• martes , 19 octubre 2021

Viotto, Piero: “I Maritain e la politica del XX Secolo”

             Questo contributo intorno ai rapporti di Raissa e Jacques Maritan con la cultura contemporana,  come i precedenti relativi alla filosofia e alla letteratura, all’arte e alla musica,[1]     vuole essere una cronaca       documentata dalle relazioni umane e dalle corrispondenze epistolari, non una esposizione organica delle dottrine politiche e giuridiche.[2] Non riguarda la elaborazione teoretica di una filosofia politica fatta da Jacques Maritain, con la collaborazione di Raïssa Maritain,  in numerose scritti, da Umanesimo integrale (1936) a L’uomo e lo Stato (1951), ma le vicende storiche  del XX° secolo, che hanno convolto questi due protagonisti, dalla crisi dell’ “Action Française” alla Guerra civile spagnola, dalla resistenza al nazi-fascismo alla “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”. Si tratta dell’incontro e dello scontro tra le persone nella concretezza degli avvenimenti, ma nel cui groviglio di contrasti e di consensi sono nate le idee che poi sono state elaborate negli scritti filosofici. Teoresi e prassi si condizionano, ma la riflessione filosofica, che pure porta alla indicazione di un progetto politico, non deve risolversi al servizio di un partito politico. Essa non è nè di destra, nè di sinistra, trascende gli schieramenti partiti, che pure ispira, per cui Étienne Borne[3], può affermare che Maritain non è il filosofo del partito della democrazia cristiana, ma il filosofo cristiano della democrazia.[4]

  E’ Maritain stesso, nel 1935,  a darci la giustificazione di questa sua posizione per dissipare gli equivoci di coloro che lo considerato politicamente schierato e nella Lettera sull’indipendenza [5]. Il filosofo, in ragione della sua stessa ricerca, deve interessarsi di politica: “Non esiste infatti soltanto la filosofia speculativa, ma c’è anche  una filosofia pratica, ed io credo che essa debba discendere sino all’estremo limite in cui la conoscenza filosofica tocca l’azione”. ( VI, 255) Ma il compito della filosofia non è l’azione, perché altro è il sapere e la saggezza ed altro è l’agire e la prudenza. Ritenere con Marx che la filosofia di per se stessa debba trasformare la società “è un errore, che svuota ogni libertà spirituale ed ogni vera filosofia; da esso consegue che tutto il pensiero è coinvolto nel movimento stesso dell’azione transitiva e della dialettica del divenire, tutto intero immerso nella storia. Agli occhi di un metafisico abbiamo qui la quintessenza dell’immanentismo  e del materialismo di Marx” . (VI, 256) Il porsi del filosofo al di fuori dei partiti, quali che essi siano, la sua indipendenza davanti all’azione immediata da intraprendere, che esige una parte considerevole di tecnica e di arte, è tutto l’opposto dall’evasione e dalla fuga, perché “il filosofo ha una qualche utilità tra gli uomini solo se rimane tale” (257), e l’indipendenza del filosofo  testimonia la libertà della intelligenza di fronte all’istante che passa.  Restare liberi non significa restare indifferenti ed estranei, ma impegnarsi nel campo della propria competenza per cercare i principi regolatori dell’esperienza. Per il cristiano questo impegno nella società e nella storia è una conseguenza della legge dell’Incarnazione, egli “deve essere dappertutto e rimanere dappertutto libero” (VI, 259), perché la libertà del cristiano ha la sua radice ultima nella libertà di Dio . La Chiesa non è una fortezza o una cittadella separata dal mondo; essa è immersa nella storia, ed “i buoni e i cattivi sono, in realtà, dappertutto  frammisti fra loro, anche nella Chiesa”. (VI, 260)

            Bisogna superare lo schematismo della contrapposizione destra e sinistra, perché, soprattutto quando la storia giunge alla confusione del gioco delle parti  e le formazioni politiche “si riducono a dei complessi affettivi esasperati, non essere nè di destra nè di sinistra significa che si vuole conservare la nostra ragione” (VI, 276) e accettare ogni possibilità di dialogo fra gli spiriti che si situano su posizioni molto diverse tra di loro. Maritain analizza in profondità queste due posizioni. Sul piano  psicologico “il puro uomo di sinistra detesta l’essere, preferisce sempre e come ipotesi ciò che non è a ciò che è. Il puro uomo di destra detesta la giustizia e la carità, preferendo sempre come ipotesi l’ingiustizia al disordine. Un tipo nobile e bello di  uomo di destra è Nietzsche; un tipo nobile e bello di  uomo di destra è Tolstoi” .(VI, 275) Sul piano  politico a volte, le situazioni storiche si ingarbugliano: “Le rivoluzioni di sinistra fatte da temperamenti di destra sono le più terribili (Lenin); non esistono governi più deboli dei governi di destra guidati da temperamenti di sinistra (Luigi XVI). (VI, 276) Maritain  osserva che “una giusta filosofia politica, superiore rispetto alle diversità materiali  dei temperamenti di destra e di sinistra è evidentemente tale solo in quanto a dottrina” (VI,, 278); mentre  “nell’applicazione concreta apparirebbe certamente come una politica che si spinge molto a sinistra sul piano di alcune soluzioni tecniche, nell’apprezzamento del movimento concreto della storia e nelle esigenze di trasformazione dell’attuale struttura economica, pur avendo, in realtà, delle posizioni assolutamente originali e procedendo da principi molto diversi sulle concezioni del mondo e della vita, rispetto a quelli sostenuti dai vari partiti di sinistra”. (VI, 278)

            Il cristiano non può restare fuori della storia, la democrazia è nata sull’onda lunga  del fermento evangelico, ma non deve farsi illusioni perché il Regno di Dio non è di questo mondo. Maritain conclude questa Lettera  agli amici di tante battaglie, ricordando a loro che non bisogna scegliere fra illusioni contrarie di salvezza temporale immediata, ma restare fedeli ai valori di verità, di giustizia e di amicizia fraterna. In realtà “non esiste nulla di più scandaloso e in un certo senso di più rivoluzionario (‘perché è rivoluzionario rispetto alla stessa rivoluzione) del credere ad una politica cristiana e del pretendere di dare avvio in questo momento ad un’azione politica cristiana”. (VI, 287).

1) Charles Péguy: un socialismo cristianeggiante

            Maritain ai tempi degli studi liceali era un giovane socialista, miscredente, malgrado l’educazione religiosa ad indirizzo protestante in cui la madre educava lui e la sorella Eveline.[6] Lo ricorda lui stesso nei suoi Ricordi e appunti in una nota relativa al 1898 “Mia madre conservo a lungo una lettera che scrissi, quando avevo sedici anni a François Baron, marito della nostra buona, grassa e devota cuoca, Angèle, che era un pilastro autentico della casa e che vegliò sulla mia infanzia. Baron era sterratore e godeva ai miei occhi di tutto il prestigio dell’uomo di fatica <<proletario cosciente e organizzato>>. Ero diventato socialista  verso i tredici o i quattordici  anni, proprio in seguito ai discorsi che facevo con lui in cucina, dove egli si recava ogni sera  con il suo giornale <<La petite République>> in mano, e dove io mi rifugiavo per sfuggire agli amici di mia madre. Gli articoli di Jaures[7] e di Gérault-Richard mi esaltavano. Più tardi ricevetti un’impressione profonda dalla rappresentazione del dramma <<I tessitori>> di Gerhard Hauptmann”   (XIII, 135)

            Il giovane Maritain nella lettera a François Baron scrive: “Sarò socialista  e vivrò per la rivoluzione…….La proprietà capitalista non potrà mai prevalere su questo comunismo, sublime ed universale, comunione del pensiero, del dolore, della speranza umana….. Sono ben deciso a consacrare quel che sarò capace di pensare e di sapere al proletariato e all’umanità: impiegherò tutte intere le mie forze a preparare la rivoluzione, contribuendo, sia pure in minima parte, alla felicità e all’educazione dell’umanità” (XIII, 137) L’anno seguente in una lettera ad Angèle Baron manifesta anche le inquietudini religiosa: “O borghesia immonda, in regola con Dio, con le sue formule ipocrite, che ha perduto la stessa grandezza della fede religiosa e l’entusiasmo cristiano. Si può essere religiosi senza credere in Dio. Io dico, io affermo, io proclamo che non c’è religione più profonda, più sincera, più emozionante e più grande dell’ateismo….Io ritengo che tutti, o quasi tutti gli adepti di una religione, di un culto qualunque non possono avere, non hanno senso religioso” (6 settembre 1899)

            Questo giovane liceale inquieto si schiera apertamente nell’affare Dreyfus a favore dell’ufficiale condannato [8], con la sorella Jeanne frequenta la boutique dei <<Cahiers de la Quinzaine>> di Charles Peguy, un socialista animato da una profonda  religiosità cristiana; e quando all’Università incontra un ebrea russa,  Raïssa Oumançoff mentre sta facendo volantinaggio a favore dei socialisti russi perseguitati dagli Zar coinvolge anche lei. La madre di Jacques, fervente repubblicana, vive all’ombra di Péguy. Così Jean Bastaire presentando la corrispondenza  descrive la loro relazione intellettuale: “Maritain, di nove anni più giovane di Péguy è un giovane nel quale il direttore dei <<Cahiers>> si riconosce. E’ stato un focoso socialista, che scavalca a sinistra lo stesso Péguy e continua ad adorare Jaurès nel 1901 quando Péguy se ne è già distaccato. Partecipa alla gestione dei <<Cahiers>>, legge i manoscritti, corregge le bozze, scrive gli indirizzi, presta una importante somma di denaro per rifornire le casse.  Non è ancora stato considerato abbastanza fino a che punto tra il 1901 e il 1906 Maritain, sia stato un collaboratore ed un discepolo di Péguy totalmente devoto”[9].

            Quando Jacques e Raissa si convertono al cattolicesimo e nel 1906 ricevono il battesimo, Péguy dice loro che intende ristabilire i rapporti con la Chiesa. La madre di Maritain è turbata dalla conversione dei due giovani e si confida con Péguy, che da parte sua non vuole rendere pubblico il suo ritorno per non mettere in difficoltà i lettori dei <Cahiers>>. Comunque nel 1908 manda Jacques dai benedettini a Wight per parlare con padre Louis Baillet, suo compagno di studi, per avere consiglio sul da fare a proposito della regolarizzazione del  suo matrimonio e del battesimo dei figli. Il consiglio, che Jacques condivide, è quello di provvedere al più presto, ma Péguy non se la sente, anche perché la moglie non è d’accordo. E Jean Bastaire commenta “Da pagano, innocentemente cieco, lo sposo convertito si trasforma in un gravissimo peccatore per il semplice fatto che egli tarda, per qualsiasi ragione che sia, a mettere in accordo la sua pratica con le sue idee”[10] Maritain è irritato, ma dom Baillet gli scrive: “Bisogna essere molto amichevoli con lui, non bisogna ferire la sua vanità, né fargli fretta. D’altra parte la sua attività letteraria, sviluppandosi al di fuori della Chiesa, è come quella di un libero battitore” ( gennaio 1910) Così i  <<Cahiers>>. continuano ad essere un’impresa che riunisce “cattolici che non barano,  protestanti che non barano,  ebrei che non barano,   liberi pensatori che non barano”[11]

  Maritain quando nel 1972 acconsente alla pubblicazione della corrispondenza con Peguy[12], scrive nella prefazione “me ne vergogno, ora, non certo per le verità che cercavo di ricordargli, ma per il tono dogmatico e per la maniera ingenua e insopportabilmente arrogante che usavo….queste lettere sono la prova fino a che grado di stupidità ci si può lasciare andare quando si è giovani”.( XIII, 1255) Quanto Raissa ha scritto ne I grandi amici, riconoscendo i meriti di Péguy, dedicandogli un intero capitolo, compensa le polemiche di Jacques, che comunque da quel travaglio ha appreso che l’apostolato non è proselitismo e che più volte nei suoi scritti ha ricordato questo pensiero di Péguy “La rivoluzione sociale sarà morale o non sarà”

2) Charles Maurras e l’equivoco dell “Action Française”

            Maritain che aveva simpatizzato per le idee repubblicane e per il socialismo cristianeggiante di Charles Péguy, dopo la conversione al cattolicesimo fu convinto da padre Clérissac Humbert, grazie al quale aveva iniziato lo studio di san Tommaso, che “solo l’ “Action Française poteva preparare, nell’ordine politico, le condizioni necessarie al ripristino dell’ordine integrale”[13] . Charles Maurras[14] animatore del movimento politico era uno scrittore laico dalle idee antiliberali e antidemocratiche, che auspicava il ritorno alla monarchia. A quel tempo secondo “L’ AF. aveva trovato simpatia e appoggio  nell’Ordine di san Domenico. Un’alleanza fondata sulla convinzione di una armonia prestabilita fra il tomismo e la dottrina di Maurras”[15] . Le cose si complicarono quando Pierre Villard[16], un allievo di Maritain all’Institut Catholique nel 1918 nomina suoi eredi universali Maurras e Maritain, e i due decidono di destinare 50.000 franchi alla <<Revue Universelle>>, vicina al movimento politico, ma non organo dell’ AF., nella quale Maritain terrà una rubrica di filosofia. Raissa ne I grandi amici ricorda l’ambiguità che si veniva a creare e il rincrescimento di Jacques di essersi lasciato coinvolgere nella speranza di avvicinare i giovani  al tomismo:“ Benché Jacques non abbia mai fatto parte di alcuna organizzazione o istituzione  dell’ AF. e benché egli abbia  sempre conservato la sua indipendenza di filosofo, si poteva rimproverargli l’atteggiamento di cui la sua negligenza era responsabile come la sua collaborazione, durata qualche anno alla <<Revue Universelle>>”  (XIV 979).[17]E. Psichari, amico di Maritain fin dai tempi del Liceo  nel 1913 accompagna a Meudon Henri Massis[18],  questi nel 1919, redige, per conto di un gruppo di intellettuali di destra,  il manifesto Per un partito dell’intelligenza (I, 1047-1053). Maritain firma il manifesto,  anche se critica il paragrafo dove si parla di “intelligenza nazionale  al servizio  dell’interesse nazionale” e nella <<Revue Universelle>> scrive “Quanto al <<partito dell’intelligenza>> sappiate che questo brutto nome partito significa solo che i suoi aderenti prendono partito per l’intelligenza o ancore prendono il partito dell’intelligenza “ [19]

            Ma l’esasperato nazionalismo del movimento incomincia a preoccupare gli ambienti cattolici più avveduti, Maritain, che ha dato vita ai <<Circoli di studi tomistici>> con l’assistenza di padre Garrigou Lagrange, è inquieto e preoccupato. Il vescovo di Friburgo scrive a Journet che può organizzare gruppi di studenti per studiare san Tommaso  purché non diventino “centro di propaganda per un movimento politico,  di cui Garrigou Lagrange è l’anziano apostolo, che con  dei principi  eccellenti ha dei metodi deplorevoli di polemica”.(30 settembre 1922) Journet chiede a Maritain se Garrigou Lagrange scrive su periodici del movimento e il filosofo gli risponde “Padre Garrigou non ha mai scritto su <<L’Action Française>> e si è tenuto fuori da ogni movimento e da ogni azione politica. Solamente nelle conversazioni private e con amici a Roma ha lasciato intendere la sua simpatia per l’ AF. Questo è bastato perché in certi ambienti romani sia considerato un simpatizzante“ (22 ottobre 1922)

            Il card. Pierre Andrieu, arcivescovo di Bordeaux, sollecitato  dal Nunzio apostolico a Parigi,  sul bollettino del diocesi <<Aquitania>>  accusa il movimento dell’ AF. di paganesimo e di amoralismo (27 agosto 1926). Jacques con Garrigou Lagrange si incontrano inutilmente a Meudon con Massis e Maurras (25 settembre 1926). Il filosofo annota in Ricordi e appunti “Maurras è venuto questa mattina per un colloquio con p. Garrigou, nel quale avevo molto sperato, ma che non ha dato, alcun risultato, a causa della debolezza del Padre di fronte alla ostinazione di quell’uomo”(III 324                                                               Maritain nel mese di ottobre pubblica Una opinione su Ch. Maurras e i doveri dei cattolici [20]  in cui scrive “ho deciso di intervenire nel dibattito senza altra autorità che quella delle evidenze morali, che si impongono al mio spirito; ed è per servire il bene comune con i miei mezzi di filosofo che ho cercato di chiarire i problemi dottrinali. Interamente estraneo al mondo della politica ed ad ogni desiderio di azione politica, non ho mai aderito all’ AF., ma essendo legato da amicizia a molti che ne fanno parte, ho pensato che potevo e  dovevo richiamare pubblicamente principi essenziali, che le passioni della lotta portano spesso a dimenticare”. (III, 774)Sviluppa poi un’analisi dettagliata: 1° Le idee politiche di Maurras si presentano come un insieme di conclusioni acquisite per via induttiva; il suo metodo si può definire un empirismo organico, che rimanda in parte a Comte.  2° La democrazia di Maurras si pone tra la democrazia politica (Aristotele) e il democraticismo (Rousseau), e non si avvicina alla democrazia sociale auspicata dai Pontefici. 3° L’espressione politique d’abord presa come valore assoluto può portare alla divinizzazione dello Stato. 4° Maurras ha riconosciuto che il liberalismo nato dalla Rivoluzione francese porta ad una umanità separata da Dio. 5° Maurras  è estraneo alle realtà della fede e senza negare Dio, non osa ancora seguire Aristotele fino all’affermazione dell’Atto puro. 6° L’errore in cui si rischia di cadere è quello di un  naturalismo politico.. Maritain auspica che i cattolici dell’ AF. si costituiscano in “un raggruppamento speciale, religioso e non  politico, avente per scopo non  l’azione politica, ma la formazione religiosa, lo studio della dottrina cattolica, degli insegnamenti dei Pontefici, della teologia dogmatica e morale “ (III,  773). In una lettera a Pio XI spiega le motivazioni di questo libro: “Il mio scopo, dopo avere consultato i miei superiori, è stato quello di condurre o cattolici dell A.F., in particolare i giovani ad una ubbidienza filiale….e di aiutarli a comprendere  alla luce dei principi della fede i problemi complessi, nei quali si trovano coinvolti, in particolare proprio il problema politico “ Ed anche per la necessità di garantire “l’indipendenza della rinascita tomista a riguardo di qualsiasi partito politico”. (27 settembre 1926).

