata nel 1947. Cfr. G. Trotta, G. Dossetti: la rivoluzione nello Stato, Camunia, Milano 1996 , Lazzati Giuseppe (1909-1986) Professore di Letteratura cristiana, Rettore dell’Università Cattolica di Milano dal 1983 al 1998. Bibl. L’ Opera omnia è in corso di pubblicazione poresso l’Editrice Ave di roma. Da segnalare La città dell’uomo, Laicità e impegno cristiano, Pensare politicamente. Cfr.V. Sesti, Lazzati:itinerario spirituale di un cristiano, NED, Milano 1992
[30] Antonio Messineo, L’umanesimo integrale in <<La Civiltà Cattolica>> l° settembre 1956 pp. 449-463. Al riguardo si veda l’importante lettera di padre Joseph-Thomas Delos a Maritain del 26 settembre 1956 in Correspondance Journet-Maritain, vol. IV, pp. 897-901
[31] Olivetti Adriano (1901-1960) industriale ebreo, alla morte del padre dirige la fabbrica di macchine da scrivere omonima. Durante mla guerra è esule in Svizzera. Nel 1945 fonda il movimento politico-sociale <<Comunità>>, affiancato da una rivista e da una casa editrice. In L’ordine politico delle comunità (1946) e Città dell’uomo (1959) e in numerosi articoli tratteggia la sua filosofia politica che si propone di superare la democrazia individualstica dello Stato borghese,rivalutando, le comunità locali nella prospettiva di uno Stato federale
[32] AA.VV. Human Rights: comments and intrepretations, Columbia University Presse, New Yok 1949; tr.it. Dei diritti dell’uomo, Comunità, Milano 1952
[33] A.Olivetti, L’ordine politico delle comunità, Comunità, Milano 1946
[34] A.Olivetti, Società, Stato, Comunità, Comunità, Milano 1952, p. 193
[35] Ivi pp. 1912-193
[36] Vittorio Agosti Adriano Olivetti tra Maritain e Mouiner in <<Humanitas>> XVI n. 3, marzo 1961p. 235
[37] Ivi235
[38] Ivi p. 232-233
[39] Ivi p. 233
[40] Nello Morra, I cattolici e lo Stato, Comunità , Milano 1961
[41] Bobbio Norberto ( 1909-2004) Filosofo e giurista. Docente universitario di filosofia del Diritto, studioso delmla filosofia contemporanea. Uno dei padri morali della Repubblica Bibl. L’analogia nella logica del diritto (1938), Politica e cultura (1955), Il problema della guerra e della pace (1978)Stato, governo, società (1985) , Destra e sinistra (1994)
[42] Nello Morra, I cattolici e lo Stato ed.cit. p. XI