            Il libro di Maritain ha un buon successo, sembra calmare le acque Journet gli  scrive “Approvazione  di <<La Croix>> e approvazione  di <<Action française>>! Quale prodigio il buon Dio sta facendo attraverso le vostre preghiere, le vostre angosce, il vostro scritto. Mi sembra lo stesso che questo sia troppo bello e che dovrebbe esserci più sofferenza…..” (4 ottobre 1926). Raissa scrive a Journet ‘“Si dice che Pio XI  non domandi ai cattolici di abbandonare l’AF. e il partito, ma solamente  la <<scuola>> dell’AF.       Tutto questo non è chiaro nella pratica e non saranno i commenti dei giornali, anche quelli cattolici,  che porteranno una luce pacificante, perché sono quasi tutti  in mala fede” (30 ottobre 1926) .Pio XI tramite mons A. Baudrillart, direttore dell’Institut Catholique, fa sapere a Maritain di avere letto il volume, di apprezzarlo, ma che  “ qua e la si sente un filosofo  dallo spirito nobile che si fa qualche illusione sulla realtà e sui mezzi per risolvere le difficoltà” (27 ottobre 1926).    Di fronte all’ostinazione di Maurras e alla compromissione di molti cattolici, Pio XI il  20 dicembre 1926, rompe gli indugi, condanna il movimento  davanti ai Cardinali riuniti in Concistoro e  alcune opere di Maurras sono messe all’Indice.[21]                                                                                                                                  Il giorno dopo Maritain scrive a Maurras “ ciò che avevo tanto temuto è dunque arrivato…….; per la Francia, come per voi, in questi momenti di abbandono, non c’è altro soccorso che in Dio. Egli ama la vostra anima. La vuole  e per raggiungere i suoi fini impiega i mezzi spietati dell’amore. Non posso fare a meno di pensare che mentre colpisce e sbaraglia al di fuori, parla al di dentro…. I cattolici debbono ubbidire e ubbidiranno al loro Capo……sminuire il problema non servirebbe nulla”. (III,  1307-1308) Maurras tre giorni dopo con un  articolo collettivo intitolato Non possumus sulla rivista del movimento dichiara di opporsi al pronunciamento  pontificio. Maritain scrive a Massis : “Il mio cuore le è vicino nella grande tristezza che passa su tutti noi. Possiamo prevedere una serie di lacerazioni senza fine  nel paese”. E si dimostra preoccupato per le sorti della <<Revue Universelle>> “Non bisogna lasciare andare a rotoli quest’opera. Con quale soluzione?” (24 dicembre 1926)   Molti cattolici francesi, belgi, svizzeri recalcitrano davanti alla esplicita condanna del movimento, il giornale attacca violentemente il Papa. Maritain prende le distanze dal gruppo di amici militanti nell’AF. e dopo la pubblicazione su <<La Croix>> del Decreto del Sant’Ufficio (9 gennaio 1927) in una lunga  lettera a Maurras mentre chiarisce la sua posizione, giustifica l’intervento pontificio,  precisando che  la condanna del movimento deriva dal “potere indiretto sul temporale” e poi si preoccupa di Maurras <<Mi appello a qualcosa di più profondo della sua ragione. Nessuno sa se nella sua anima la fede è morta o soltanto assopita……Dal punto di vista umano si trova da solo, tragicamente solo tra Dio che la mette alla prova  e le sue truppe che  le ubbidiscono” (11 gennaio 1927). Maritain elabora le sue tesi in un articolo L’ubbidienza al Papa che viene pubblicato  in <<La Vie Spirituelle>> (marzo 1927); che poi sviluppa nel volume Primato dello spirituale.,[22] mandandone copia Pio XI con queste parole “E’ perché io vedo la Chiesa e la Verità offese dalla condotta di qualcuno tra i miei fratelli, ed anche perché sento nel profondo del cuore l’afflizione che ne deriva per il Padre comune,  che mi sono visto obbligato un coscienza a rendere pubblicamente la mia testimonianza….Il libro che pubblico oggi mi attira molta collera. Ma il mio desiderio è di servire il Signore“ (19 luglio 1927).                                                                                                                    Lo sconcerto per la condanna è soprattutto  tra gli amici di Maritain nell’Ordine domenicano. Il filosofo si decide allora ad  andare a Roma per parlare direttamente con Pio XI, Raissa ammalata non può seguirlo e Jacques le prepara un resoconto dettagliato di questo viaggio (4-8 settembre 1927)[23] Tra l’altro nel colloquio Maritain afferma “Sono sempre al servizio della filosofia, non scrivo affatto per tutti……..I partigiani dell AF.  pretendono di essere i difensori dell’intelligenza e bisogna batterli sul loro terreno….”; e Pio XI gli risponde “bisogna pregare molto, caro professore. E’ Dio che cambia i cuori, che li sottomette senza attentare alla loro libertà”, e cita Manzoni che ricorda che la Chiesa ha tutto il tempo davanti a se. Poi  invita Maritain a farsi promotore di un libro, con la collaborazione anche di teologi, per fornire all’opinione pubblica nuovi chiarimenti. Nasce così il volume Perché Roma ha parlato,  [24] con la collaborazione di M.V. Bernadot  e E Lajeunie, domenicani della rivista <<La Vie spirituelle>>,  P. Doncoeur, gesuita, direttore della rivista <<Etudes>>, D. Lallement professore di sociologia all’ <<Institut Catholique>>, F.X. Maquart, professore di filosofia al Seminario di Reims. Philippe Chenaux commenta queste vicende: “Domandando a Maritain di scrivere questo libro Pio XI sapeva bene ciò che faceva. Certo, si trattava di dare alla Chiesa di Francia, ancora sotto choc per la condanna,  una spiegazione, ma anche, e forse più fondamentalmente ancora, di salvare il tomismo da un giudizio che rischiava di screditarlo per sempre. In Francia gli avversari cattolici di Maritain, raggruppati intorno a M. Blondel, avevano in fretta compreso tutto il profitto che avrebbero potuto trarre dal continuare a denunciare <<la collusione di una neoscolastica deviata con un positivismo ridotto ad un nazionalismo integrale>>.”[25] Maritain aveva ben compreso che le posizioni di Maurras portavano alla separazione della politica dalla religione e alla contrapposizione tra natura e soprannatura; tanto che nel corso di questo dibattito era giunto a concludere che l’intervento di Pio XI non riguardava esplicitamente “il potere diretto sullo spirituale” e non solo un “potere  indiretto sul temporale”[26]

            Gli uomini dell’ AF. continuano nella polemica e  Maurice Pujo nel 1929 sul giornale del movimento attacca Maritain: “Non abbiamo forse il diritto di domandarci quale sia il valore del cattolicesimo del signor Maritain, nipote di un politico poco stimato e la cui vita pubblica è stata funesta, nato lui stesso protestante e che ha contratto un matrimonio ebreo, prima di trovare la sua strada di Damasco sulla scia di un cattolico così disturbato come Léon Bloy?”[27]. Il filosofo con gruppo di amici risponde con Chiaroveggenza di Roma,[28] in cui ancora una volta si analizzano gli errori filosofici e politici di Maurras. Journet, che in tutti questi anni è sempre stato vicino a Maritain , gli scrive: “Ogni volta che voi siete intervenuto nell’affare dell AF; voi avete dato l’impressione ai vostri lettori che non c’è da scegliere tra l’obbedienza e la luce, perché il Cristo ha legato queste due cose affinché possano riceverle coloro che le ameranno…..Non posso pensare al giansenismo senza pensare all’AF.” (24 maggio 1927)

            Questa contesa con Maurras e Massis ebbe dei penosi strascichi,  sia perché gli uomini dell AF. cercavano una riabilitazione, che in parte venne con  Pio XII[29], sia perché vedevano in Maritain un traditore della loro. causa. Quando nel 1939 il filosofo alla morte di Pio XI ricorda alla radio (VII,  1114-1116) che la condanna dell’AF. era stata una condanna di natura religiosa e non politica, viene violentemente attaccato. Nel 1953  Massis pubblica un libro di Maurras su Pio X[30] , considerato come suo testamento spirituale, con un appendice Su Jacques Maritain           nella quale il filosofo e sua moglie vengono violentemente attaccati, Il direttore delle edizioni Plon, a cui era sfuggita quell’appendice di quattro pagine, scrive una lettera di scuse a Raissa,[31] che Jacques conserva senza consegnagliela, sperando che nn venisse a conoscenza della cosa.    [32]

            3) Emmanel Mounier e la rivista <<Esprit>>

            Tra i frequentatori degli incontri di Meudon è assiduo Emmanuel Mounier[33] fin dal 1928, che vede in Maritain un maestro e una guida. Possiamo seguire questa relazione intellettuale attraverso la loro corrispondenza e gli scritti autobiografici di Mounier (Entretiens).      In una nota del 2 dicembre 1929 Mounier ricorda un incontro in cui erano presenti Henri Ghéon, Charles du Bos, Gabriel Marcel, il compositore Nicolas Nabokoff e aggiunge : “Maritain mi parla un istante del mio Péguy, dicendo <<la difficoltà sta nel presentarlo   nella luce della verità, senza deformarlo e senza urtare i suoi amici non credenti>>”. Il libro in questione è un saggio a cura di tre autori, oltre a Mounier, Georges Izard, Marcel Péguy, figlio dello scrittore. Nella prima lettera della sua corrispondenza scrive: “La ringrazio molto vivamente della cortesia con cui ci offre il suo aiuto…. Sono tanto lieto di vederlo usare la parola profeta (e d’intravedere sotto questa concordanza di parola l’analogia dei nostri punti vista su Péguy) in quanto pensavo fare di questa parola e di questa idea il centro della mia prefazione“ (26 novembre 1929) Maritain legge i testi manoscritti dei tre autori, poi il 2 febbraio 1930 c’è un incontro a quattro Maritain dice che bisogna essere molto attenti al linguaggio di Péguy, che ci vuole “uno studio preciso del vocabolario di Péguy. Una parola era in genere per lui una persona”. La politica era Jaurès, la contemplazione don Baillet, la filosofia Bergson. Maritain evidenzia come Péguy “non si fosse mai liberato completamente dall’idea socialista della salvezza temporale”, idea che si era rinforzata con l’influenza di Bergson, che ritiene “che lo spirituale debba impegnarsi nel temporale per essere fecondo”. Mounier sostiene le posizioni di Péguy, anche se riconosce che debbono essere approfondite, Maritain, dissente e precisa: “Era dominato troppo esclusivamente dal  pensiero di Giovanna d’Arco, che aveva una missione temporale. Penso spesso a questo problema ricordando Filippo II di Spagna e la sua guerra all’Inghilterra. Ecco un momento della storia dove una monarchia cattolica onnipotente potrebbe imporre all’Europa la vera religione. L’ Invincibile Armata. Dio permette che una tempesta la faccia affondare. Dio trascura i mezzi temporali. Cristo non li ha mai impiegati, e Péguy, che non capiva la vita monastica, non riusciva a vedere bene tutto ciò”.         Il filosofo fa ancora alcune osservazioni sulle bozze del libro, ma il saggio esce nella collana <<Roseau d’or>> che dirige presso Plon; e scrive a Mounier “Il suo libro  su Péguy  mi dà una grande gioia e sono profondamente felice di avere potuto in qualche misura aiutarla a pubblicarlo. Risponde nel modo più puro al tipo dei lavori consacrati a una grande anima e a un grande travaglio intellettuale e spirituale, lavori, in cui conviene mettere sempre, come lei ha fatto, l’accento sul vero e sulla sostanza imperitura. Lei vi è riuscito ammirevolmente. Péguy deve rallegrarsi di avere tali interpreti” (21 febbraio 1931))                                                                                                                                                  Maritain incoraggia  Mounier nella progettazione della rivista <<Esprit>>, ma desidera conservare la sua indipendenza di filosofo davanti ad una rivista che dovrà impegnarsi nella concretezza della vita politica.

            Mounier invia a Maritain una serie di progetti e il filosofo in una lunga lettera risponde in modo dettagliato e articolato: “1° “poiché riunite uomini che provengono da punti dell’orizzonte molto diversi e non potete quindi stabilire un programma dottrinale ben definito e preciso, è meglio che la vostra introduzione sia il più breve possibile…. 2° Evitate soprattutto ogni sviluppo che riguardi cose di arte o di estetica…. 3° Nel vostro comitato vi è un terribile predominio di moralisti, dovreste assolutamente aggiungere  dei nomi che rappresentassero altre regioni dell’orizzonte intellettuale….4° Non credo che la formula <<Comitato organizzativo>> sia molto felice… (1 giugno 1931).

            Maritain coinvolge anche Journet. Il 17 luglio del 1931 gli scrive “Vi invio alcune circolari di Mounier per una rivista che vuole fondare. Io credo che bisogna sostenerlo, questo sarà infine un organo libero. La rivista dovrebbe essere pubblicata da Desclée E una simpatia, un po’ strana ed eclettica, ma leale, val. meglio per il tomismo che la tradizione scientifica organizzata, se la parola  scientifica va bene  per i personaggi ai quali io penso. Sei voi potete trovare dei sottoscrittori per Mounier voi sarete un grande benefattore”.                                                                                                                         L’impresa parte, Mounier ne sente tutta la responsabilità e in una lettera confida al filosofo: “Più che mai, carissimo    signore, le chiedo le sue preghiere, con un’intenzione che, pur passando attraverso me, mi supera. La rivista sarà ciò che noi siamo, non meno di ciò che faremo. In questa luce al centro della quale ci poniamo, sento l’oscurità del mio corpo e l’impurità di queste mani che si tendono; vorrei che ogni giorno            attenuasse il sacrilegio che mischia ciò che sono a ciò che assumo. E’ forse più bello doverci creare insieme con la nostra opera, e dare una simile risonanza allo sforzo di ogni giorno, ma quale <<scoperto>> sulla nostra anima!” (11 dicembre 1931) Maritain segue l’amico con consigli, è soprattutto preoccupato della indipendenza della rivista, perché ospita una ”cronaca” del movimento politico “Troisième Force” (tra capitalismo e comunismo) di Georges Izard. Scrive a Mounier “Sono di tutto cuore con Lei nella sua difesa della indipendenza della rivista, e persuaso che le rotture più gravi valgono meglio che lasciare <<Esprit>> divenire l’organo di un movimento politico. Sarebbe il mondo alla rovescia; è lo spirito che si serve di organi, in buona filosofia!  Sempre la vecchia disputa su ciò  che è mistico e ciò che è politico. E’ essenziale che Lei sia fin dall’inizio di una fermezza assoluta “ (3 agosto 1932) E in un’altra lettera precisa “Soprattutto è mio compito l’andare alla scoperta, tagliando le nozioni il più esattamente possibile e cercando di seguire il filo della verità nelle questioni difficili, non di prendere parte a manifestazioni collettive, in cui la purezza delle nozioni rischia sempre di essere in qualche modo offuscata” (ottobre 1932) Maritain è poi preoccupato dei rapporti della rivista con il mondo cattolico  “Ora, mio caro amico, lasci che io torni  alla mia antifona. Lei sa che è la mia profonda amicizia per lei a spingermi a metterla in guardia……Voi non siete una rivista neutrale, e siete perduti se  lasciate annidarsi in voi, sotto qualsiasi preteso, il minimo germe di neutralità o di interconfessionalismo……La vostra sola forza, lo abbiamo detto mille volte, è la Fede ed è il Vangelo. Bisogna che ciò si veda, che ciò sia conosciuto, che ciò possa essere detto……Per  la ragione stessa della grandezza  implacabile delle cose dello spirito, sia ben persuaso che la questione : Dio o Ateismo, crea una spartiacque inevitabile “ (27 ottobre 1932) Anche Mounier è preoccupato se risponde “Rimane inteso che i cattolici si esprimeranno integralmente in <<Esprit>>…..soprattutto quando talune prudenze necessarie in partenza non avranno più ragione d’essere. Non è meno evidente che, se fino dalla partenza, noi sembrassimo soggetti a legami principalmente cattolici, il salvataggio delle isole rivoluzionarie e popolari sarebbe radicalmente compromesso….Sono interamente d’accordo che l’ateismo crei una linea divisoria, e può darsi che la linea passi al di qua di certi deismi” (30 ottobre 1932) E aggiunge una annotazione, che documenta come Mounier vedesse in Maritain un maestro “ Tutto ciò rientrando nel campo della direzione di coscienza, le chiedo che i miei amici non ne sappiano nulla. L’ho consultata prima di tutti e voglio riflettere senza chiacchiere inutili

            Maritain insiste e scrive a Mounier “A dire il vero più aspetterà e più le sarà difficile dirsi cristiano, ed è proprio non dicendolo fino dall’inizio che avrà l’aria di avere approfittati di un equivoco e di avere tratto gente in inganno “ (2 novembre 1932) . Queste lettere inquietano Mounier che  commenta in pari data nei suoi appunti autobiografici “Il mio cuore gli da completamente ragione: bisognerà proclamare al più presto il Cristo, ed io dovrò abbandonare gli amici…..ma egli pensa come un eremita. Facciamo un’opera monastica, e forse questa sarà più feconda di <<Esprit>>. Ma se noi facciamo un’opera temporale, dobbiamo comprendere che noi dobbiamo accogliere un pubblico di tutti i generi e che un cattolicesimo ostentato ci svaluterebbe agli occhi di quelli a cui non avremmo potuto dare la prova che si può essere insieme sinceramente rivoluzionari e integralmente cattolici“ Ma oltre la questione della <<neutralità>> Maritain solleva anche quella della <<interconfessionalità>> e Mounier risponde “I nostri amici sanno, o sapranno, tutti che io non accetterò un articolo che attacchi la Chiesa o si ponga in netto contrasto con un’Enciclica. Ciò comporta che non pubblicherò nemmeno una manifestazione ostile contro una della chiese separate” (11 novembre 1932). In questa lettera, che poi sviluppa nel <<Programma per il 1933>>[34] chiarisce i rapporti tra mistica e politica: “Abbiamo deciso di sottolineare molto chiaramente che noi siamo i figli dello Spirito prima di essere i partigiani della Rivoluzione, di porre al primo posto fra le nostre preoccupazioni, prima di ogni collaborazione, la purezza dell’uomo e della sua voce”.

            La questione della rivoluzione personalista era oggetto anche di una Lettera aperta a Mounier di Paul Archambaud[35], pubblicata su <<L’Aube>> (21 gennaio 1934), che opponeva al personalismo rivoluzionario il personalismo democratico[36], e che recensisce il libro Du régime temporel et e la liberté, [37] di Maritain, parlando di un ”programma democratico cristiano”, quasi opponendolo al programma di Mounier. Maritain interviene con una lettera al Direttore de <L’Aube>> (22 gennaio 1934) precisando che le sue riflessioni filosofiche non debbono essere lette in chiave politica: “non è un buon metodo  riportare sul piano delle attività di un partito ricerche che sono di un ordine più elevato….. Non ho alcuna intenzione di  misconoscere i meriti dei cattolici sociali, ne dei democratici cristiani e se il mio pensiero si incontra con il loro su questo o quel punto, ne prendo atto volentieri. Tuttavia debbo avvertire che si tratta di punti di vista molto differenti”. E per la prima volta qualifica la sua proposta come un “umanesimo integrale” “che non si può riportare ad alcuna delle ideologie in corso nelle formazioni politiche sorte nel XIX° secolo e attualmente esistenti” (V 1018-1019)

            Così Maritain si pone al di sopra delle contese partitiche, ma non si astiene da prendere posizione nelle contese politiche, quando queste coinvolgono principi fondamentali della democrazia e riguardano i diritti dell’uomo. Quando il  4 ottobre 1935 le truppe italiane invadono l’Etiopia ed Henri Massis redige il manifesto Per la difesa dell’Occidente e la pace in Europa, firmato da 800 persone, contro le sanzioni deliberate dalla “Società delle Nazioni”, Maritain risponde col manifesto Per la giustizia e la pace           (OC. VI, 1040-1042) firmato anche da Mounier. Da parte degli ambienti di destra si sta sviluppando in Francia e a Roma una campagna contro Mounier e Maritain. Vengono accusati di favorire il comunismo e si tenta di far passare la rivista <<Esprit>> come fosse simile al periodico belga, <<Terre Nouvelle>>.,  che inalbera come insegna un fucile,  un martello ed  una croce. Maritain non in una relazione sulla situazione del cattolicesimo in Francia al Vicario generale di Parigi, nel maggio del 1936 difende la rivista. ”In realtà <<Esprit>> ha nulla a che vedere con  <<Terre Nouvelle>>, è una rivista di ricerca scientifica che,  pur assumendo posizioni sociali anticapitalismo e penetrando, malgrado  molte opposizioni, negli ambienti rivoluzionari, combatte il comunismo e il marxismo, e cosi conserva al cristianesimo molti giovani attratti dal comunismo, che senza di essa scivolerebbero da quella parte. Questa rivista non ha una etichetta cattolica, non  pretende di parlare a nome del cattolicesimo. essa né compromette, nè infeuda il cattolicesimo come faceva il movimento <<Sillon>>[38]  Essa non costituisce una scuola. In compenso ha suscitato numerose e ferventi amicizie. Senza mascherare la sua ispirazione cristiana, essa è riuscita — cosa che non si vedeva da molto tempo in Francia e che è di capitale importanza per la preparazione dell’apostolato– a stabilire un contatto fiducioso e una conversazione con ambienti disabituati a qualsiasi rapporto con i cattolici e nutriti di prevenzione contro la religione.” (XVI, 934)

            La crisi viene superata e i due amici continuano il loro lavoro di apostolato intellettuale in tutta Europa. Maritain pubblica Umanesimo integrale,[39]  raccogliendo in volume le lezioni tenute ai corsi estivi di Santander in Spagna e le conferenze di Poznam in Polonia; Mounier pubblica il Manifesto al servizio del personalismo e interviene a Ginevra al congresso dei giovani organizzato dalla <<Union des Associations pour la SDN>>.

            La stima per Mounier nella riflessione maritainiana  è continua, anche dopo la sua morte del pensatore. Nel 1966 commentando la Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo d’oggi del Concilio Vaticano II dopo avere sottolineato l’importanza della centralità della persona rilevata nel documento, si attribuisce congiuntamente a Mounier il merito di avere per primi portato l’attenzione sulla persona: “Mi sia concesso di fare qui un’osservazione tra parentesi. Grazie soprattutto a E. Mounier l’espressione <<personalista e comunitario>> è diventata una torta alla crema per il pensiero cattolico e la retorica cattolica francese. Io stesso non sono in questo esente da responsabilità. In un’epoca in cui era importante opporre agli slogan totalitari un altro slogan, ma vero, avevo sollecitato le mie cellule grigie e finalmente lanciata in uno dei miei libri di allora quella espressione, e penso che Mounier l’avesse presa da me. Essa è esatta, ma a vedere l’uso che se ne fa adesso non ne sono molto fiero. Infatti dopo aver pagato un debito al <personalista>> e chiaro che tutte le simpatie vanno al <<comunitario>>“.  (OC. XII, 736) In realtà questo slittamento dal personalista al comunitario, cioè dall’ umanesimo integrale all’ umanesimo relazionale non è da attribuirsi a Mounier, ma ai suoi successori, in particolare a Paul Ricoeur.[40] Per Maritain e Mounier la persona è una realtà ontologica, non lo un valore morale, é in relazione, non è la relazione, Come rileva Marie Dominique Philippe in un capitolo dedicato al concetto di persona umana nella filosofia contemporanea, è stato proprio il personalismo di Mounier a spingere Maritain a verificare il  concetto di persona in san Tommaso.[41]

4) Mendizabal Alfred e la guerra civile spagnola

            Durante la guerra civile spagnola       tra fascismo e comunismo c’era la possibilità di una terza soluzione, e non corrisponde a verità che tutti i cristiani fossero schierati con Franco e che la Chiesa vedesse nel generale golpista il difensore della religione, malgrado le imprudenti dichiarazioni dei vescovi spagnoli e le scelte politiche della Santa Sede. I manifesti e le dichiarazioni promosse da Maritain e Mounier, la corrispondenza Journet Maritain ne sono una documentazione. Già nel 1934 di fronte all’aggravarsi della situazione politica francese, che polarizza i francesi su due fronti antagonisti e  porta  al governo il Fronte popolare,  Maritain redige il manifesto Per il bene comune (V. 1022-1041) firmato da cinquanta intellettuali Nel manifesto si può leggere un duplice no,  al fascismo e al comunismo, e la proposta di una alternativa democratica, che possa evitare il predominio degli uni sugli altri. Rivolgendosi agli uomini di buona volontà i firmatari precisano: “Si vede rispondere di no a coloro che al fine di sbarrare la strada al fascismo vorrebbero arruolarli là dove si subordina il lavoro e la vita umana ad un ideale materialista, e dove si viene insegnato che la religione è l’oppio del popolo. Si vede rispondere egualmente di no a coloro che al fine di sbarrare la strada al comunismo vorrebbero arruolarli là dove sono compromesse        le idee e le virtù di ordine, di autorità, di disciplina con dei pregiudizi e degli interessi di classe e con una concezione troppo angusta dell’interesse nazionale ed un disconoscimento disumano della dignità del mondo del lavoro; dove pure la religione viene troppo spesso considerata uno strumento di governo temporale”   (V. 1027)           E’ alla luce dei principi di questo manifesto che bisogna leggere i successivi interventi nelle vicende politiche. In Spagna nel 1933 le elezioni avevano portato al potere una maggioranza di destra. Questo governo nell’ottobre reprime nel sangue  un movimento di rivolta dei minatori nelle Asturie. Maritain per diffondere  queste convinzioni politiche a favore di una politica autenticamente cristiana,  collabora al settimanale <<Sept>> fondato nel 1934 dai domenicani francesi , che verrà soppresso  nel 1937 proprio per le posizioni assunte nei riguardi della guerra spagnola. A proposito delle raccomandazioni pervenutegli da padre Garrigou a tornare ai suoi studi di metafisica, scrive a  Journet    “Non comprende che gli obblighi di un filosofo laico non sono quelli di un teologo religioso. Occuparsi dei problemi della vita civile è compito proprio del filosofo. E se i filosofi cristiani trascurano di adempiere a questo compito a loro rischio e pericolo, è il cristianesimo, sono le anime che pagheranno questa loro negligenza” (30 dicembre 1935)

            Quando il 17 luglio 1936 scoppia l’insurrezione militare in Spagna Maritain è in viaggio nel Sud America per tenere alcune conferenze. Rientrato in Francia dall’ Argentina, dove  ha trovato che buona parte dei  cattolici è favorevole ai falangisti spagnoli, Maritain interviene sulla stampa periodica. Nel manifesto Un grido di allarme dei cattolici francesi in favore della Spagna martire del 5 febbraio 1937scrive: “Non è solo una popolazione che agonizza, è la pace del mondo che è in pericolo. Noi non ci indirizziamo solo alla <<Società delle Nazioni>>, ma a tutti i  governi, ad ogni uomo di cuore, supplicandoli nel nome di Cristo di fare tutto ciò che è loro possibile per favorire ogni iniziativa di mediazione per mettere fine ad una delle più orribili calamità che la storia di Europa abbia conosciuto” .VI, 1178)  Nel maggio del medesimo anno dà vita  al <<Comitato francese per la pace religiosa e civile in Spagna>>, a cui aderiscono tra gli altri Mauriac, Mounier, Gabriel Marcel sulla base di un programma ben definito presentato anche sulla rivista <<Esprit>> in sette punti [42]. Questo comitato francese viene affiancato da un <<Comitato Spagnolo>>,  facente capo a Alfredo Mendizabal e da un <<Comitato inglese>>, facente capo a Gilbert Murray. Il bollettino “La Paix Civile” diventa lo strumento di comunicazione internazionale delle posizioni che i Comitati vanno prendendo sugli avvenimenti della guerra civile

            Dopo i selvaggi bombardanti delle città di Durango e di Guernika Maritain si fa promotore del manifesto Per il popolo basco che viene pubblicato su diversi quotidiani francesi (VI. 1130-1132) e che provoca in Italia le reazioni dei fascisti ma che è  favorevolmente commentato da “L’Osservatore Romano” del 9 maggio 1937. Maritain interviene a nome dei “Comitati per la pace” a livello politico scrivendo nel settembre del 1937 unalettera a Lord Plymouth presidente del “Comitato di non intervento di Londra” (VI, 1182-1183) e nuovamente con un’altra lettera il 18 dicembre del medesimo anno resa pubblica dal bollettino “La Pace civile”[43], chiedendo esplicitamente la cessazione dei bombardamenti, il ritiro delle truppe straniere e l’avvio di trattative di pace.

            Ma ciò che irrita maggiormente gli ambienti di destra e inquieta  le autorità ecclesiastiche spagnole è la prefazione che Maritain scrive per il volume di Alfred Mendizabal,[44] giurista spagnolo, , Alle origini di una tragedia (la politica spagnola dal 1923 al 1936 ,[45] pubblicato in parte anche come articolo su “La nouvelle Revue Française” col titolo “La guerra santa” [46]. Il presupposto delle argomentazioni di Maritain, riguarda il rapporto tra i mezzi e i fini nelle lotte politiche ed il superamento di qualsiasi forma di machiavellismo politico, perché la violenza e la sopraffazione, l’ingiustizia e la menzogna non pagano. “Se si combatte l’odio con l’odio si prepara la catastrofe della vita politica. Né l’impazienza, né la violenza a qualsiasi vessazione, ingiustizia od oppressione, possano opporsi, sono virtù politiche, alla stessa stregua che la tirannia popolare non è un mezzo per difendere le libertà popolari o lo stizzoso rifiuto della vita e del movimento un mezzo per difendere l’ordine. La sola politica che convenga ad un paese profondamente diviso è una politica di pazienza e di movimento, che permetta all’organismo sociale di riassorbire le tossine e consenta a forze nuove di emergere e di  trasformare i dati della storia. Se gli uomini leggessero il  Vangelo, scoprirebbero come anche la politica temporale può trovarvi dei segreti di saggezza” (VI, 1220). Il pronunciamento militare, pervertendo i normali rapporti politici, ha strumentalizzato la religione.

            La guerra santa è i legata ad un tipo di società sacrale, là dove l’ordine politico e l’ordine religioso finiscono per coincidere, ma in una società profana, che ha maturato la distinzione tra il temporale e lo spirituale, la guerra santa significa una temporalizzazione dello spirituale. “Infatti, la guerra santa, non essendo più il fatto proprio della città temporale, se la si volesse mantenere ad ogni costo come idea-forza, passerebbe allora per essere il fatto dello stesso ordine sacro, che opera attraverso mezzi propri, il che sarebbe assurdo, in quanto i mezzi propri del Regno di Dio non sono la forza delle armi né il sangue versato. Si invochi, pure, dunque, se lo si ritiene giusto, la giustizia della guerra che si conduce, ma non se ne invochi la santità. Che si uccida, se si crede necessario uccidere in nome dell’ordine sociale o della nazione, ed è già una cosa abbastanza orribile; ma non si uccida in nome di Cristo Re, che non è un capo di guerra, ma un Re di grazia e di carità, morto, per tutti gli uomini, il cui Regno non è di questo mondo”( VI, 1243)

            Ma intanto il primo luglio 1937 viene pubblicata una lettera dei vescovi spagnoli indirizzata al mondo intero nella quale si riconosce il “carattere legittimo e sacro” della crociata di Franco, solo i vescovi di Tarragona e di Vittoria si rifiutano di firmarla. Journet scrive a Maritain: “ho appena finito di leggere la lettera dell’Episcopato spagnolo. Il passaggio dove si spiega che quasi tutti gli spagnoli messi a morte “per la legge” si sono prima riconciliati con Dio è terribile  E’ come se si legasse la religione all’ “antico regime” spagnolo” (13 settembre 37)  Maritain,  considerato dall’ AF. ” un “marxista-cristiano” e Journet, diffidato dal suo vescovo di prendere posizione sulla guerra spagnola, temono una condanna, ma sanno che il Papa non condivide l’animosità nei loro riguardi degli ambienti conservatori. “L’Osservatore romano” il 15-10-37 pubblica un articolo titolato “La libertà”, dove si  sottolinea la concordanza delle dichiarazioni di Chamberlain e di Roosevel con quelle dei Pontefici e Journet commenta nella lettera del 19-10-37: “Si direbbe che solo il Papa domina il conflitto, ma che il suo entourage cerchi di ingaggiare la Chiesa nella politica di partito”          .           Ma negli ambienti ecclesiastici corrono voci di condanna per gli scritti di Maritain e di Mendizabal.

            Maritain è ben conscio delle complicazioni internazionali del conflitto spagnolo, denuncia le ingerenze degli Stati totalitari e lamenta la politica del non intervento delle democrazie, ma è anche convinto che in Spagna è in gioco la democrazia, che la guerra spagnola, non e la “guerra giusta” di un popolo che si difende dall’invasione straniera, ma è  una guerra fratricida, una guerra civile dove una parte politica vuole l’annientamento di un’altra parte politica.. Maritain organizza nella primavera del 1938 a Parigi una “Conferenza internazionale” dei tre Comitati che delibera una mozione, in sette punti, per la sospensione delle ostilità ed il ristabilimento della pace civile. (. VI 1186+1188 )

            Alle posizioni di Maritain i falangisti spagnoli reagiscono con arroganza, il ministro degli interni del governo che ha sede in Burgos,  Ramon Serrano Suner, cognato del generale Franco, in un discorso a Bilbao il 19-6-39 attacca direttamente Maritain, Il testo del discorso di Serrano Suner viene diffuso in Francia dal periodico dell’ AF. Maritain attaccato, anche sul piano personale dei suoi affetti per i riferimenti alla moglie Raissa, riceve la solidarietà dei cattolici democratici. François Mauriac prende le difese di Maritain con un articolo pubblicato  sul “Le Figaro” del  30 giugno 1938 in cui scrive: “Maritain non è un “ebreo convertito”, come afferma il ministro di Salamanca. Se lo fosse stato, non mi sembrerebbe meno degno di essere ammirato e di essere amato, ma non lo è. Noi sappiamo che colei  a cui Dio l’ha unito, l’ha aiutato a diventare quel cristiano esemplare che, come il suo Maestro, non fa accezione di persone, ma venera in ogni creatura l’anima riscattata, e sul volto di ogni razza discerne la somiglianza con il medesimo Padre. Ci sono molti, oggi, che si sentirebbero disperati, ma sanno che nulla è perduto per loro  fino a quando esisteranno in  una casa di Meudon,  dove Dio abita, questo uomo e questa donna, il cui sguardo e la cui voce apportano loro più di una promessa: la presenza visibile della Misericordia”.

            Un gruppo di amici spagnoli rende omaggio a Maritain e a Mauriac invitandoli ad un incontro a Parigi il 7 luglio del 1938, durante il quale sono pronunciate diverse allocuzioni[47]. In quell’incontro lo scrittore José Bergamin[48] nel suo intervento  dice : “La nostra volontà è decisa, non siamo dei pacifisti, siamo  dei pacifici. e proprio per questo che siamo sicuri della nostra vittoria, dell’avvenire del popolo spagnolo attraverso il popolo spagnolo. Non sarà un nuovo Stato totalitario  che farà la rinascita della Spagna; saranno i popoli spagnoli con il loro proprio linguaggio, con la loro propria volontà che si riuniranno per fare una Spagna, che non c’è ancora stata. E’ perché io credo che la Spagna non è una cosa del passato, ma dell’avvenire, che sono lieto di trovare qui dei veri spagnoli cristiani cattolici  riuniti per festeggiare in Maritain e in Mauriac questa cosa così fragile e nel medesimo tempo così potente: la dignità dell’intelligenza” (CJM. 21, p. 53). Maritain nel discorso di ringraziamento sviluppa alcune considerazioni filosofiche: “Non è soltanto a nome dell’umanità che noi abbiamo sentito il dovere di portare questa testimonianza in favore della pace in Spagna e contro tutte le barbarie, da qualunque parte provengano; è a nome del cristianesimo, a nome dello spirito del Vangelo e nella consapevolezza del grande dramma spirituale di cui soffre la Chiesa nel più profondo di se stessa e di cui la Spagna è stata la causa sanguinante. Si tratta di sapere se è una concezione politica della religione o una concezione evangelica della religione che deve prevalere. Ed è sul piano dello spirituale, qualunque siano le prove attraverso le quali il mondo deve passare, che coloro che credono nel Vangelo possono essere assolutamente certi di spuntarla alla fine, perché sono per i valori più cari al cuore di Cristo che essi combattono. Giammai potremo ammettere, e mai la Chiesa lo ammetterà, che lo sterminio sia un mezzo di apostolato e che l’adesione ad una causa temporale, ad un movimento di insurrezione militare, qualunque opinione gli uni e gli altri, possano avere su di esso dal punto di vista politico, possa diventare una regola di ortodossia” (CJM. 21, p. 55)

            Maritain nel mese di ottobre in America, manda un telegramma al Presidente degli USA Theodore Roosevelt: “Mentre ero all’Università di Chicago per conferenze ho letto la proposta fatta da Ortega y Gasset che sua Eccellenza usi la sua influenza per far terminare la Guerra Civile Spagnola. Come Presidente del <<Comitato francese per la pace religiosa e civile in Spagna>>, mi auguro rispettosamente che sua Eccellenza possa ritenere possibile compiere, in collaborazione con altri governi democratici, i passi necessari per giungere ad un armistizio e ad una pace in questa sterile e terribile guerra. I miei colleghi  Madariaga e Mendizabal del Comitato spagnolo e Wilckham  Steed del Comitato britannico ed io abbiamo proposto ai governi francese e britannico un piano di mediazione…”[49] Roosevelt risponde tramite il segretario: “Mio caro Professore, il nostro governo e il nostro popolo hanno seguito il corso dell’attuale conflitto con grande interesse ed hanno sinceramente sperato che si potesse trovare qualche soluzione per farlo cessare” Poi precisa che molti governi sud-americani hanno avanzato proposte di mediazione e conclude “Purtroppo, considerate tutte le circostanze, questo Governo è stato obbligato ad astenersi dall’accettare ogni partecipazione in queste proposte” (28 ottobre 1938)[50]

            La guerra civile si conclude il 1 aprile 1939 con la vittoria delle forze di destra, sostenute dai regimi fascisti al potere in Italia e in Germania, portando alla instaurazione della dittatura del generale Franco che terrà soggiogato il popolo spagnolo per quarant’anni. La guerra civile ha significato la morte del corpo politico, la rinuncia allo Stato di diritto la privatizzazione del potere nelle mani dei militari, la schiavitù del popolo, la menzogna come governo [51]

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5) Sturzo Luigi e la politica internazionale

            I rapporti di Maritain con Luigi Sturzo, fondatore del partito popolare in Italia e animatore dei gruppi ispiratori dei movimenti democratici cristiani in Europa, sono riscontrabili nella corrispondenza[52], durante il periodo americano, quando entrambi esuli si prodigano nella resistenza al dominio nazista in Europa, cercando di coinvolgere gli Stati Uniti di America[53]. Come risulta dalla corrispondenza con il fratello Mario, vescovo in Sicilia,[54] prima del loro incontro a Londra nel 1939, a parte una comune valutazione della guerra civile di Spagna e il manifesto Per il popolo basco del 1937 che firmano insieme, c’è una sorta di ostilità da parte di Sturzo verso il tomismo di Maritain e al movimento dell’ AF.  Attraverso la corrispondenza intercorsa tra i due fratelli, si possono conoscere i giudizi di Sturzo sui primi scritti di Maritain.

            Già il giudizio in una lettera da Londra, è una stroncatura: “I cattolici qui passano per antipacifisti e legati al capitalismo e al militarismo e troppo nazionalisti. C’è un po’ di vero, ma si esagera. E’ l’abitudine di fare delle teorie astratte, e poi fare molte distinzioni nella pratica. Ho letto l’opuscolo di Maritain su Charles Maurras: è una mentalità capziosa tra l’astrattismo teorico e il confusionismo pratico” (5 febbraio 1927).[55] Anche Primato dello spirituale, che segna il distaccarsi di Maritain dall’ AF., con precise motivazioni filosofiche non convince, Sturzo che scrive al fratello “In Francia ha destato molti consensi ed ha avuto molte lodi, ma oggi i cattolici francesi passano una profonda crisi” (15 dicembre 1927), e pubblica una lettera titolata Chiarimenti su Maritain [56] nella quale critica la posizione di Maritain che considerava l’intervento di Pio XI un atto del  potere indiretto, affermando che “il divieto fatto ai cattolici di leggere il giornale e di far parte dell’ AF. non limitava la loro attività politica, che rimaneva integra nel quadro dello Stato; ma solo veniva a dare forma positiva ad un dovere di coscienza di ogni cattolico, quello di non seguire ciecamente i dirigenti dell’ AF. nelle cose che riguardano la fede o la morale”[57]. Sturzo, invece, riconosce Clairvoyance de Rome, [58] come opera “molto ben fatta e assai utile  a comprendere la questione dell’ AF.”” (19 gennaio 1928)

            Sturzo non condivide l’analisi storica che Maritain fa  nei Tre riformatori, Lutero, Cartesio, Rousseau,[59] alla ricerca delle cause del soggettivismo moderno, perché non accetta la filosofia di san Tommaso, cosi come Maritain sta riformulando tanto che dopo aver letto l’articolo Il tomismo e la civiltà,[60]  scrive al fratello questa stroncatura “mi pare che si faccia una gran confusione tra le verità del Vangelo e la loro efficacia, e un sistema filosofico, che non resta più sistema filosofico. Non consento affatto sul concetto di individuazione e la sua proiezione nel pensiero moderno. E’ esatto che san Tommaso dichiara che il conoscere è essenzialmente attivo? Si può dire che la dottrina tomista è lo strumento proprio della vita intellettuale della Chiesa? Quel che c’è nella conclusione, oggi è superato nella coscienza moderna. Almeno sembra a me”(11 marzo 1929)                                                                                                            Sturzo preferisce l’intuizionismo di Bergson, la filosofia dell’azione di Blondel[61], l’esperienza mistica di Bremond alle argomentazioni tomistiche di Maritain. In una lettera al fratello nel 1929 scrive “Oggi si può dire che l’arte e la filosofia sono influenzate dall’ intuizionismo, mentre la storia è influenzata dall’idealismo e la pedagogia dal positivismo. Il neo-scolasticismo non ha  fino ad oggi, nessun campo di influenza, meno che nella teologia cattolica”. Ma resta qualche perplessità se scrive “Blondel fu minacciato di vedere il suo libro sottoposto al S. Ufficio; ma Pio X gli concesse di no, se egli ritirava le ultime copie rimaste in circolazione e di non farne (per allora) altra edizione. Blondel secondò i desideri di Pio X. Passate le preoccupazioni moderniste, e anche l’offensiva dell’ AF., che allora passava per difensore della Chiesa, la posizione ortodossa di Blondel si è rafforzata ed ora non solo circolano le edizione dell <<Azione>>, ma i commenti di alunni e ammiratori. Blondel cerca di deviare le correnti bergsoniane, che sono fortissime, anche presso i cattolici, come tu vedi nel Bremond. Di fronte vi sta Maritain, ma con la caduta dell’ AF. la stella di Maritain sta tramontando. Che mélange di filosofia, politica e arte” (26 marzo 1929) In autunno da Londra, in un altra lettera aggiunge “Qui in Inghilterra si tenta l’edizione completa di Maritain, ma temo che sia un fiasco editoriale, come in Germania. Però data la pubblicità nelle Università cattoliche dell’America, vi sarà un pubblico cattolico meno inerte che non in Germania. Il bisogno del rinnovamento della filosofia si sente, ma si teme di fare dei passi in fallo; in Francia i più liberi seguono Blondel o Bergson, e in Germania       la scuola storica prende sempre più consistenza; e la scolastica pura è lasciata ai seminari e agli ordini religiosi. Bremond è molto seguito non solo in Francia, ma anche in Germania, e qui, perché indirettamente combatte una buona battaglia di rinnovamento intellettivo e spirituale”(13 ottobre 1929).

            Sturzo conosce Maritain attraverso gli scritti politici, non conosce la sua ricerca filosofica, che a partire da Bergson ha incrociato san Tommaso, non conosce il suo dibattito con Blondel e la sua filosofia dell’arte, tanto che avendo letto in Guido Manacorda alcune citazioni di Bremond e di  Maritain scrive al fratello: “Io non conosco, le idee estetiche di quest’ultimo: tu segui Maritain?” (3 gennaio 1930) e riceve questa risposta “Non seguo Maritain; non mette conto. E’ uno scolastico impenitente. Che cosa se ne potrebbe cavare?” (9 gennaio 1930) Nei due fratelli l’esperienza teoretica non suscita grandi interessi e comprensione, se anche di fronte al libro più importante del filosofo francese I gradi del sapere[62] Luigi scrive al fratello Mario “Nel libro di Maritain c’è una seconda parte dedicata a <<Esperienza mistica e filosofia>>. I capitoli contengono molto di buono, ma non formano un tutto, né affrontano tutta la materia” (6 giugno 1938)

            In seguito Maritain e Sturzo, tramite il comune amico Alfred Mendizabal si conoscono di persona,  si avvicinano, ma solo sul piano politico, in vista delle azioni da intraprendere in difesa della democrazia. Infatti Sturzo  il 23 aprile 1939 chiede a Maritain una collaborazione per un libro di autori vari del <<People and Freedom Group>>[63], ma il filosofo declina l’invito, anche se a Londra, dove si è recato per una conferenza, spiega di persona le ragioni del suo rifiuto, forse perché non vuole schierarsi con alcun gruppo, come aveva scritto nella Lettera sull’indipendenza del 1935, che probabilmente Sturzo non conosceva. I Maritain durante il soggiorno in America incontrarono diverse volte don Sturzo, e fra loro si scambiano una ricca corrispondenza (1939-1945). Appena arrivato Sturzo scrive ai Maritain per invitarli ad un incontro a casa sua a Brooklyn, concludendo “Vogliate gradire mio caro amico, con vostra moglie, i miei omaggi e i miei saluti  più cordiali; pregate per me, ho sempre pregato per voi, per il bene che voi fate” (9 ottobre 194O). L’incontro tra loro tre e padre Vincent Ducatillon[64] avviene il 20 ottobre come risulta da Diario inedito di Maritain.

            I Maritain mandano i loro libri a Sturzo. Molto interessante la risposta del sacerdote a proposito di Attraverso il disastro,[65]  un volumetto che circola clandestinamente in Francia nel quale Maritain fa un’analisi delle cause politiche della sconfitta francese. “Avete fatto una buona opera per la Francia e il cattolicesimo francese. Il vostro lavoro è come  una sorgente di acqua fresca zampillante dal vostro cuore….Voi avete scritto con sincerità, efficacia e moderazione, arrivando nel medesimo tempo alle radici del male, senza disperazione” (9 febbraio 1941). L’amicizia diventa collaborazione, Sturzo manda da Maritain il prof. Mario Einaudi,[66] anch’egli esule in America per consultarlo a proposito della traduzione di un suo volume : “Egli è uno dei miei migliori amici e viene a parlarvi a mio nome per avere i vostri consigli per la pubblicazione del mio <<Saggio di sociologia>>[67]. Tengo monto a questo lavoro, è la mia teoria sociologica intorno alla quale ho pensato tutta la vita” (12 maggio 1941)         .

  In seguito la collaborazione si fa stretta nella elaborazione del manifesto Davanti la crisi mondiale, manifesto dei cattolici europei esuli in America [68] che un gruppo di cattolici residenti in Canada e negli Stati Uniti intendono redigere nel 1942  per affermare i principi fondamentali della loro adesione alla democrazia, nella lotta contro i totalitarismi. L’iniziativa parte da un gruppo di docenti canadesi guidati da padre J.L.A. Delos, [69] alla prima redazione non è chiamato Maritain per le posizioni assunte sulla guerra civile spagnola, ma poi viene coinvolto ed è lui a concludere la travagliata stesura. Il Manifesto è una piccola  summa dei principi filosofici che fondano la democrazia. Maritain invita Sturzo a firmare il manifesto, ma questi avanza diverse perplessità che elenca in quattro punti fondamentali, riguadanti soprattutto il fascismo. Precisa :”Mi sono opposto alla democrazia individualista, ma se bisogna scegliere tra questa e non importa quale regime autoritario, sarei a favore della prima perché sarei libero di lottare. C’è anche una riserva antiparlamentare che mi sembra equivoca. Nessun regime democratico moderno è possibile senza un parlamento legislativo; il suffragio universale sarebbe inutile senza parlamento” (6 marzo 1942). Maritain risponde con una nuova bozza insistendo per avere la firma: “Ho introdotto all’ultimo momento un certo numero di correzioni per tenere conto delle vostre osservazioni, disgraziatamente è stato impossibile rimaneggiare  tutto il manifesto e non ho potuto introdurre che quelle correzioni di cui  suppongo il gradimento degli amici del Quebec, con i quali non è sempre facile intendersi “ (27 marzo 1942). Sturzo non è del tutto soddisfatto e dopo un’attenta lettura richiede ancora otto correzioni, scrivendo nella sua risposta: “Ho messo la mia firma a pié di pagina, per non resistere alla vostra insistenza, ma lascio alla vostra intelligenza e alla vostra coscienza la decisione sulle mie variazioni” (4 aprile 1942) Maritain rivede ancora il testo, accetta quasi tutte le osservazioni e Sturzo quando riceve il testo stampato gli scrive “Ho ricevuto un esemplare di <<Devant la Crise mondiale>> e vi ringrazio molto. Vorrei averne altri cinque esemplari per donarli agli amici” ma lamenta di trovare tra i firmatari persone sospette di simpatie di destra (15 luglio 1942)

            Alcune lettere della corrispondenza Sturzo-Maritain sono indirizzare a Raïssa. Il sacerdote commenta il primo volume di Le grandi amicizie [70]: “Il vostro libro mi ha fatto rivivere la Francia prima della guerra, alla quale sono rimasto legato per molti canali: la letteratura, l’arte, la filosofia, la democrazia cristiana di Leone XIII….. Non sapevo che Jules Favre fosse il nonno di Maritain; lo ammiravo per la sua opposizione a Napoleone III, che nella mia adolescenza disprezzavo…..Sarà una sorpresa per voi, ma quando ho letto il capitolo su <<Marioupol>>, i miei ricordi sono andati a certe coincidenze della mia infanzia, la casa piena di fiori, il chiacchierare delle mie sorelle, l’intimità della famiglia in città e in campagna. C’è certamente qualche cosa del Mediterraneo della Sicilia  nell’Ucraina del Mar Nero…Ciò che soprattutto mi ha interessato del vostro libro è stata la personalità di Léon Bloy  Ho letto quasi la metà di  <<Il pensiero di san Paolo>>  [71], ma il testo in piccoli caratteri mi fa soffrire. Amo leggerlo perché, è strano ma san Paolo in francese, in un francese cosi buono, mi dona una impressione tutta nuova”  .(3 dicembre 1941) Questo giudizio rileva l’interesse di don Sturzo più letterario che filosofico per un libro nel quale Maritain ha cercato di dare una sistemazione organica ad un pensiero frammentario, come è quello delle lettere di san Paolo. Anche il secondo volume di Le grandi amicizie [72] è apprezzato da Sturzo che scrive a Raissa “Ho ricevuto il vostro libro <<Le avventure della grazia>> Sono rimasto incantato. Vorrei potervi  incontrare un qualche giorno, ma è così lungo questo viaggio…fino a Brooklyn” (13 dicembre 1944).

            Quando Maritain è nominato ambasciatore a Roma,  Sturzo lo presenta agli amici italiani e scrive a Giordani “Mio caro Igino, il prof J. Maritain ti porterà i miei, saluti affettuosissimi… La sua missione è quella di ogni cristiano: rendere testimonianza della verità. Ma egli la sa rendere così elevatamente e chiaramente parlando all’intelletto assetato di verità, che  sarebbe un peccato non giovarsi della sua presenza a Roma”.(11 febbraio 1945) [73] Giordani risponde “…è arrivata la sua cara lettera, tanto gradita. Stavo proprio scrivendo a Maritain per inviargli il testo della mia radioconversazione sulla letteratura cattolica. Certo gli faremo onore e più lo faremo conoscere; e io spero di incontralo presto” (24 aprile 1945)

              In seguito i rapporti tra i due si diradano Non si sa se Sturzo abbia letto le opere successive di filosofia politica, come Cristianesimo e democrazia, o L’uomo e lo Stato. Maritain nei suoi lavori non cita mai scritti di Sturzo, ma alla morte del sacerdote siciliano, scrive in Omaggio a Luigi Sturzo[74] “Aveva compreso che la democrazia cristiana non può assolvere il proprio compito senza salde fondamenta dottrinali. Di qui la sua lunga mediazione, nutrita da una ricca e profonda cultura umanistica illuminata dalla fede, che ha prodotto frutti abbondanti nel dominio della filosofia politica e sociale ed ha stabilito, alla luce della saggezza cristiana, i principi che giustificano l’ideale di giustizia e di fraternità proprie della democrazia e la nozione di una vera comunità internazionale”. Ed aggiunge <<In lui l’attività temporale e la vita spirituale erano tanto più perfettamente distinte quanto erano più nettamente unite nell’amore e nel servizio di Cristo” (X 1126-1127). Il giudizio di Émile Goichot, che ha curato la pubblicazione della loro corrispondenza, mi pare una valida conclusione: “Maritain appare, se si può dire, più irenico e Sturzo più politico: il peso di due diverse esperienze. Ma è l’accordo sull’essenziale che vince, allorché sembravano in partenza così lontani l’uno dall’altro.”[75] Comunque, a parte le differenze di natura intellettuale, Sturzo più mistico che filosofo, Maritain un tomista coerente, tra i due c’è stata una perfetta intesa nel considerare la democrazia un valore autentico          e di ispirazione evangelica.

6) Charles De Gaulle e il secondo conflitto mondiale

                                                                                                                                                         Maritain  al momento dell’invasione nazista della Francia si trova in Canada per un ciclo di conferenze, ripara negli Stati Uniti, dove si impegna sia nel soccorso ai rifugiati francesi, sia nell’organizzazione di una Università libera, fondando a New York nel 1942 “L’École libre des Hautes Études” per docenti esuli dalle Università europee. (VII, 1212-1213) e dando vita ad una collana di libri <<Civilisation>>  (VII, 131l-1313) con il suo volume I diritti dell’uomo e la legge naturale [76] Si avvede subito della pericolosità politica e culturale del governo di Vichy, organizzato dal generale Pétain, costretto a collaborare con i tedeschi,  tanto che il 20 giugno 1940 annota nel suo diario: “Pétain ha scelto come intermediario il suo amico Franco. Oggi si pubblica un  suo appello che scarica tutta la responsabilità del disastro sugli inglesi, e sul popolo francese troppo amante della vita comoda; pochi bambini, pochi cannoni,  troppe rivendicazioni e poca voglia di lavorare. Dire queste cose, in parte vere, a dei disgraziati che soffrono l’agonia e hanno mostrato un  grande coraggio, mi sembra un fariseismo stupefacente…”

              Il generale Charles De Gaulle[77], che era riuscito a riparare a Londra disubbidisce a Pétain e dà vita  al <<Comitato Francia Libera>>, con l’intenzione di costituire un governo in esilio, di salvare almeno le colonie francesi, di collaborare militarmente alla liberazione della Francia per potersi sedere al tavolo della pace con le potenze vincitrici. Invita Maritain ad aderire al comitato, ha bisogno di lui come intellettuale di prestigio in grado di convincere gli americani a riconoscere il suo governo. L’invito del generale è per Maritain una fonte di preoccupazione, come bene evidenzia Charles Blanchet che ha curato la pubblicazione nei <<Cahiers Jacques Maritain>>[78] di parte della loro corrispondenza: “Dall’appello del 18 giugno 1940 lungo tutto il proseguimento della sua impresa politica il generale De Gaulle è stato per Maritain  un soggetto di ammirazione e nel medesimo tempo la sorgente di una intermininabile interrogazione” (CJM. 21,  23-27)

              I primi contatti del filosofo con il movimento <<France libre>> sono del 1941 tramite Élisabeth de Miribel, segretaria del generale, che si reca spesso in America e frequenta i Maritain a New York. Nel suo Diario  ricorda              che la casa dei Maritain era aperta a tutti “agli amici e agli amici degli amici. Vi trovo Chagall, Focillon,  Sigrifd Undset e numerosi intellettuali di  origine ebrea..  Maritain, con sua moglie Raissa e sua cognata Vera accoglie i rifugiati dello spirito, quelli che hanno preferito l’eslio alla prostituzione del pensiero”.[79] Poi c’è uno scambio di lettere con  René Pleven emissario de De Gaulle a New York, infine è De Gaulle stesso ad invitare Maritain a recarsi a Londra per parlare di cose importanti.   Maritain rifiuta l’invito del Generale, perchè vede nell’azione di De Gaulle una intenzionalità politica che al di là della guerra vuole restaurare il precedente regime partitico. Egli invece intende  servire la Francia, senza schierarsi politicamente, attraverso conferenze, messaggi radiofonici, aiuti alla resistenza, perchè deve essere il popolo a liberarsi e a trovare in seguito nuove strutture sociali, in una rivoluzione che possa conciliare la tradizione democratica e la tradizione cristiana. Già nel gennaio del 1941 Maritain riesce a fare circolare clandestinamente in Francia un suo testo Attraverso il disastro, nel quale afferma che le cause che hanno portato alla sconfitta non sono consustanziali alla democrazia e al popolo francese. Maritain rifiuta di aderire al <<Comitato>> anche perchè lavora in un paese che  riconosce la legittimità del governo di Vichy, ma soprattutto perchè non ne condivide le intenzionalità politiche come spiega a De Gaulle nella lunga  lettera “Mio Generale, naturalmente io vi parlo con una franchezza ed una semplicità totali… Io sono convinto che il fattore essenziale, sia che si tratti di una vittoria o di una sollevazione interna, è il popolo francese stesso, soprattutto il popolo operaio e contadino (che deve agire), perchè io credo che la borghesia come classe abbia fallito. Ma il popolo ha bisogno di capi che agiscano in comunione con lui; se tali capi sorgessero io penso che dobbiamo aspettarceli dalle èlites operaie e contadine e dai singoli  individui usciti dalle vecchie classi dirigenti decisi a lavorare con il popolo……….Temo che col tempo noi vedremo semplicemente riapparire le antiche formazioni e i vecchi partiti con le loro rivalità e i loro pregiudizi. Temo coloro che sognano il ritorno del regime precedente la guerra, anche se “migliorato”, e più ancora quelli che hanno pregiudizi di destra e che non comprendono che lo  slancio salvatore deve appoggiarsi sul popolo e tendere più arditamente che mai verso la libertà politica e la giustizia sociale”  Poi precisa la necessità di raccordare la democrazia allo spirito evangelico “Immagino che se la Provvidenza ci dona gli uomini necessari a questo scopo, saranno le energie del cristianesimo viventi che saranno liberate nello stesso ordine temporale, e sarà l’ispirazione evangelica  che loro sapranno mettere in luce, in un nuovo linguaggio accessibile non solo ai cristiani ma anche ai non credenti. In attesa, i punti sui quali  sarebbe urgente insistere a mio avviso sono i seguenti: 1) opposizione assoluta al fascismo, proclamata in nome della dignità umana e dei principi di progresso, di giustizia, di amore che il cristianesimo ha deposto nella civiltà, 2) fiducia nel popolo 3) affermazione delle libertà operaie e contadine  e appello alle forze sindacali….Vogliate scusare questa mia lettera. L’ho scritta in piena confidenza e sono sicuro che in questa confidenza voi non vedrete presunzione, ma il mio profondo desiderio di servire nella misura delle mie forze la causa che riposa nelle vostre mani.”           (21 marzo l942)                                              Maritain percepisce gli aspetti patologici  dell’irruzione sulla scena politica del generale tanto che in una lettera a Journet scrive: “Forse nella stessa Francia sta avvenendo un transfert di mistica del capo da Pétain a de Gaulle? Senza dubbio una crisi sentimentale di nazionalismo esasperato è inevitabile in Francia come negli altri paesi crocifissi che hanno troppo sofferto. Ma una tale ondata è transitoria per natura. Ma se se ne facesse un sistema politico e se si sviluppasse a questo scopo una demagogia sciovinista, il male sarebbe irreparabile. Quanto ad un “governo provvisorio” costituito con lo stato d’animo che ho indicato e nel quale  qualche giornalista già vede <<il gollismo, una nuova fede politica>>, sarebbe superficiale non supporre che non si proponesse di influenzare in modo decisivo l’avvenire politico, nazionale  ed internazionale della Francia”  Aggiunge“In tutto questo lascio da parte la persona del generale De Gaulle, di cui non metto in dubbio le buone intenzioni e per il quale provo i sentimenti di gratitudine  di tutti i francese che rifiutano il giogo”. E conclude “Tutto questo vi spiega perché, pur aiutando il movimento della  <<France libre>> più che posso , io resto al di fuori dei suoi quadri. Mai ho sentito così  la necessità dell’indipendenza, che permette  la cooperazione senza arruolamenti”(26 settembre 1942)

                        Maritain con i suoi messaggi radiodiffusi sostiene la resistenza francese, riconosce che  il Comitato di De Gaulle  rappresenta moralmente ma non politicamente la Francia, perchè altrimenti si potrebbe correre il rischio di avere in futuro  “un governo alla maniera di Vichy senza i nazisti”. Malgrado queste differenze di prospettive politiche, Maritain, si avvicina a De Gaulle man mano che il suo governo viene riconosciuto internazionalmente, collabora con alcuni articoli al periodico <<France libre>> che viene pubblicato a Londra. Quando nel 1943 in Inghilterra e in America il generale De Gaulle è violentemente attaccato Maritain prende le sue difese in un’importante discorso Quattordici luglio 1943 pronunciato all’ <<Unter College>> di New York, pubblicato in <<Rénaissance>> e poi da Journet in <<Nova et Vetera>>. (VIII, 887-897) Dopo questo discorso l’Inghilterra, il Canada e gli Stati Uniti, seguiti da altri 23 paesi, riconoscono  il <<Comitato Francese di Liberazione Nazionale>>.

Il 10 luglio 1944 il generale De Gaulle incontra Maritain a New York e gli propone di accettare l’incarico di ‘ambasciatore della Repubblica Francese presso il Vaticano, ma il filosofo non è d’accordo, tergiversa. Il filosofo annota nel suo  diario questo interessante profilo: “Figura complessa con forse un fondo di angoscia e di scrupolo, grande semplicità, sogno e grandezza, una specie di indifferenza per i particolari e di fatalismo di capo banda con un’alta fiducia nelle forze necessarie della storia. Magnanimità e introversione. Ha qualche cosa di un uomo del destino, ma con tristezza, goffaggine, forse un destino di sacrificio. Péguy l’avrebbe amato. Mi sembra infinitamente più simpatico umanamente di quanto avrei pensato e nello steso tempo politicamente più avvolto nelle :nuvole” (CJM. 4bis, 10). Qualche tempo dopo il generale chiama Maritain a Parigi, che scrive a Journet  “ Ho visto il generale Incontro molto semplice e molto cordiale. Ha ascoltato le mie ragioni, mi ha detto che le apprezzava e che tuttavia mi domandava questo sacrificio per fare qualche cosa di grande per la Francia. Per far comprendere che la Francia è oggi la cristianità. insistenza non brutale, ma profondamente e immutabilmente convinta. Carlo, non ho potuto rifiutare. Bisogna , dunque andare qualche settimana a Roma” (28 dicembre 1944) . Maritain svolgerà l’ incarico per quasi tre anni,[80] ma poi abbandonerà per ritornare agli studi e all’insegnamento. Alla lettera confidenziale del 19 gennaio 1948 con cui Maritain fa presente “il suo desiderio di ritornare alla vocazione di tutta la sua vita, che  è la filosofia>> (CJM.  21, 21) De Gaulle risponde con una lettera datata 24 gennaio 1948 nella quale ringrazia Maritain per il lavoro svolto e gli dice di comprendere il suo ritorno alla magia della filosofia e ai suoi incantamenti.

                        Maritain ha occasione di esprimere un  giudizio globale sull’opera politica di De Gaulle in occasione della biografia del generale pubblicata da François Mauriac nel 1964. Il filosofo in una lunga lettera allo scrittore                     ci fa comprendere che il “fatto De Gaulle” è stato un fatto eccezionale, fuori della norma, e che mai più potrà ripetersi nelle  condizioni ordinarie della storia; perché la politica di ogni giorno non  ha bisogno di uomini  straordinari che si pongano al di sopra del popolo, ma deve al contrario, essere espressione del popolo e dei gruppi che in esso si manifestano. Non bisogna “personalizzate” la politica e tanto meno lo Stato. Il dramma di De Gaulle è stato quello di essere cristiano per proprio conto, separando completamente la politica dalla religione, senza cogliere quella distinzione tra i due ambiti che porta alla coerenza anche nel campo  sociale con le proprie convinzioni morali, pur nel rispetto dell’autonomia delle realtà terrestri. Le raccomandazioni iniziali e il giudizio finale di Maritain bene evidenziano come De Gaulle sia stato vittima lui stesso del suo destino, cioè di una politica machiavellicamente ridotta ai fatti contingenti senza un grande respiro ideale.

                        Scrive Maritain a Mauriac: ‘Caro Francesco, il vostro libro su de Gaulle mi ha molto emozionato: a causa di colui che ne è oggetto, e del mistero sconvolgente della sua personalità umana e del suo straordinario destino, a causa anche del meraviglioso fremito di vita che costantemente si sente nell’autore, nel suo coraggio e nella sua nobiltà di cuore. Per scrivere un tale libro ci voleva il vostro immenso talento e quella perfetta libertà che solo il Vangelo può dare alla sincerità” Poi aggiunge “ con de Gaulle si ha a che fare con una cosa molto diversa e assai inaudita; perchè  non è per nulla in ragione del potere detenuto che egli si identifica con la Francia (Si identificava già quando era niente, il potere è venuto dopo); è in ragione dell’amore, di un amore per la Francia (non per i francesi) come ce ne è certamente poco. Realtà “mistica'”, anche se voi ne rifiutate la parola (che qui riguarda essenzialmente l’ordine umano e naturale, e non l’ordine soprannaturale) E conclude “Qui si arriva a questioni misteriose che si osa appena dire a se stessi. De Gaulle sicuramente  ha subito l’influenza della tradizione classica, il machiavellismo francese (Richelieu) così forte nei secoli che egli ammira, sotto il pretesto che le cose di Cesare non sono le cose di Dio….(è il nostro assurdo logico,  tipicamente francese, che ci fa sempre separare, ciò che, invece, bisognerebbe soltanto distinguere e unire) Ma ho l’impressione che si tratti di qualche cosa di molto più profondo e di infinitamente più umano. Perchè il valore delle cose spirituali lo conosce bene, ed ha per loro uno straordinario rispetto. Credo che voi abbiate trovato la parola giusta nel parlare di umiltà nascosta in questo uomo dedito alla grandeur…..” (7 gennaio 1942)

7) Doroty Day, Saul Akinsky e l’immersione nel sociale

In America Maritain coltiva anche altre relazioni importanti[81], si sente vicino all’educatrice Dorothy Day che aveva conosciuto fin dal suo primo viaggio  nel 1934, prende a modello per l’analisi dei movimenti sociali il lavoro di Saul Alinsky, un radicale e rivoluzionario, si incontra con regolarità       per ragionare insieme intorno allo svilupparsi degli avvenimenti politici internazionali col giornalista Walter Lipmann[82], l’editorialista del << The New York Herald Tribune>> che leggeva i suoi libri fin dal 1939, come risulta da una lettera in cui ringrazia il filosofo per avergli inviato  il libro  Crepuscolo della civiltà:[83] “L’ho letto, come leggo tutto ciò che voi scrivete, con un profondo interesse e con la sensazione di una progressiva illuminazione “ (6 maggio 1939). Quando è in America il filosofo fa inviare dall’editore al giornalista tutti gli articoli che pubblica su <<Commonweal>> e tra i due si stabilisce una sintonia di idee. Anche J.F. Kennedy conosceva Maritain ed era stato lui, giovane senatore,  ad interessarsi per fare ottenere a Vera, sorella di Raissa, il visto di soggiorno permanente negli Stati Uniti                                                                                        Ma è con il gruppo del <<Catholic Worker Movement>> fondato nel 1929 a New York da Doroty Day[84], una ex marxista convertita al cattolicesimo, e da Peter Maurin animatore sociale, che il filosofo ritrova la sua giovinezza, quando a Parigi frequentava le Università popolari. Questo gruppo organizza per i disoccupati e i poveri case di ospitalità e promuovere  le <<Catholic Worker>> per la loro formazione intellettuale, professionale, sociale. Maritain, invitato più volte a parlare e a tenere conferenze, suscita tra i giovani entusiasmo e consensi. J.L Barrè ricorda “Doroty Day gli racconterà in una lettera, scritta una sera di Natale, la storia di un giovane, da poco uscito di prigione, che dopo avere aderito al <Catholic Worker>> per ammirazione verso di lui ha cambiato il suo nome  Jack in Jacques e si è messo a studiare filosofia”[85] Maritain ricorda il lavoro di       Dorothy Day nelle sue Riflessioni sull’ America [86] e commenta “E’ un fatto che in ogni parte del mondo il regime industriale tende a fare dell’individuo non organizzato e non organizzabile un povero, cioè  un assolutamente indigente, la vittima di una sorta di sacrificio umano offerti agli dei della civiltà. Ciò costituisce per il genere umano la estrema malattia sociale, da curare in ogni parte del mondo a forza di intelligenza e di generosità” (X. 895). Dorothy Day quando nel 1960 muore Vera scrive ai Maritain una lettera di condoglianze nelle quale riconosce la loro opera: “Voi avete significato così tanto per noi, ovunque in America. La vostra dolce e grande sapienza, la luce che avete donato a molti e non possiamo pensarvi oscurati dalla pena. Siate certi che un gran numero di persone pregheranno per voi con profonda simpatia. <<La vita è mutata, non è tolta>>, ma l’assenza è lo stesso, dura. Il mio affetto per voi due” (21 gennaio 1960)[87]

 Più complicato e più problematico il rapporto con Saul Alinsky[88], un agitatore sociale, organizzatore di comunità popolari e leader antirazzista dai metodi spesso violenti, ma sincero democratico e animato da un profondo amore del prossimo, che stima Maritain ma non ne condivide la fede religiosa. Un esame della corrispondenza[89] mette in evidenza come il nocciolo della loro relazione riguardi proprio i rapporti tra i mezzi e fini, ma rivela anche la loro fiducia nelle forze morali del popolo, nelle comunità intermedie tra l’individuo e lo Stato. Due caratteri opposti, “Maritain era un modello di discrezione, di cortesia e di deferenza. Nutriva una profonda avversione per le folle rumorose, per i confronti cavillosi e per le dispute violente. Alinsky un ebreo agnostico, burbero, tagliato con l’accetta, per il quale ogni religione aveva ben poca importanza e nessun rapporto con ciò che riguarda la lotta per la giustizia economica e sociale”.[90] Ma questo personaggio, così scontroso, va a sentire le conferenze di Maritain, gli chiede una fotografia con dedica, e nella sua prima lettera gli scrive: “Caro professore, non oso rivolgermi a voi in altro modo, perché se lo facessi inizierei certamente con <<caro san Jacques Maritain>>, cosa che non farebbe che anticipare una decisione che la Chiesa non mancherà di prendere nel futuro” Ed aggiunge “come voi sapete io non prego nel senso tradizionale della parola, ma io penserò spesso a voi, e i miei pensieri saranno, a loro modo delle preghiere del cuore” (1944).[91]

                        Maritain nel 1945 accetta di scrivere la prefazione al libro di Alinsky Il risveglio dei radicali (XVI, 1182-1187) nella quale riconosce lo spirito evangelico della sua opera, e scrive “A mio avviso ciò che è passato attraverso il movimento <<Bach of ther Yard>> apre una nuova strada verso una vera democrazia e ci mostra l’unico cammino attraverso il quale il profondo bisogno di comunione, che oggi scuote la gente inebetita dalla civiltà tecnologica, può essere soddisfatta nella libertà e attraverso la libertà, nel e attraverso un profondo rispetto per la persona umana, attraverso una  confidenza reale nel popolo……nello stesso tempo dei veri leaders possono  emergere ed essere scelti dal popolo stesso”. Quando nel suo libro più importante di filosofia politica L’uomo e lo Stato,[92] Maritain parla delle necessità di <<minoranze profetiche di choc>> necessarie per animare la democrazia pensa certamente al suo amico Alinsky. E qualche anno dopo in Riflessioni sull’America ritorna sulla sua esperienza di animatore sociale  scrivendo: “proprio in America ho fatto autentica esperienza di quella che è  democrazia concreta, esistenziale: di quella che non è un insieme di slogans astratti o un nobile ideale, ma una vera e propria maniera di vita umana, operante, perpetuamente sperimentata e perpetuamente ritoccata e corretta. Qui ho incontrato, la democrazia come realtà vivente” (X.  891)

                        Quando Jacques nel 1960 si ritira a Tolosa nella comunità dei Piccoli fratelli di Gesù[93], Alinsky si scandalizza, in questa decisione vede un tradimento dell’impegno sociali, una rinuncia all’insegnamento, una sorta di fuga. Jacques risponde con una lunga lettera in cui spiega le ragioni della sua scelta: “ Nella prospettiva cristiana, voglio dire veramente cristiana) l’amore del prossimo richiede due maniere di donare se stessi e di morire per l’altro: 1° alla scopo di rendere la sua vita terrestre degna di un essere umano, combattendo per la giustizia quaggiù, 2° di aiutarlo nel suo bisogno di vita eterna e della grazia divina, prendendo parte al sacrificio di Cristo che continua nei suoi membri. Queste due maniere di donarsi sono entrambe necessarie“ Dopo avere sottolineato che Piccoli fratelli di Gesù si sono votati alla preghiera contemplativa e attraverso essa agiscono e soffrono anche per la giustizia sociale, Maritain precisa “Nel primo caso l’efficacia dei mezzi impiegati è  visibile e tangibile (questi mezzi provocano dei cambiamenti visibili nel tessuto sociale); nel secondo  caso l’efficacia rimane invisibile….e le trasformazioni sono percepite solo in maniera indiretta”. E conclude “se uno ha fede nel Vangelo, crede che i mezzi mistici invisibili hanno un potere ancora più grande, nel loro ordine proprio, che è l’ordine della vita eterna, di quanto ne abbiano i mezzi terrestri nel loro ordine proprio, che è l’ordine della vita temporale”. ( 5 novembre 1962)

             Gli amici di Maritain erano perplessi davanti a questa sincera amicizia per un agitatore sociale agnostico, ma un giorno il filosofo disse loro :”rispetto questo solitario violento e dinamitardo che in fondo ama gli uomini, anche se non conosce Dio.  Ma Dio lo conosce”[94] Da parte sua Alinsky nel 1971 manda a Maritain il suo ultimo libro,  Regole per i radicali, con questa dedica: “al mio padre spirituale e all’uomo che io amo, da parte del suo figliol prodigo e indocile”; e Maritain nel suo ultimo testo scritto poco prima di morire nel 1973, parla di “Due grandi Patrie: la Chiesa e il mondo>>  e ricorda “il mio amico Alinsky, tutto intero immerso nel temporale, auspicava di potere morire un giorno per una giusta democrazia (XVI. 1157)

            La presenza di Maritain negli Stati Uniti aiutò i cattolici emigrati ad accettare la democrazia di quel paese, come B. Doering riconosce “Sono convinto che è stato Maritain, insieme al gesuita John Courtney Murray a dare alle popolazioni degli emigrati la certezza che potevano essere cattolici fedeli in una democrazia in cui la Chiesa fosse separata dallo Stato e che non c’era il minimo, rischio che il Vatucano si insediasse a Washington nel caso che un cattolico fosse diventato presidente”. [95] Un recente convegno a Brescia sulla dichiarazione conciliare Dignitatis Humanae del 1965 ha messo in evidenza il contributo determinante delle riflessioni di Murray e di Maritain nel dibattito conciliare.[96]

8) Lima Alceu Amoroso, Eduardo Freire e il Sud America

            Dal 26 luglio al 7 novembre del 1939  Jacques e Raissa Maritain fanno un viaggio nell’America del Sud con soste a Rio de Janeiro in Brasile, a Buenos Aires, Cordoba, Rosario in Argentina, a Montevideo in Uruguay. Jacques fa più di  24 conferenze. (XVI, 480-486) In quegli anni nei quali in Europa esplodeva la guerra civile spagnola le classi politiche dei      paesi Sudamericani erano vicine alle posizioni di destra dei falangisti e Jacques nella sede della rivista <<Sur>> di Buenos Aires deve difendere le sue posizioni e confutare le accuse di chi lo considerava, con Mounier, un sostenitore delle posizioni della sinistra spagnola”. (VI, 1071- 1105). In questo viaggio anche        Raissa fa una conferenza ai “Cursos de Cultura Catolica” di Buenos Aires su La coscienza morale e la santità allo stato di natura..[97] Ma i Maritain, erano conosciuti in quei paesi da molto tempo, tramite le traduzioni delle sue opere e attraverso le corrispondenza.[98] Pablo Caballero, un seminarista di Quito dall’Ecuador scrive a Maritain nel 1923 “se volete fare tradurre in spagnolo qualche vostro libro, potrei rendervi questo servizio “. (20 novembre) Rafael Pividal, uno studente venuto dall’Argentina a completare gli studi alla Sorbona gli scrive nel 1929: “Maestro, ho letto in vostri libri, che mi hanno riportato alla fede. Da allora ho voluto diffondere quaggiù la vostra filosofia. Sono in Francia per studiare il rinnovamento cattolico. Potreste ricevermi? Oso appena sperarlo, ma sarei felice di stringere la vostra mano  e di domandarvi consigli per il mio lavoro” (3 settembre). Mario Garcès, uno studente dell’Università Cattolica di Santiago del Cile nel 1934 gli scrive: “Fin qui nel lontano Cile la vostra opera è conosciuta, commentata nei giornali e nelle riviste…..voglio dirvi che la vostra influenza sulla gioventù è molto profonda” (14 agosto). Ma è soprattutto attraverso il brasiliano Lima Amoroso Alceu, che fa della rivista<<A Ordem>> uno strumento di divulgazione delle opere del filoso e il cileno Eduardo Frei , che si impegna nella vita politica che possiamo analizzare la presenza di Maritain in quel continente, e bisognerebbe anche ricordare Rafaël Caldera, presidente  del Venezuela dal 1968 al 1973           e Napoléon Duarte presidente del Salvador dal  1984 al 1989.

            Lima Amoroso Alceu[99] educato in uno spirito libertario, importato in Brasile dal laicismo francese, conseguente alla Rivoluzione del 1789 ritorna alla fede cattolica grazie a Maritain passando anche lui attraverso il bergsonismo per poi scoprire la filosofia di san Tommaso. A Maritain per ringraziarlo di un articolo inviato per la rivista <<A Ordem>> “Vi scrivo di corsa, in aereo, per dirvi la gioia e l’onore  che la vostra lettera e il vostro capitolo inedito mi hanno portato….. tutto il dramma interiore della mia conversione è intriso di voi. Vi ho resistito più che ho potuto” (11 giugno 1929). In un altra lettera confessa le sue inquietudini politiche di fronte alla ostinata posizione dei conservatori e ai richiami allettanti dei partiti di sinistra: “Nelle attuali condizioni è impossibile  assumere un’attitudine  di pura speculazione. Mi vedo così stretto tra ciò che considero un tradimento dello spirito per impegnarmi nell’azione e un tradimento tanto più grave rinunciando all’azione!…..Bisogna ritirarsi sulla montagna come un saggio? E’ possibile? E’ il mio dovere? O bisogna pagare di persona nell’azione aprendo almeno gli occhi dei nostri fratelli sui disastri che li attendono?”  (7 marzo 1931)

            In quegli anni i giovani si trovano presi tra regimi dittatoriali e democrazie autoritarie e cercano in Maritain una guida spirituale, tanto che i suoi scritti sono quelli più discussi sulla stampa periodica, suscitando anche penose polemiche che coinvolgono le coscienze per la nettezza delle soluzioni indicate

            Eduardo Frei[100], già militante in un movimento dei giovani conservatori <<La Falange nazionale>>, partecipa a Roma nel 1934 al congresso internazionale di <<Pax Romana>> ed in seguito a Parigi  segue le lezioni di Maritain all’<<Institut catholique>> e comprende la necessità di un movimento politico di ispirazione cristiana che si ponga al sopra della destra e della sinistra. Tornato in Cile con Jaime Castillo fonda il <<Partito della democrazia cristiana>> il cui logo è una freccia verticale sovrapposta due linee incrociate simboleggianti la destra e la sinistra, che vanno trascese. Frei ricorda nelle sue Memorie: “Ciascuno dei suoi libri è nella mia biblioteca tra quelli che preferisco…….Quando fondammo la Falange e poi la Democrazia cristiana le sue idee hanno esercitato un’ influenza determinante. Per questo egli segue con un grande interesse ciò che capitava nel nostro paese, dove ha molti discepoli e non solamente negli ambienti intellettuali”[101] Nella sua  prima lettera a Maritain, spedita su sollecitazione di Gabriela Mistral,  Frei gli ricorda di avere seguito le sue lezioni e avere condiviso le sue posizioni sulla guerra di Spagna, poi gli descrive a lungo la situazione politica del suo paese (4 gennaio 194O)

            Ma dall’altra parte delle Ande Julio Meinvielle con il volume Da Lamennais a Maritain [102] accusa il filosofo di naturalizzare il cristianesimo e di cedere al liberalismo; tocca a Castillo Velasco, direttore della rivista <<Politica y Espiritu>> prendere le difese Maritain inaugurando, la rivista cilena con numero monografico dedicato a In difesa di Maritain, [103] anche Amoroso Alceu Lima difende Maritain  in <<A Ordem>> dedicandogli un numero monografico nel 1946.

            I due discepoli fedeli organizzano una riunione dei gruppi democristiani, cileni, argentini, uruguaiani, brasiliani, dal 18 al 23 aprile del 1947 per fondare la <<Organizzazione Democratico Cristiana d’America>< e inviano a Maritain, allora Ambasciatore in, Vaticano,  questo telegramma “Riuniti a Montevideo i gruppi democristiani sud-americani per studiare la nostra posizione di fronte ai grandi problemi, sociali contemporanei, salutano in voi il maestro  dell’umanesimo integrale che noi riteniamo la soluzione ideale dei nostri problemi economici e politici “ (17 aprile 1947). Lima invia il testo conclusivo dei lavori a Maritain che risponde “Sono fiero che il nome di Umanesimo integrale abbia  ricevuto una consacrazione storica da parte di coloro che hanno formulato quest’atto di fondazione”, ma subito raccomanda di non trasformare il gruppo in ‘una unione internazionale di partiti politici di ispirazione cristiana”, ma di promuovere invece “un movimento di ordine intellettuale e culturale”. (13 giugno 1947) Maritain nel post-scriptum fa presente a Lima che mons Montini, che lui ha informato del progetto in corso, auspicherebbe “un controllo dottrinale sul programma ideologico fondamentale”, ma che lui teme che questo controllo possa essere “un danno per l’autonomia laica del vostro movimento”

            Nel 1950 Frei fa parte della delegazione cilena all’Onu e ne approfitta per incontrare Raissa e Jacques Maritain  a Princeton; e il 17 novembre 1952 tiene un discorso commemorativo all’Università di Santiago per i settant’anni del filosofo.

Frei va al governo del Cile dal 1964 al 197O, ma in quell’anno nelle elezioni alla Presidenza, per le quali non si è più presentato per lasciare spazio ad un altro candidato del suo gruppo, il candidato socialista Salvator Allende, con l’appoggio dei comunisti, riceve il maggior numero di voti (37/l00) contro il conservatore Alessandri (35/100) e il democristiano Tomic (28/100)  e Élisabeth de Miribel scrive a Maritain (18 settembre 1970) affinché faccia pressione su Frei affinché alleandosi con le destre blocchi la sinistra. Il filosofo le risponde senza dare un consiglio pratico ma precisando “Finché i cristiani restano impegnati sul solo piano, inferiore, delle combinazioni politiche, essi non possono, sia che si alleino con conservatori sia che si alleino con i comunisti, evitare di tradire la loro vocazione” (24 settembre 1970). Allende sarà eletto Presidente La nota di Élisabeth de Miribel viene passata dall’Ambasciatore francese a Frei,  che scrive a Maritain “Ho molto sofferto in questi giorni, più di quanto possiate immaginare. Dopo aver lavorato tanti anni, per degli errori di strategia politica che ho segnalato a sazietà, noi abbiamo interrotto un processo che, a mio avviso, era il migliore per questo paese e un’esperienza utile per altri paesi” (8 ottobre 1970). Nella sua ultima lettera Maritain gli scrive “Sono persuaso che lo vostra esperienza non è stato un insuccesso e che essa ha aperto al Cile e al mondo intero immense prospettive” (26 ottobre 1970)

9) Adriano Olivetti: un discepolo anomalo ma coerente

            Maritain in Italia ebbe discepoli impegnati a cercare una politica coerente nella prospettiva di fare fermentare nel mondo il lievito del Vangelo, come Giorgio La Pira, Giuseppe Dossetti, Giuseppe Lazzati[104], che studiarono le opere del filosofo in vista delle azioni da intraprendere, soprattutto nella prospettiva della elaborazone della <<Carta Costituzionale>>, come membri dell’ all’Assemblea Costituente, ma non svilupparono il suo pensiero a livello teoretico. Comunque questi tre  “professorini”, a cui bisogna aggiungere Amintore Fanfani, che volevano realizzare un umanesimo integrale per superare l’individualismo borghese dello Stato liberale, furono l’occasione indiretta di un violento articolo contro Maritain pubblicato ne <<La Civiltà Cattolica>> nel 1956 da padre Messineo.[105]                             Ma in Italia Maritain trovò seguaci anche nel mondo laico che vedono nella sua filosofia politica la possibilità di una società più giusta fondata non sulla base del mercato e del profitto ma sulla dignità della persona umana. Tra questi è particolarmente signficativo Adriano Olivetti [106] sia perché un  industriale, sia perché di famiglia ebrea. Fu proprio Olivetti a curare nelle edizioni del movimento Comunità, da lui fondato, le prime traduzioni delle opere politiche di Maritain, da I diritti dell’uomo  e la legge naturale, a Cristianesimo e democrazia nel 1953; e a pubblcare con prefazione di Maritain, una antologia di autori Vari, tra cui Benedetto Croce, Sergio Hessen,  Aldous Huxley sul problema dei diritti dell’uomo, raccogliendo i risultati di una inchiesta promossa daal’Onu e curata dalla Columbia Unversity.[107]

            Nei suoi scritti Olivetti si richiama a Maritain, e nella opera principale scrive nel 1946  : “Il pensiero politico contemporaneo è grandemente debitore ad uno studioso come Jacques Maritain per il suo sforzo di portare al centro dell’attenzione politica i rapporti tra la Persona e le Comunità differenziate in cui si esprime l’umana società”. [108] Sviluppa poi tutta un’ analsi sui rapporti tra individuo e persona, richiamandosi ai Padri della Chiesa e a san Tommaso. ‘L’individuo riposa sugli elementi materiali, e dalla materia è individualizzato e limitato. Esso quindi si muove secondo le risultanze di un puro urto di forze, in un piano in cui le leggi spirituali non spiegano la loro invisibile potenza”.[109] Olivetti recupera il senso della vocazione, anche se non coglie le articolazioni maritainiane tra la vocazione temporale nella storia e la vocazione eterna di ogni persona: “conviene ricordare che la Persona nasce da una vocazione, dalla consapevolezza cioé di un  compito che ogni uomo ha nella società terrena e che come tale essa si traduce in un arricchimento dei valori morali dell’individuo. In virtù di ciò, la Persona ha profondo il senso, e quindi il rispetto, sostanziale e intimamente cristiani, della dignità altrui,  sente profondamente i legami che l’uniscono alla Comunità cui appartiene, ha vivissima la coscienza di un dovere sociale; essa in sostanza possiede un principio interiore spirituale che crea e sostiene la sua vocazione indirizzandola verso un fine superiore”[110]

            Vittorio Agosti, che ha studiato la filosofia politica del movimento di Comunità sottolinea,  come Olivetti fosse un pragmatico, che vedeva nella comunità locale il superamento dell’individualismo e del socialismo “Non più lo Stato di diritto, caro alla pubblicistica liberale; non la sovranità popolare del democraticismo ottocentesco; e tanto meno la classe in funzione della violenza dialettica teorizzata dal marxismo”[111]. Il fine della sua azione politica era “lo stabilirsi di una civiltà cristiana intesa come definitivo riconoscimento da parte di laici e non credenti, di cattolici e non cattolici dei valori eterni contenuti nell’Evagelo” di cui “gli uomini politici ne accetteranno il contenuto umano e sociale pur senza riconoscerne la trascendenza”[112]. E ricordando i suoi ispiratori conclude “Olivetti, come un eclettico geniale, ha cercato di raccordare e di saldare le due esperienze culturali di Maritain e di Mounier, quasi per tenere una via mediana tra il rigore scientifico del primo e l’impeto rivoluzionario del secondo”[113]  “Tuttavia dobbiamo dire che se all’Olivetti è rimasto estraneo il travaglio metafisico di Maritain è anche vero che egli è rimasto immune dall’enfasi oratoria di Mounier”.[114] C’é in Olivetti molta generosità, un impegno culturale notevole, ma la sua rivista ospita articoli di filosofia e di psicologia dalle più diverse tendenze, la sua casa editrce pubblica gli autori più disparati, per cui Maritain ha qualche difficoltà ad affidargli la traduzione di nuove opere, specie se di natura teoretica, come risulta dalla corrispondenza. Scrive Maritain a Journet “Olivetti (la sua rivista pubblicherà la traduzione della vostra difesa di Umanesimo integrale) mi ha scritto chiedendomi di pubblicare la traduzione italiana di Filosofia della storia. Questa richiesta mi imbarazza. Non sarebbe meglio che la traduzione avvenisse presso un editore cattolico?” (28 giugno 1957). Journet risponde “Ho qualche rapporto con Olivetti. L’ho conosciuto prima della sua conversione e l’amo molto.. Ora è cattolico. Ma io credo che a Roma abbiano ancora un po’ di riserve a riguardo di ciò che edita. Non sono sicuro che la pubblicazione di Filosofia della storia presso di lui non abbia ancora a risvegliare qualche diffidenza. Meglio pubblicarlo a Milano. Montini darebbe certamente l’imprimatur. Meglio dare a Olivetti il vostro libro Riflessioni sull’America” (3 luglio 1957) Proposta che Maritain accetta, ma Olivetti muore poco dopo, ed il filosofo cosi scrive al direttore della rivista <<Comunità>> :“E’ con profonda emozione che rendo omaggio alla memoria di Olivetti. Come tutti coloro che hanno conosciuto quest’uomo integro sono stato dolorosamlente colpito dalla sua morte. Da molto tempo ammiravo la generosità del suo cuore e del suo animo, e seguivo con particolare interesse  gli sviluppi del suo pensiero e i progressi delle  sue realizzazioni sociali. Rimpiango che le circostanze non mi abbiano consentito di incontrarlo più spesso, e ho la certezza  che in quel caso la nostra reciproca simpatia sarebbe diventata una bella amicizia. Le sue iniziative coraggiose,  il suo disintersse,  i suoi ideali di giutizia e di pace, di amore fraterno,  le sue intuizioni per il rinnovamento che esige il nostro tempo sono un grande esempio per le giovani generazioni.” . (XI, 1072)

            Le edizioni <<Comunità>> hanno continuato a fare attenzione alla filosofia politica di Maritain, come documenta la pubblicazione della tesi di Nello Morra[115] per la quale Norberto Bobbio[116] ha scritto una importante prefazione. “C’è nei giovani cattolici militanti, quando debbono scegliere un tema personale, non accademico, una propensione per Maritain, simile a quella dei giovani laici per Croce o dei giovani marxisti per Gramsci. Più Maritain che per altri scrittori, pur apparentemente più vivaci e stimolanti, come Mounier. Ma ciò si spiega, credo, col fatto che, oltre ad essere filosoficamente più autorevole, Maritain ha elaborato una concezione dell’uomo e della storia; ha dato risposte quasi sempre nette, teoricamente giustificate, spesso originali, pur in una rispettosa fedeltà alla tradizione, alla maggior parte dei problemi filosofici –l’arte, la conoscenza, la politica, la morale–; ha costruito, se pur con diverse stratificazioni, un sistema abbastanza rigido per suscitare le simpatie di chi cerca una disciplina, ma nello stesso tempo tanto aperto da permettere di pensare con la propria testa; offre solidi punti di attacco per chiunque non voglia restare continuamente in balìa delle proprie inquietudini o trovare rifugi troppo sicuri ove si finisce per restare pìrigionieri.  Il corpus delle dottrine del Maritain costituisce un punto di partenza più che un punto di arrivo, come spesso accade  a filosofie che non sono  nate tutte d’un pezzo, ma gradualmìete, con sforzo durevole e per successivi assestamenti”.[117]

 

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[1] P. Viotto, I Maritain e la letteratura,, n. 15, 2001,  pp.111-128; I Maritain e le arti figurative,, n. 16, 2002,  pp.18-36; I Maritain e la musica, n. 17, 2003,  pp.23-43; I Maritain e la filosofia,, n. 18, 2004,  pp. 49-73

[2] Le citazioni dei testi sono tratte dalle Œuvres Complètes, Editions Universitaires Fribourg, Editions Saint-Paul, Paris 1986-200O, indicando di seguito volume e pagine. . Per un riscontro dei testi citati in rapporto ai singoli volumi da cui sono stati tratti si consulti P. Viotto, Dizionario delle opere di Jacques Maritain, Città Nuova, Roma 2003 Le citazioni dalle  lettere sono riportate indicando la data di ciascuna. In particolare si fa riferimento alla monumentale corrispondenza di 1903 lettere in corso di  pubblicazione in sei volumi: Journet-Maritain, Correspondance, Éditions Saint Augustin, Saint Maure, di cui sono già stati editi I (1920-1929), II (1930-1939), III (1940-1949), IV (1950-1957).I riferimenti a questa corrispondenza sono indixati con la sigla CCJ seguita dal volume e dalle pagine  Numerse lettere sono pubblicate nei <<Cahiers Jacques Maritain>>, a cui si fari ferimento con la sigla CJM. seguita dal numero del fascicolo e dalle pagine

[3] Borne Etienne 1907-1993 Filosofo, compagno di studi di Simone Weil  alla École Normale Supérieure di Parigi, insegnante nei licei, collabora ad <<Esprit>> <<Sept>>, <<Temps ^Présent>>, Fonda e dirige la rivista <<France forum>>. Segretario del “Centre catholique des intellectuels français” la cui rivista <<Recherches et Débasts>> dedica a J. numeri monografici nel 1957 e nel 1967. Tra le sue opere  Il lavoro dell’uomo (1937) Passione per la verità (1962), Da Pascal a Theilard de Chardin (1963) Mounier e la sua lotta per l’uomo (1972). Cfr. Ph. Tréguer, Maritain-Borne: un dialogue philosophique dans le siècle  in <<Notes et Dcoments>>, n. 41, 51-55

[4] Cfr. Étienne Borne, La filosofia politica di J. Maritain in A.VV Il pensiero politico di J. Maritain, Massimo, Milano1978, pp. 18-43

[5] J. Maritain, Lettre sur l’indépendance,  Desclée de Brouwer, Paris 1935 pp. 66 (VI 253+288); tr.it. Lettera sull’indipendenza in Scritti e manifesti politici, 1933-1939, a cura G. Campanini, Morcelliana, Brescia 1978, pp. 45-73

[6] René Mougel, Jacques Maritain à 17 ans  in <<Cahiers Jacques Maritain>> n.;28 pp. 44-54 con alcune lettere ad Angèle Baron

[7] Jaures Jean (1856-1914) Docente di filosofia, uomo politico, marxista non dogmatico, deyfusiano, leader del partito socialista unificato, nel 1904 fonda <<L’umanité>>. Pacifista si attirò le ire dei nazionalisti.Oppositore della sinistra radicale i Georges Clemenceau . Muore assassinato da uno squilibrato. Péguy pubblica una sua Storia socialista della rivoluzione francese

[8] Dreyfus Alfred  (1859-1935)  Ufficiale francese ebreo ingiustamente condannato all’egastolo, per alto tradimento nel 1994, riabilitato nel 1906

[9] Jean Bastaire, Péguy au porche de l’Église: correspondance inédite J. MaritainL. Baillet, Cerf Paris 1997

[10] Ivi. p.15

[11] Ch. Péguy, Clio dialogue de l’histoire et de l’âme païenne; PL. III,1129

[12] Correspondance Péguy -Maritain, Feuillets Mensuel <<L’Amitié Charles Péguy>> n. 176, avril 1972,,pp. 120

[13] Henri Massis, Maurras et notre temps, Grasset, Paris 1961, p. 122

[14] Maurras Charles (1868-1952) Scrittore neoclassico, poeta e saggista, nel 1908 fonda il movimento monarchico, antidemocratico e antisemita, Action Française. Nel 1936 è condannato al carcere per avere minacciato di morte i parlamentari che hanno votato le sanzioni all’Italia per la guerra di Etiopia. Tra i saggi Le mie idee politiche (1937) L’ordine e il disordine (1948) . Accademico di Francia  dal 1938, ne viene escluso nel 1944.  Durante l’occupazione nazista sostiene il governo collaborazionista di i Vichy. Alla librerazione è condannato all’ergastolo

[15] Émile Goichot Les Dominicains, l “Action Française” el ta Vie Intellettuelle in Luigi Sturzo e gli intellettuali cattolici francesi: Carteggi 1925-1945, Rubettino, Soveria Mannelli 2003, pp.357-363

[16] Villard Pierre (1897- 1918) Giovane studente nel 1915 ascolta le conferenze di Maritain, parte volontario per difendere la Francia. Convalescente in un ospedale il 16-4-1917  scrive a Jacques., dicendogli di essere alla ricerca della fede e raccontandogli “la sua modesta storia intellettuale”, che si ispira a Maurras, Sorel, Pascal. Si incontrano durante le licenze, nasce un’amicizia. Poco prima di morire in battaglia Villard nomina suo erede universale Maritain con Maurras. Jacques racconta la storia di questo incontro e riporta la corrispondenza intercorsa (23 lettere di Villard e 10 sue) nel capitolo IV del suo Carnet de notes ( XII  253-292) (D. 60) Cfr. R. Mougel, La mémoire de Pierre Villard in CJM, 46, 73-76 .

[17] Mairitain collabora alla <<Revue Universelle>> dal 1 aprile 1920 al 1 febbraio 1927 difendendo la sua indipendenza di filosofo in una rivista fiancheggiatrice di un movimento politico. Cfr. G. Bourgeade, J. Marutain et la Revue Univrerselle in CJM 46, pp. 2-30

[18] Massis Henri (1886-1970 ) Scrittore francese, prima vicino a Péguy poi a Maurras, con simpatie per il movimento dell’ “Action Française”. Si fa conoscere nel 1911 con una inchiesta sui giovani, pubblicata con lo pseudonimo di Agathon. Nel 1919 lancia il manifesto Per un partito dell‘intelligenza che J. sottoscrive (I  1047-1053) Nel 1920 fonda con Jacques Bainville La Revue Universelle, che dirigerà fino al 1944.  Partecipa alla fondazione della collana <<Roseau d’or>>. Quando il  4 ottobre 1935 le truppe italiane invadono l’Etiopia ed Henri Massis redige il manifesto Per la difesa dell’Occidente e la pace in Europa, firmato da 800 persone, contro le sanzioni deliberate dalla “Società delle Nazioni”, Maritain risponde col manifesto Per la giustizia e la pace               (OC. VI, 1040-1042) Dal 1960 membro della “Academie Française”.Bibl. Maurras et notre temps*** Cfr. F. Lefèvre, Un’heure avec Jacques Maritain et H. Masss in <<Les Nouvelles Lttéraires>> II, n. 52, pp. 1-2 (13 ottobre 1923)

[19] J. Maritain, La liberté de l’intelligence in <<Revue Universelle>> 1920, n. l, p. 103

[20] J. Maritan, Une opinion sur Charles Maurras, et les devoirs des catholiques Plon, Paris 1926, pp. 4O  (III 749-780)

[21] Già nel gennaio del 1914 la <<Congregazione dell’Indice >> aveva considerato negative sette opere di Maurras, Pio X aveva ratificato la decisione, ma  la sua morte impedì la pubblicazione e del decreto ( CCJ. I. 415)

[22] J. Maritain, Primauté du spirituel, Plon, Paris 1927, pp. 315 (III 783-988) Tr.it. Primato dello spirituale, Logos, Roma 1980

[23] CJMJ. Maritain, .Le Journal de voyage pour Raissa in CJM. 49, pp. 37-60

[24] AA.VV.Pourquoi Rome   aparlé , Spes, Paris 1927 (III 1025-1191)

[25] Lettera di Blondel a P. Archambaud del 128 citata  nel testo dell’articolo Ph. Chenaux,  Maritain et Pio XI in CJM  36, pp. 40-50

[26] Cfr. la lettera di Maritain a Ph. Beneton a proposito della sua tesi di dottorato su l’AF. (11 luglio 1971) in CJM. 46, 77-80)

[27] Citato in Jean Luc  Barré, J. e R. Maritain; da intellettuali anarchici a testimoni di Dio, Edizioni Paoline, Milano 2000, pp.302-303

[28] AA.VV. Clairvoyance de Rome, Spes, Paris 1929 (III 1025-1191)

[29] Cfr. CCJ. II, 861 Lettera di sottomissione di Maurras (19 giugno 1939)

[30] Maurras Charles Le bien heureux Pie X. Saveur de la France, Plon Paris 1953

[31] Cfr. CCJ. IV, 507-508

[32]Sui rapporti tra Maritain e l’Action française la bibliografia è abbondante, segnalo le opere e gli articoli più significativi: Laudouse André, Domenicains français et Action française,  Maurras au couvent, Les Editions Ouvrières, Paris 1998; Philippe Chenaux, Entre Maurras e Maritain, Cerf, Paris  1999; Prévotat Jacques, Les catholiques et l’Action française. Histoire d’une condamnation 1899-1939, Fayrad, Paris.  2001. Si consulti inoltre AA.VV. J. Maritain et la condamnation de Action française : documents <<Cahiers Jacques Maritain>> n.46

[33] Mounier Emmanuel (1905-1950) Docente di filosofia, fondatore e direttore della rivista <<Esprit>>. Negli anni 1929-1939 ebbe una fitta corrispondenza con Maritain, assunse le medesime posizioni davanti alla guerra di Spagna. Bibl. Œuvres, du Cerf, Paris 1961-63 voll. 4. Maritain-Mounier Corrispondenza 1929-1939, Morcelliana, Bresxia1976 Recenti tr. it. Il personalismo, Ave, Roma 2004. Cfr. AA.VV. (a cura di A. Danese) La questione personalista:  Mounier e Maritain nel dibattuto  per un nuovo umanesimo, Città Nuova, Roma 1986; Gérard Lurol, Maritain et Mounier in AA.VV.  J. Maritain face à la modernité, Presse Universitaires du Mirail, Toulouse  1995,  pp. 245-269; AA.VV. . (a cura di M. Toso)  Emmanuel Mounier, Las, Roma 2005, vol. 2

[34] Programma per il 1933  inJ. Maritain -E. Mounier, Corrispondenza 1929-1939,, ed.cit. pp.  82-86

[35] Archambaud Paul (1883-1950) Professore di filosofia al <<Collège Sainte Croix di Neuilly>>, discepolo e commentatore di Blondel, fonda la rivista  <<La Nouvelle Journée>> nel 1914 che in seguito diventa  nel 1924 <<Cahiers de la Nouvelle Journée>>

[36] Si veda anche Luigi Sturzo La démocratie et la révolution  in <<L’Aube>> 13 febbraio 1934

[37] J. Maritain, Du régime temporel et e la liberté, Desclée, Paris 1933, tr.it. Strutture politiche e libertà, Morcelliana, Brescia 1968

[38] Il movimento  e la rivista <<Le Sillon>> fondata nel 1894 da Marc Sagnier voleva ispirare una azione politica nello spirito della enciclica “Rerum novarum” di Leone XIII, ma assunse atteggiamenti modernisti e si avvicinò ai socialisti. Il movimento fu condannato da Pio XI nel 1910 e si sciolse

[39] Problemas espirituales y temporales de una nueva cristiandad, Madrid, El Signo 1935  (VI 301+634)Tr.it.  Umanesimo integrale, Borla, Roma 2003

[40] Cfr. AA.VV., Emmanuel Mounier: persona e umanesimo relazionale, Las, Roma vol l. 2004, vol 2 2205

[41] Marie, Dominique Philippe, L’Etre. Essai de philosophie première, Téqui,  Paris 1994, voll. 2, cap; X

[42] “Esprit” 1 luglio l937 pp. 651-652.

[43] “La Paix Civile” n. l dicembre 1937.

[44] Mendizabal Alfred (1897-1981) Giurista spagnolo, docente di filosofia del diritto all’Università di Oviedo dal 1926 al 1936, autore di un importante Trattato di diritto naturale, che ebbe più edizioni, membro del <<Segretariat o internazionale dei partiti democratici  di ispirazione cristiana fondato a Parigi nel 1925. Collabora alla rivsta  <<Cruz y Raya>> di José Bergamin.. Esule in Francia durante la guerra civile spagnola e poi America dove, chiamato da Maritain insegna alla  <<École libre del Hautes Études<< di New York dal 1942 al 1945. E’ sua la traduzione in spagnolo di Umanesimo Integrale (1941). In seguito vive in Cile e lavora per l’Unesco. Molto importante la corrispondenza con L Sturzo.

[45] A. Mendizabal, Aux origine d’une tragédie, Desclée de Brouwer, Paris 1937 OC. VI, 1215-1255; tr. spagnola, Sobre la guerra santa, Ediciones Sur, Buenos Aires 1937;  tr. inglese, The Martyrdom of Spain. Origins of a Civil War, Scribner’s Sons, New York 1938. Questa prefazione è pubblicata in traduzione italiana da G. Campanini in Scritti e manifesti politici, 1933-1939, ed. cit., pp. 75-110.

[46] De la guerre sainte, “La Nouvelle Revue Française” juillet 1937, pp. 21-37.

[47] Cfr  Un hommage espagnol à Maritain et Mauriac  CJM.  21, pp.43+55.

[48] Bergamin José (1897-1983); Discepolo di Unamuno, poeta e saggista, fonda e dirige la rivista <<Crus Y Raya>> (1933-1936). tra i suoi scrittiFrontiere infernali della poesia (1954). Cfr Yves Roullière, José Bergamin et J.Maritain II: La guerre civile in CJM. 38pp. 39-68; N. Dennis, Correspondance José Bergamin et Manuel De Falla, Pretextos, Valence  1995.

[49] Testi pubblicato in Luigi Sturzo a Londra, Carteggi e documenti 1925-1946, Rubettino, Rubettino, Soveria Mannelli 200O, pp.201-202

[50] Ivi pp. 202-203

[51] Cfr. P. Viotto, J. Maritain , la democrazia e la guerra civile spagnola in AA.VV. a cura di Fabio Minazzi, Il coraggio della memoria e la storia europea del Novecento, Arterigere, Varese 2001, pp.485-521

[52] L. Sturzo, Opera Omnia, pubblicazione a cura dell’Istituto Luigi Sturzo, divisa in tre serie Opere, (dodici volumi), Saggi discorsi articoli ( quattordici volumi), Scritti vari  (sette volumi).  Si consulti in particolare il volume IV/7 a cura di Émile Goichot. Luigi Sturzo e gli intellettuali cattolici francesi. Le lettere nel testo sono indicate con la data, e rimandano alla Opera Omnia

[53] Sturzo Luigi  (1871-1959) Sacerdote, dopo avere seguito i tentativi di Romolo Murri per organizzare i cattolici in un movimento politico-sociale democratico, fonda nel 1912 l’ <<Associazione dei Comuni italiani>> e nel 1919 il  <<Partito popolare>> . Si rifiuta di collaborare con  il fascismo, e va  esule prima a Londra poi a New York; dopo la liberazione rientra in Patria, è nominato senatore a vita. Collabora a numerosi perodici in Europa e in America,. Autore di numerosi studi di filosofia politica: Popolarismo e fascismo (1924), La comunità internazionale e  il diritto di guerra (1929), Politica e morale (1938), Chiesa e Stato  (1939), Studi e polemiche di sociologia (1933-1958)

[53] L. Sturzo, Opera Omnia, pubblicazione a cura dell’Istituto Luigi Sturzo, divisa in tre serie Opere, dodici volumi, Saggi discorsi articoli ( quattordici volumi), Scritti vari  sette volumi.  Si consulti in particolare il volume IV/7 a cura di Émile Goichot. Luigi Sturzo e gli intellettuali cattolici francesi. Le lettere nel testo sono indicate solo con la data, e rimandano alla Opera Omnia

[54] . Luigi Sturzo-Mario Sturzo, Carteggio, Edizioni di storia e letteratura, Roma 1985 (quattro volumi). Bisogna tene presente anche leLettere non spedite, Il Mulino, Bologna  1996,  una serie di 31 lettere indirizzate negli anni 1928-l932 a un  “Caro Giovanni” non identificato e forse immaginario.

[55] J. Maritain,Une opinion sur Charles Maurras, et les devoirs des catholiques Plon, Paris 1926, pp. 4O  (III 749+780) (D.11)

[56] L. Sturzo, Chiarimenti su Maritain, in <<Le mouvement des Faits et des Idées>>, n.25, dicembre 1927

[57] Cfr. . Luigi Sturzo-Mario Sturzo, Carteggio, ed.cit. vol. 1, p.225

[58] AA.VV. Clairvoyance de Rome, Spes, Paris 1929 (III 1025-1191)

[59] Trois réformateurs: Luther, Descartes, Rousseau, Librairie Plon, Paris 1925, pp. 284. (III 429+655) tr.it. Tre riformatori, Morcelliana, Brescia 1928

[60] J. Maritain, Il tomismo e la civiltà  in <<Rivista di filsofia neoscolastca>> genanio-febnraio 1929,,pp. 12-33

[61] Si consulti la corrispondenza  Maurice Blondel e con il figlio Charles in L. Sturzo, Opera Omnia  volume IV/7. Blondel scrive a don Sturzo” Non vi ho ancora manifestato abbastanza la mia riconoscenza per la vostre moltpelici testimonianze su Il Pensiero ed ecco che voi mi fate sperare un ulteriore saggio su L’Essere e gli esseri. Vi  ringrazio per questa  generosa e meritevole dedizione, grazie alla quale  molti lettori in Inghilterra e in Francia conoscono la mia ricerca filosofia di cui, senza di voi,  ignorerebbero il senso e la portata” (22 gennaio 1936) .Sturzo in una lettera a Charles Blondel segnala un articolo di Francesco Olgiati L’ontologia di Maurice Bondel (<<Rivista di filosofia scolastica>> marzo 1938)  “molto interessante e molto rispettoso di L’Essere e gli esseri di vostro padre. La conclusione presenta a vostro padre le obiezioni dei tomisti italiani e finisce per incitare  Blondel ad una revisione della sua teoria sul concetto” (10 giugno 1938)

[62] J. Maritain, Distinguer pour unir: ou les degrés du savoir Desclée de Brouwer, Paris 1932 pp. XVIII, 919. Tr.it. I gradi del sapere, Morcelliana, Brescia 1998

[63] AA.VV. For Democracy, London 1939

[64] Vincent Ducatillon (1898-1957), domenicano emigato in America, insegnante, il cui volume Il vero e il falso patriottismo (1933) aveva subito furiosi attacchi dall’AF.

[65] J. Maritain, A travers le désastre, Editions de la Maison Française, New York  1941, pp.149 (VII 337+425 ) Tr.it. Attraverso il disastro, Capriotti, Roma 1945

[66] Einaudi Mario (1904-1994), primogenito di Luigi, futuro presidente della Repubblica Italiana. Emigrato in America per non prestare giuramento al regimle fascista accolse Sturzo a New York  prestandogli il denaro necessario ad una prima sistemazione.

[67] L. Sturzo, Essai de sociologie, Bloud et Gay, Paris 1935

[68] AA.VV, Devante la crise mondiale , Éditions de la Maison Française, New York 1942 (VII, 1214-1229

[69] Delos Aimé Joseph Louis (1891-1975) un domenicano docente di diritto internazionale all’Università di Lille , e dal 1940, esule in Canada,. Segue Maritain a Roma, durante l’Ambasciata al Vaticano, come consulente.

[70] R. Maritain, Les grandes amitiés: Souvenirs, Éditions de la Maison Française, New York 1941, pp. 292 (XIV 621-808) (S. 13) Tr.it. I grandi amici, Vita e Pensiero, Milano 1956

[71] J. Maritain, La pensée de saint Paul, Ed. de la Maison Française, New York 1941 pp 252 (VII 427+615) Il pensiero di san Paolo   Borla, Roma 1964

[72] R. Maritain, Les grandes amitiés: II Les aventures de la grâce, Éditions de la Maison Française, New York 1944, pp. 328 (XIV 811-1083). Tr.it.  I grandi amici, Vita e Pensiero, Milano 1956

[73] In Giordani-Sturzo. Un ponte tra due generazioni. Carteggio 1924-1958,   in  <<Rivista milanese di economia>>  Quaderno n.12, pp. 106-107

[74] In AA.VV. ( a cura di Fernando della Rocca) Itinerari sturziani,  Edizioni Politica Popolare, Napoli 1959, pp. 9-10

[75] Émile Goichot Luigi Sturzo e gli intellettuali cattolici francesi  ed.cit.p. 417

[76] J. Maritain, Les droits de 1’homme et la loi naturelle, Editions de la Maison Française, New York 1942, pp. 144. (VII, 617-695) Tr.it. I diritti dell’uomo e la legge naturale, Vita e pensiero Milano 1987

[77] De Gaulle Charles 1890-**** Militare e uomo politico, insegnante di storia militare alla Scuola di Saint-Cyr, Segretario del Consiglio Superiore di guerra (1932-1936), pubblica diversez votmi tra cui Verso l’esercito di mestiere (1934) e La Francia e il suo esercito (1938).  Comandante di una divisione  corazzata, quando il governo Pétain chiese la resa , riparò in Inghilerra e il 18 giugno 1940 lanciò un proclama per continuare  la lotta a fianco degli inglesi, Costituì le Forze francesi libere con l’adezione delle Colonie e nel 1942 stabili rapporti con la resistenza in Francia. Nel 1945 diventa Presidente del Governo provvisrio della Francia liberata. Fonda il <<Rassemblement du peuple français” al di fuori dei partiti poltici tradizioali, ma ,nelle elezioni del 1951 non ottiene la maggioranza.  In seguito all’insurrezione dell’ Algeria  e di fronte al rischio di una gerra civile nel  1958 l’Assemblea Nazionale gli conferisce pieni poteri per sei mesi, propone una nuova Costituzioéne che viene approvata con un referendum. De Gaulle diventa Presidente della Repubblica, pur nel rispetto delle libertà in Francia si instaura un re(gimle autoritario e nazionalistico

[78] Ch. Blanchet, J. Maritain  1940-1944: le refus de la défaite et ses relations avec le général de Gaulle in CJM. 16-17, pp. 39-90; Une lettre à Mauriac sur De Gaulle in CJM. 21,  23-27

[79] Élisabeth de Miribel, La liberté souffre violence, Plon, Paris1983, p. 58

[80] Cfr. AA.VV. L’ambassade ai Vatican, CJM. 4 bis

[81] Cfr.  Bernard Doering, L’héritage américaine de J. Maritain, in AA.VV.  J. Maritain face à la modernité, Presse Universitaires du Mirail, Toulouse  1995,  pp.  179-201; Paul Sigmund, L’influence de J. Maritain sur les Amériques, ivi pp. 203-218

[82] Lipmann Walter (1889 ****) Giornalista politilogo di scuola liberale, dal 1921 nella redazione del << The Herald Tribune>>;  tra i suoi scritti La giusta società (1936), La politica estera degli Stati Uniti (1943), Unità occidentale e mercato comune (1962)

[83] J. Maritain, Le crépuscule de la civilisation, Ed. Les Nouvelles Lettres, Paris 1939 pp. 31 (VII 9-49) Il crepuscolo della civiltà in Scritti e manifesti politici 1933-1939, a cura di G. Campanini, Morcelliana, Brescia  1978, pp. 169-197

[84]Dorothy Day                                  Bibl.  The Long Loneliness, Harper, New York,  1952

[85] J.L. Barré, Jacques e Raissa Maritain, Paoline, Milano 2000, p. 469

[86] J. Maritain, Reflections on America, Charles Scribner’s Sons, New York 1958, (X 763+922) Tr.it.  Riflessioni sull’America, Morcelliana, Brescia 1960

[87] Lettera riportata in Nora Possenti Ghigflia, I tre Maritain, Ancora, Milano 2000, p. 404

[88]Alinsky Saul (1909 ****) , ebreo agnostico di origine russa, dopo studi di archeologia, prepara una tesi di criminologia studianti la banda di Al Capone. Poi dal 1940 si dedica ad organizzare piccole comluhità di diseredati nei quarteri più poveri di Chicago. Fonda il movimento <<Bach-of-ther-Yard>> che poi diventa  l’ <<Industrial Areas Foundation>>. Con John Lewis fonda la C.I.O il più grande sindacato americano. Bibl. Reveille for Radicals, Presse Universitaire de Chicago, Chicago 1945; Rules for Radicals, 1971, tr.it. Manuel de l’animateur social, Seuil, Paris 1976  Cfr. Thierry  Quinqueton, Saul Alinsky, organisateur et agitateur, Desclée, Paris 1989

[89]  B. Doering, The Philosopher and the Provocateur. (The Correspondance of J. Maritain and S. Alinsky) University of Notre Dame, Notre Dame 1994, pp. 118

[90] B. Doering, L’héritage américaine de J. Maritain,, ed.cit. p. 191

[91] Citato in Louis Chamming’s, Saul Alinsky, organisateur et agitateur CJM.  19, 31)

[92] J. Maritain, Man and the State, Uni­versity of Chicago Press, Chicago 1951, pp. X?219. (IX 471-736) Tr.it; L’uomo e lo Stato, Torino, Marietti 2002

[93] M. Nurdin, J. Maritain et les Petits Frères de Jésus in CJM.  35,, pp. 2-57

[94]  Riportato ne Le Journal de Paule Manuel in CJM 44, 25 ( 15 giugno 1965) D’altra parte Maritain nella sua antropologia esistenziale, dopo avere affermato che la soggettività e la radce della persona, precisa che solo Dio può conoscere questa soggettività.  Cfr. La persona secondo Maritain in AA.VV. L’idea di persona, Vita e Pensiero, Milano 1996, pp.431-455

[95] B. Doering, L’héritage américaine de J. Maritain,, ed.cit. p.

[96] Dignitatis Humanae,  IX colloquio internazionale di studio, Istituto Paolo VI, Brescia 2004.

[97] Cfr. P. Viotto, Dizionario delle opere di Raissa Maritain, Città Nuova, Roma 2005

[98] Cfr. Olivier Compagnon, J. Maritain et l’Amérique du Sud. Le modèle malgré lui, Presse Universitaires du Septentrion, Villenueve d’Ascq 2003. Le lettere citate in questa sezione sono tratte da questo volume salvo indicazione diversa.

[99] Lima Amoroso Alceu (1895-1983) Professore di filsofia, giurista, critico letterario, si converte al cattolicesimo nel  1928, dirige la rivista <<A Ordem>> dal 1928 al 1968. Presidente dell’Aziona Cattolica brasiliana nel 1935. traduce in portoghese diversi libri di Maritain. Pubblica nella collana <<Questions Disputées>> diretta da Maritain e Journet  Frammenti di sociologia cristiana (1934)

[100] Frei Eduardo (1911-1982) Uomo politico cileno, Presidente della Repubblica Bibl. Pensamiento y acción, Pacifico, Santiago 1958 (Un intero capitolo è dedicato a Maritain) ; Memorias 1911-1934 y correspondencias con Gariela Mistral y J. Maritain, Planeta, Espejo de Chile 1989 Cfr. Pioerre Letamendia, Eduardo Frei e Maritain in AA.VV. J. Maritain et ses contemporaines, Desclée, Parisd 1991, pp. 363-380

[101] E. Frei, Memorias 1911-1934  ed.cit. p. 53

[102] Julio Meinvielle, Da Lamennais a Maritain, Ediciones Nuestro Tiempo, Buenos Aires 1945

[103] Castillo Velasco Jaime, En defensa de Maritain, Santiagio del Cile 1949

[104] La Pira Giorgio  (1904- 1977) Docente universitario di Diritto romano, durante il fascismo fonda e dirige la rivista <<Principi>> presto soppressa dal regime. Sindaco di Firenze dal 1951 al 1957,organizza i <<Convegni per la pace e la civiltà cristiana>> Bibl. L’anima di un apostolo (1932) Il valore della persona umana (1947) Per una architettura cristiana dello Stato (1954).     Cfr. Jean Dominique Durand, La Pira-Maritain: un dialogo per un’Europa cristiana  in <<Studium>>, novembre-dicembre 2001, pp.893-911; P. Viotto, Giorgio La Pira, il volto di un’anima, in <<Studium>>, maggio-giugno 2004, pp.438-451.Dossetti Giuseppe (1913-1996) Docente di diritto, Nel 1952 fonda a Bologna l’ <<Istituto per le scienze religiose>>, ordinato sacerdote, anima una comunità monastica. Bibl. Numerosi articoli nella rivista <<Cronache sociali>> da lui fondata nel 1947. Cfr. G. Trotta, G. Dossetti: la rivoluzione nello Stato, Camunia, Milano 1996                                                               , Lazzati Giuseppe (1909-1986) Professore di Letteratura cristiana, Rettore dell’Università Cattolica di Milano dal  1983 al 1998. Bibl. L’ Opera omnia è in corso di pubblicazione poresso l’Editrice Ave di roma. Da segnalare La città dell’uomo, Laicità e impegno cristiano, Pensare politicamente. Cfr.V. Sesti, Lazzati:itinerario spirituale di un cristiano, NED, Milano 1992

[105]  Antonio Messineo, L’umanesimo integrale in <<La Civiltà Cattolica>> l° settembre 1956 pp. 449-463. Al riguardo si veda l’importante lettera di padre Joseph-Thomas  Delos a Maritain del 26 settembre 1956 in Correspondance Journet-Maritain, vol. IV, pp. 897-901

[106] Olivetti Adriano (1901-1960) industriale ebreo, alla morte del padre dirige la fabbrica di macchine da scrivere omonima. Durante mla guerra è esule in Svizzera. Nel 1945 fonda il movimento politico-sociale <<Comunità>>, affiancato da una rivista e da una casa editrice. In L’ordine politico delle comunità (1946) e Città dell’uomo (1959)  e in numerosi articoli tratteggia la sua filosofia politica che si propone di superare la democrazia individualstica dello Stato borghese,rivalutando, le comunità locali nella prospettiva di uno Stato federale

[107] AA.VV. Human Rights: comments and intrepretations, Columbia University Presse, New Yok 1949; tr.it. Dei diritti dell’uomo, Comunità, Milano  1952

[108] A.Olivetti, L’ordine politico delle comunità, Comunità, Milano  1946

[109] A.Olivetti, Società, Stato,  Comunità, Comunità, Milano  1952, p.  193

[110] Ivi  pp. 1912-193

[111] Vittorio Agosti Adriano Olivetti tra Maritain e Mouiner in <<Humanitas>> XVI n. 3, marzo 1961p. 235

[112] Ivi235

[113] Ivi p. 232-233

[114] Ivi p. 233

[115] Nello Morra, I cattolici e lo Stato, Comunità , Milano 1961

[116] Bobbio Norberto ( 1909-2004) Filosofo e giurista.  Docente universitario di filosofia del Diritto, studioso delmla filosofia contemporanea. Uno dei padri morali della Repubblica  Bibl.  L’analogia nella logica del diritto  (1938), Politica e cultura (1955), Il problema della guerra e della pace (1978)Stato, governo, società (1985) , Destra e sinistra (1994)

[117] Nello Morra, I cattolici e lo Stato ed.cit.  p. XI

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